Il piano straordinario di mobilità nella scuola; i rimedi giurisdizionali

I docenti “migranti” potranno adire il Tribunale del Lavoro per far dichiarare illegittima la normativa che li ha obbligati a presentare la domanda di mobilità professionale

Bitonto - domenica 18 settembre 2016
© n.c.

 

Oggi non parleremo del Jobs Act quanto, piuttosto, di alcune tematiche di strettissima attualità, ovverossia del piano straordinario di mobilità territoriale e professionale varato con la legge 107 del 13 luglio 2015 (c.d. La Buona Scuola) e, naturalmente, seppur brevemente, dei rimedi che è possibile esperire da parte dei docenti a fronte di alcune storture che l’attuazione del piano sta evidenziando.

È in questi giorni che si assiste, infatti, ai trasferimenti di decine di migliaia di docenti di ruolo della scuola pubblica che – dopo essere stati assunti a tempo indeterminato nell’a.s. 2015/2016 in attuazione del piano straordinario di assunzioni a tempo indeterminato di cui all’art. 1, commi 95 e ss. della legge 107 – si sono visti costretti a trasferirsi in luoghi di lavoro anche molto distanti da quello di residenza in attuazione, invece, del predetto piano straordinario di mobilità per l’a.s. 2016/2017, di cui all’art.1, comma 108, della stessa legge (e di cui al CCNI e all’ordinanza del MIUR, entrambi dell’8 aprile di quest’anno).

Naturalmente, si sta parlando soprattutto dei docenti assunti nelle c.d. fasi “B” e “C” di cui all’art. 1, commi 98 e ss. della legge 107: per essi, può subito dirsi che tale trasferimento appare ictu oculi essere stato effettuato rispetto a quella che, a buon diritto, può essere considerata sede definitiva di servizio (quella, per l’appunto, conseguita nel corso dello scorso a.s., seppur con riconoscimento della decorrenza giuridica al 1° settembre 2015).

Tale “lettura” – quella per la quale, a seguito del predetto piano di assunzioni, l’assegnazione alla sede conseguita nel corso del 2015 va considerata “definitiva” al 1° settembre 2015 – è supportata da una serie di riferimenti normativi che possono essere individuati nel mare magnum della legislazione scolastica a cui comunque la legge 107 ha cercato di dare, in gran parte anche riuscendovi, ordine e razionalità.

Tali riferimenti sono rinvenibili, infatti, non solo nella legge 107, quanto anche nel d.lgs. n. 297 del 16 aprile 1994 (testo unico sulle disposizioni di legge in materia di istruzione) e nel recente CCNI dello scorso 8 aprile sulla mobilità del personale (non solo docente).

Da tali disposizioni normative – da leggere, in ogni caso, in una visione complessiva e articolata – si evince chiaramente una conferma del carattere di definitività dell’assegnazione di sede per tutti gli immessi in ruolo nell’a.s. 2015/2016 su posti (già) vacanti e disponibili dell’organico di diritto e, dunque, della necessaria applicazione dell’obbligo triennale di permanenza nella sede di prima nomina e dove è stato superato l’anno di formazione e prova (come, per l’appunto, previsto dal d.lgs. n. 297).

Un’ultima rapida notazione va effettuata in relazione ai rimedi giurisdizionali esperibili: i docenti “migranti” delle fasi “B” e “C” potranno adire il Tribunale del Lavoro – la cui competenza territoriale è (oggi) necessariamente quella della sede in cui sono stati trasferiti (o, se hanno usufruito della assegnazione provvisoria, quella di successiva destinazione) – per far dichiarare illegittima la normativa che li ha obbligati a presentare la domanda di mobilità professionale, vietata per la già avvenuta assegnazione definitiva della sede in cui era stato superato il periodo di formazione e prova.

Al ricorso per l’accertamento in via ordinaria della illegittimità per violazione di norme imperative di legge del trasferimento “coatto” del docente delle fasi “B” e “C”, potrà essere affiancata un’istanza cautelare ex art. 700 c.p.c. – perlomeno per tutti i decenti che non hanno usufruito della assegnazione provvisoria – volta alla richiesta di reintegrazione nella precedente sede definitiva.

Articolo a cura dell'Avvocato Francesco Edmondo Stolfa


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