Martedì sera in piazza Cavour, per il quarto anno consecutivo, l'iniziativa One Billion Rising

Bitonto balla per dire no alla violenza su donne e bambine

Ivana Stellacci, presidente di Io sono Mia, racconta a BitontoLive l'impegno per cambiare la cultura maschilista, condiviso con altre associazioni e Comune

Attualità
Bitonto giovedì 16 febbraio 2017
di Mariagrazia Lamonaca
One Billion Rising in piazza Cavour © BitontoLive.it

La rivoluzione del miliardo che si ribella, "One billion rising revolution" (OBRR). È il movimento internazionale che si batte contro la violenza di genere, fondato da Eve Ensler autrice del celeberrimo "I monologhi della vagina" che ha trasformato un'opera teatrale in un movimento internazionale, il V-Day, nato con l’obiettivo di porre fine alla violenza contro le donne.

Nel 2013 Ensler ha fatto compiere al movimento un altro passo in avanti grazie a "One Billion Rising", riuscendo a far ballare insieme un miliardo di donne e uomini in oltre 200 nazioni nel giorno di San Valentino.

Anche Bitonto, da ormai quattro anni, aderisce a questa iniziativa grazie all'associazione Io Sono Mia. La caratteristica di "One billion Rising" è quella di manifestare tramite il ballo, ogni anno diverso.

Per il 2017 è stato scelto "Break the chain – Spezza le catene”, che è stato danzato dalle attiviste di Io Sono Mia e dagli studenti del liceo classico linguistico Carmine Sylos. All'evento, presentato da Elisabetta Tonon attrice e attivista, hanno partecipato anche l'associazione L’Onda perfetta con le danze albanesi, l'associazione Bollywood Bari di Fatmira Khan e i ragazzi di Mamafrica con i balli tipici africani. Tantissime le associazioni cittadine che hanno dato la propria adesione, per manifestare "solidarietà", tema scelto per questa edizione. A sottolinearlo era presente la cooperativa Auxilium, che ha coordinato la partecipazione di cittadini della Nigeria, del Camerun e della Costa d'Avorio.

Ma perché "One billion rising"? BitontoLive lo ha chiesto ad Ivana Stellacci, presidente di Io Sono Mia.

«Il movimento si chiama così perché secondo una stima delle Nazioni Unite una donna o una bambina su tre, nel mondo, sarà violata o molestata nel corso della propria vita. Il movimento quindi oppone un miliardo di donne e uomini, provenienti da oltre 200 nazioni diverse, che ballano insieme nelle piazze di tutto il mondo proprio per denunciare questa violenza e per porvi fine. Quest'anno la parola d'ordine è solidarietà. Per questo motivo ci siamo organizzati insieme ad Auxilium. Dunque solidarietà contro lo sfruttamento delle donne, solidarietà contro il razzismo, solidarietà contro il sessismo che purtroppo è presente in ogni parte del mondo».

Com'è stata organizzata la serata?

«Abbiamo ballato sulle note di "Break the chain" (Spezza le catene) che è la canzone icona del movimento. Abbiamo montato un videoproiettore perché ci sono giunti tre videomessaggi da tre parti del mondo. Uno dalla Tanzania dove c'è una concittadina bitontina, Lorenza Marzo, che si occupa di violenza di genere nei villaggi del posto. Poi un videomessaggio dalla scrittrice Cristina Obber, giornalista del Corriere della Sera nonché nostra socia onoraria, ed infine un video messaggio di Eve Ensler, la fondatrice del movimento a cui il coordinamento nazionale ha chiesto di inviare una testimonianza filmata».

Queste iniziative sono molto importanti per sensibilizzare la popolazione su un tema molto importante. Ma non crede che sia importante, da parte di associazioni come la sua, battersi per interrompere la raffigurazione della donna oggetto nei media e la mercificazione del corpo femminile?

«Ci occupiamo anche di questo. Facciamo molti progetti nelle scuole, a partire dalla scuola dell'infanzia. Ci sono progetti e momenti di formazione dedicati ai genitori degli alunni. Dunque facciamo prevenzione e cerchiamo di spiegare bene tutte le attività che facciamo con i bambini, parlando anche di mercificazione della donna e di pubblicità sessista nei media. La materia, si sa, è vastissima».

 

Il Comune di Bitonto ha sposato e sostiene questa battaglia da quattro anni. La vicesindaco Rosa Calò, assessora alle Pari opportunità, spiega perché.

«Dal 2014, anno del primo One Billion Rising a Bitonto, il Comune ha concesso con entusiasmo il proprio patrocinio. È il quarto anno che il giorno di San Valentino noi bitontini partecipiamo a questo evento internazionale, grazie al presidio che abbiamo sul territorio svolto dall'associazione Io Sono Mia che chiama a raccolta la cittadinanza e le associazioni, che stasera hanno aderito in massa, per promuovere in piazza, attraverso un linguaggio espressivo come un flash mob, un momento di aggregazione per dire no alla violenza di genere. È un momento che rientra in un percorso culturale di cambiamento di mentalità, perché tutto ciò che ruota intorno alla violenza sulle donne afferisce all'ambito degli stereotipi di genere, quindi a quella che è la percezione del cambiamento culturale che investe le donne: la consapevolezza sempre maggiore che le donne hanno di sé e del proprio ruolo nella società e quindi la rivendicazione degli spazi di libera espressione della propria personalità».

Assessora Calò, crede che la nostra società sia pronta ad acquisire questo cambiamento?

«Tutto questo è difficile da acquisire soprattutto all'interno di una cultura maschilista dove si è sedimentato il concetto della padronanza delle cose quindi anche della donna e della vita della donna. Dunque, quello che vogliamo dimostrare stasera è che bisogna rivendicare l'amore vero, l'amore che libera, l'amore che è dialogo e tutela di chi si ama. Noi riteniamo che sia importante esserci e abbiamo dato il patrocinio come Comune di Bitonto per dire ancora una volta che ci siamo e che stiamo camminando nella direzione di una civiltà diversa e dialogante».

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