Novità letteraria

“Nonno, insegnami a volare” di M. Damiana Agostinacchio ovvero il racconto dei sentimenti buoni

Il primo, delicato romanzo della giovane scrittrice bitontina edito da Albatros

Cultura
Bitonto giovedì 29 novembre 2012
di Marino Pagano
Nonno insegnami a volare
Nonno insegnami a volare © n.c.

La vita, si sa, è sempre da riconciliare. Unire a noi, a chi la vive.
Nel senso di pensarla, elaborarla dentro sè, sentirla parlare e raccontare.

La vita, alla fine, è un racconto lungo. I fogli della vita sono i giorni e la penna siamo noi.
Noi che viviamo, noi che raccontiamo.

Prendi la famiglia. Famiglia che vive con te la tua vita.
La famiglia è già un racconto.
In sè contiene le vite più disparate ma più unite: sintonie ben distanti dalla crudezza dell'anagrafe e dalle esperienze fatte.

Oppure pensiamo ai nonni. I nonni per un nipote sono proprio un racconto, un racconto lungo, esattamente come la vita. Che non è fatto solo di parole, ma anzitutto di cuore ed occhi pronti a dire, a testimoniare, ad accompagnare.

Dicevamo che la vita è da riconciliare a noi stessi.

Succede anche con alcune piccole sorprese che i destini, mai voluti ma sempre vissuti, ti squadernano di fronte.
Una piacevole fonte d'incontro può spesso essere la letteratura.

Poesie, racconti, romanzi. Spesso i libri ci formano e ci trasformano.
Magari anche scrivendoli. È quello che dev'essere successo a Mina Damiana Agostinacchio, giovanissima (classe '92) bitontina con la passione per la scrittura.
Mina è cresciuta scrivendo il suo libro. Ne siamo convinti.

Laddove per "cresciuta" è da intendersi il raggiungimento di una vita compiuta e vera.
Sempre da affinare e perfezionare, attenzione (per ovvie ragioni di biologia e prove d'esistenza), ma nel momento in cui a vincere è la parola, ebbene, la vita è già un po' vissuta.
Tutta, nei suoi nuclei più autentici: potenza della verità assoluta della parola.

La parola ferma ed eternizza, esprimendo nient'altro che il pensiero di chi firma.
Tutto, appunto.

La giovane Agostinacchio ha dato alle stampe, qualche mese fa, il soave romanzo "Nonno, insegnami a volare", per le edizioni Albatros.

Un romanzo, una storia che commuove, prende e rianima.
È la storia di un rapporto speciale: quello tra nipote e nonno.

Un rapporto che non sfugge alle ferree, inflessibili regole della natura, leggi che prevedono e non eludono la morte. Mai come qui, però, la morte non sembra fine ma solenne attestato d'eternità.
Eternità cercata, sì, ma pure catapultata sulla terrena realtà a prescindere dalle voglie dell'affannato cercatore.

A vincere sarà ancora una volta la parola: strumento di ricerca dell'amato congiunto, momento di sintesi ed emozione, spazio d'amore.
Attraverso la parola e la comunicazione morale e sentimentale con la persona cara che manca, la protagonista svela e non cela, racconta anch'essa di sè.

Ti ritrovi, in queste pagine (ben scritte, tra l'altro): ritrovi ciò che sai che c'è, pur spesso nascosto e vinto. E trovi anche un lirismo affatto improvvisato.

Un esempio: "Il tempo volò velocemente come il vento fa con le foglie, le solleva in aria, crea un vortice e le trasporta ovunque. Scese la notte, la tranquillità ma soprattutto il silenzio. Scese il buio. Le stelle cominciavano a danzare in cielo mentra la luna si specchiava in mare e Mariah dalla finestra della soffitta, nella casa di Caroline, osservava l'orizzonte mentra da sola parlava con suo nonno".

Parlare con il nonno, per Mariah, è davvero tutto. Il segreto è sempre lì.
Il nonno sarà per sempre rifugio, ascolto, tutela.

Questo romanzo (144 pagine segnate, baciate dall'amore semplice che non muore) spiega perchè, malgrado tutto, valga ancora la pena credere negli affetti. In quelli, almeno, che non tradiscono.

È un romanzo dai sentimenti buoni (per i "buoni sentimenti", rivolgetevi agli ipocriti).
Un romanzo sincero. Fosse solo per questo, andrebbe letto.
È il nostro piccolo consiglio.

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