Il riconoscimento gli è stato conferito a Milano lo scorso 31 marzo

Premio Loy 2017 ad Arcangelo Marrone, «un ibrido fra economia e diritto»

Così si definisce orgogliosamente il commercialista bitontino, selezionato fra 36mila colleghi in tutta Italia

Attualità
Bitonto mercoledì 19 aprile 2017
di Mariella Vitucci
Arcangelo Marrone riceve il premio Loy © BitontoLive.it

È il più alto riconoscimento nazionale nei rami del diritto bancario e finanziario e nella consulenza relativa al rapporto banca-impresa. Il premio Loy è un ambitissimo attestato d’eccellenza assegnato ogni anno a singoli professionisti (commercialisti, notai, consulenti aziendali e finanziari), società e studi professionali del settore.

Vincitore dell’edizione 2017 per la categoria dottori commercialisti è stato il bitontino Arcangelo Marrone. Il premio Loy gli è stato conferito nel corso della cerimonia di gala che ha avuto luogo il 31 marzo a Milano, a Palazzo Mezzanotte sede di Borsa Italiana a piazza Affari.

La giuria del premio, promosso dal Centro Studi Alma Iura e patrocinato dalla Commissione europea, è composta da esponenti di altissimo profilo professionale appartenenti al mondo universitario, legale, dei media e dell’economia. Dopo un rigoroso processo di selezione, Arcangelo Marrone è stato premiato “per i suoi studi e le sue ricerche di matrice interdisciplinare con cui è riuscito ad affrontare e risolvere complicate questioni di economia e diritto; ciò gli ha consentito di affacciarsi sul mercato italiano suscitando grande interesse e ampia risonanza per merito del proprio contributo tecnico professionale e accademico nell'ambito di numerosi contenziosi civili e penali del settore”.

Un premio alla passione, alla competenza e all’esperienza. Classe 1968, Arcangelo Marrone è entrato in finale per il Loy 2017 a gennaio scorso, dopo una selezione su 36mila colleghi in tutta Italia. Studio a Bitonto, cattedra di Economia aziendale alla Lum di Casamassima, si definisce orgogliosamente «un ibrido fra economia e diritto».

«Da anni – racconta a BitontoLive – mi sono isolato per potermi dedicare al lavoro e allo studio. Rappresentare determinati clienti in certi contesti è molto impegnativo. Il mio lavoro mi assorbe completamente ma lo vivo come un divertimento, per cui anche i grandi sacrifici li faccio con assoluta serenità».

La sua ultima pubblicazione, “Algoritmi e formule di calcolo dell'interesse nel mercato legale del credito dal 1996 al 2012, scritta con Lara Oliva (edita da Cedam nel 2013), racchiude sette anni di attività di ricerca, e analizza – con approccio interdisciplinare tra scienze sociali e giuridiche – la fenomenologia del reato di usura nel mercato legale del credito.

E proprio di usura bancaria si è occupato come consulente nel caso professionale che l’ha più gratificato di recente: un confronto Davide-Golia con Banca d’Italia, in un procedimento penale a Campobasso. Un imprenditore – racconta – aveva presentato denuncia per usura contro una grossa banca italiana. Il pm aveva nominato come consulente un dirigente di Banca d’Italia, chiedendo l’archiviazione. «Ho fatto di tutto per arrivare a quell’imprenditore e offrirgli la mia consulenza, gratuita. Il suo difensore Michele Coratella, di Andria, ha presentato opposizione all’archiviazione sulla base del mio parere. Risultato: il gip nel primo provvedimento ha accusato di “superficialità” Banca d’Italia, ordinando al pm di rifare le indagini sulla base di quello che avevo scritto io. Ma è rimasto consulente della controparte lo stesso dirigente della Banca d’Italia, anche se in alcuni passaggi è stato “costretto” a darmi ragione. Il pm ha chiesto di nuovo l’archiviazione, noi abbiamo riproposto opposizione. Il gip ha chiesto al pm di nominare un nuovo consulente al posto del dirigente della Banca d’Italia, ed è stato nominato un professionista che ci ha dato ragione».

Gli organi apicali della grossa banca denunciata dall’imprenditore di Campobasso sono stati rinviati a giudizio, il processo è in corso. «In sostanza – spiega Marrone – è emerso che le soglie usurarie sono sottostimate e rappresentano un rischio a cui tutti noi siamo esposti».

Quando la conversazione si sposta sul terreno degli interessi extra professionali, si alza il muro della riservatezza: «Non c’è tempo per gli hobby. Il lavoro è il mio unico hobby. In passato ho praticato tanto sport, sono stato anche arbitro di calcio, ma ho accantonato tutto per seguire l’attività professionale e accademica, che richiede dedizione e riflessione assolute».

Sulla soglia dei 50 anni, il commercialista dell’anno 2016 traccia un bilancio «positivo» della sua vita, tutta lavoro e famiglia, e guarda a mete ancor più ambiziose.

Vincere il premio Loy – confessa – è stata un’assoluta sorpresa. «Non ci speravo, soprattutto dopo aver visto che nell’elenco dei finalisti c’erano nomi di colleghi dei più grossi gruppi bancari. Quando hanno pronunciato il mio nome non riuscivo neppure a trovare gli scalini per salire sul palco». Concreto, determinato, di pochissime parole, Marrone preferisce l’essenziale alle apparenze: «Il mio studio non ha neppure una targhetta fuori dalla porta, i clienti sanno come raggiungermi, arrivano da Torino, dalla Sicilia, dalla Calabria, da Roma… ».

Poi torna al caso di Campobasso: «Sapevo benissimo che non ci avrei guadagnato niente perché quell’imprenditore era finito sul lastrico ma io e l’avvocato abbiamo lavorato con passione perché volevamo misurarci con un colosso come Banca d’Italia».

«Per gli imprenditori in difficoltà con le banche – sottolinea Marrone – il problema è molto complesso. Non bastano un consulente o un avvocato competenti e motivati, servono giudici in grado di comprendere a fondo le questioni. Il giurista è nudo in economia, l’economista è nudo in diritto: questo è il problema del nostro Paese. Non a caso su queste problematiche dal 1996 ad oggi non c’è stata una sola sentenza di condanna. Per questo la mia battaglia accademica è cercare di portare avanti progetti interdisciplinari, corsi di laurea che rendano gli studenti forti in economia e diritto, non soltanto nell’una o nell’atro, altrimenti si rischiano sconquassi».

«E questo – aggiunge – lo dice anche il Csm che da anni chiede alle istituzioni figure professionali ibride, competenti in economia e diritto: “si avverte l’esigenza di saperi extra giuridici, tenuto conto che la complessità dell’economia costringe il magistrato a confrontarsi con saperi e linguaggi incolmabili anche con l’aiuto dei tecnici”».

E conclude: «Io non sono contro le banche, io opero a beneficio delle banche perché la banca è un’azienda e come tale è di tutti. Ma nel nostro sistema bancario ci sono molte cose che non vanno, e in qualità di tecnico cerco di far emergere le criticità per provare a migliorare il sistema. Salvare una banca non significa gettare a mare gli imprenditori, significa salvare tutti. Non sono contro Banca d’Italia, perché è la banca centrale della nostra Repubblica, ma se c’è qualcuno che ha sbagliato è bene che si faccia da parte perché ci sono stati errori che hanno assunto proporzioni assurde nel tempo. Errori che non si devono occultare».

Lascia il tuo commento
Le più commentate
Le più lette