Dalla chiesa alla piazza, fino alla creazione di un'associazione nazionale per la tutela del congiuntivo, tutta Mariotto è stata "trasfigurata" nelle riprese

Ameluk, Mariotto pride

Il film di Mimmo Mancini è riuscito a cogliere le diverse facce della frazione: tradizioni e pregiudizi, sani valori e piccole smanie di potere

Attualità
Bitonto giovedì 09 aprile 2015
di Annarita Cariello
Un frame di "Ameluk" © BitontoLive.it

Mariotto come Cinecittà. Un paese di poco più di duemila anime trasformato in set cinematografico. Un'estate, quella del 2013, che difficilmente sarà dimenticata dai residenti della frazione. Caldo intenso, lunghe giornate di sole, ma soprattutto la presenza di un intero cast di attori, professionisti ed emergenti, che hanno vissuto gomito a gomito per due mesi con i mariottani, assorbendo alla fine anche un po' della loro identità. Questo è il miracolo di "Ameluk", il film del regista bitontino Mimmo Mancini proiettato ieri in anteprima al cineteatro Coviello di Bitonto e da oggi in programmazione anche in altri cinema della provincia di Bari. Un film ambientato a Mariotto e che parla di Mariotto e dei mariottani. Un film che mette a nudo, senza mai snaturarla, la vera essenza della vita nella frazione, fra tradizioni da rispettare, pregiudizi da combattere, valori da tramandare.

All'inizio della pellicola Mezzasoma, il candidato sindaco che sente già di avere la vittoria in mano, afferma: "Mezzasoma è Mariotto, è il popolo, la piazza, il bar!". Con poche parole, Mimmo Mancini riassume i luoghi cardine della frazione, dove la vita scorre tranquilla, sopratuttto d'estate. Ed è d'estate che "Ameluk" è stato girato, benchè ambientato nel periodo pasquale, nelle lunghe ore che precedono il tramonto e nelle altrettanto lunghe notti stellate, tipiche della bella stagione. 

Tutto viene ripreso nella sua luce originale, senza mai tentare di alterare la vera naturai dei luoghi. La chiesa, che appare maestosa pur nella sua essenzialità, è il luogo in cui tutto comincia e tutto finisce. Da lì, come la tradizione pasquale vuole, parte la Via Crucis del Venerdì Santo, che coinvolge tutta la popolazione, in una delle scene di massa volute da Mancini. Di notte, con 25 gradi, i mariottani, in religioso silenzio e muniti di giacche e golfini per adeguarsi alla finzione del clima primaverile, hanno partecipato alla processione al seguito dei due aspiranti "Gesù". Il primo, interpetato da Paolo Sassanelli, con tratti occidentali e l'ambizione di recitare "all'americana"; il secondo, il povero Jusuf, Medhi Madhloo Torkaman, tormentato dai capricci della moglie cattolica, che assurge al ruolo di primo Cristo musulmano. "Il Messia arabo e non biondo svedese", che spiazza la popolazione, interrompe la tradizionale Via Crucis per le strade della frazione e fa esplodere il "melodramma di paese".

La piazza, immensa, ripresa di giorno e di notte, è invece adibita a forum politico. Mezzasoma e i suoi supporter, da lì, vedono la gente passare, vendono la sua candidatura a sindaco, distribuiscono volantini. In piazza Jusuf, per la prima volta, si avvicina al prete cattolico don Nicola, si impegna a sistemare le lampadine delle croci da utilizzare durante la processione. In piazza si critica e si sparla, si sputa la propria vergogna di fronte alle telecamere, piombate nella frazione per alimentare il caso del Cristo musulmano, si ingradiscono i difetti di chi è avvertito come diverso, lontanto dai propri canoni mentali. Realtà e finzione, qui, coincidono, si mescolano fino a diventare una cosa sola, fino a confondere la vera Mariotto con quella che Mancini voleva riprodurre.

E poi c'è il bar Italia, la pizzeria Al Gino 78 trasformata nel locale preferito da Mezzasoma, punto perfetto da cui spiare l'Internet Point di Jusuf. Lì si mangia, si sorseggia il caffè, ma soprattutto si spiano le mosse degli avversari politici, si tiene il paese intero sotto controllo. Da lì sventola il tricolore, baluardo di italianità a cui Mezzasoma si appiglia per sbeffeggiare il gruppo di immigrati che vivono nella pseudo Mariotto di Mancini. Un luogo rimasto invariato anche nei mesi successivi alle riprese, in ricordo di quello che sarebbe potuto essere, della Mariotto nuova a cui "Ameluk" ha dato un volto.

E accanto, ideata dal regista, l'associazione nazionale per la tutela del congiuntivo, gestita dal professore ebreo. Nell'ex tabaccheria, ora laboratorio di pasticceria, Mancini ha collocato un'associazione culturale, l'ultimo grido dell'intellettuale ormai in pensione contro gli errori ortografici, e non solo, di tutti i Mezzasoma di turno che puntano ad acquisire un po' di potere nella frazione. Di fronte, invece, completamente ricostruito, c'è il "quartiere musulmano". La piccola piazzetta della fermata degli autobus, per l'occasione, è stata trasformata in un punto commerciale di rilievo, munito di kebaberia (assente nella vera Mariotto) e Intern Point (impensabile attualmente), gestiti da immigrati. Un piccolo clan di musulmani, accettati ed integrati nella frazione, fino alla scandalo provocato da Jusuf, divenuto poi Ameluk, per i mariottani. Mancini, così, ha ridato vita ad un luogo della frazione dimenticato dagli stessi mariottani, e adibito solo ad accogliere piccole abitazioni. Gli alberi, di solito spogli e le cui aiuole vengono utilizzare per accogliere rifiuti di ogni genere, sono state colmate di fiori colorati; le mura sono state ridipinte, le panchine, usate solo dai viaggiatori che aspettano il bus, erano assediate da curiosi che rimanevano ad osservare "come si fa il film" anche fino a notte fonda.

Insomma, "Ameluk" ha mostrato, con pochi cambiamenti, un volto nuovo di Mariotto. La Mariotto che potrebbe essere ma che non è. Ci ha fatto addirittura sognare di poter avere un giornale tutto nostro, il "Mari8 Mirror" in cui raccontare le piccole e grandi tragedie quotidiane tipiche di una frazione. Ci ha dato l'illusione di poter eleggere un sindaco mariottano, di poterlo scegliere fra tre candidati, di vedere sui cartelloni, almeno per una volta, non i soliti volti della politica bitontina ma gente del paese. Chimere irrealizzabili ma che hanno reso, grandi e piccoli, orgogliosi di essere mariottani, almeno per una volta. 

"Ameluk" è e sara sempre il primo sindaco di Mariotto, il volto di una frazione che, impressa sulla pellicola di un film, ci ricorderà per sempre quello che siamo e quello che potremmo essere. 

Lascia il tuo commento
Le più commentate
Le più lette