di
Pasquale Scivittaro
C’è un posto nella nostra città dove persone normali con camici bianchi, o divise di ordinanza, uniscono professionalità ad una grande umanità e sono capaci di regalarti un sorriso, una parola di conforto, un sostegno, anche quando ormai la vita volge al termine e la speranza non esiste più.
L’Hospice “Aurelio Marena”, centro di cure palliative per malati terminali, è tutto questo.
E’ il luogo della sofferenza, ma anche della dignità.
E’ il luogo del dolore, ma anche della serenità, delle genuinità degli ultimi momenti.
Qui, la direttrice, i medici, gli infermieri, gli amministrativi, gli operatori tutti, entrano ed allargano la famiglia di un malato. Da loro arriva
un segno di vicinanza, un atto di dedizione verso il prossimo bisognoso che è un esempio di vita.
Non è facile sapere che una persona cara ti sta per lasciare, magari nel fiore degli anni, per colpa di un male capace di consumare lentamente il corpo.
Non è facile vivere il momento del distacco, nonostante forse ci si senta anche sollevati per il fatto che non vi saranno più patemi.
Grazie, però, alla famiglia e alla gente meravigliosa dell’Hospice il malato può vivere davvero con dignità gli ultimi giorni della propria vita.
Certamente soffrendo, ma anche sorridendo, confidando gli ultimi segreti, pensando che forse si chiude l’ultimo capitolo della vita terrena ma si apre una storia nuova, bellissima, lassù.
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