Il racconto

Padre Fulvio Procino, un sacerdote in missione perenne

Tornato da poco nella parrocchia "Maria Santissima Immacolata" di Palombaio, il parroco racconta il suo ultimo viaggio nelle Filippine

Attualità
Bitonto sabato 11 novembre 2017
di Tommaso Cataldi
Padre Fulvio Procino
Padre Fulvio Procino © Facebook

Un sacerdote con carisma e mille peculiarità, originario di Capurso ma ormai residente – anche ufficialmente – a Palombaio. Può essere definito un vulcano d’idee, perché negli anni in cui è stato nella frazione ha riportato alla luce tradizioni ormai sopite, come il Presepe Vivente e il Carnevale. Nominato due anni fa superiore provinciale dei Missionari stimmatini, era stato trasferito a Battipaglia ma da qualche mese è tornato a Palombaio nelle vesti di vice parroco. Stiamo parlando di Padre Fulvio Procino.

La Congregazione di cui fa parte «ha come impegno quello dell’evangelizzazione attraverso l’annuncio della Parola di Dio e l’opera di educazione perché ciò è necessario per generare un uomo e dargli spessore umano e spirituale».

Padre Fulvio, per sua vocazione, è un missionario e anche quest’anno ha attraversato il mondo per recarsi in terre lontane e bisognose di aiuto: «In quest’opera di edificazione rientra anche il campo missionario, non visto come mero aiuto ad un popolo povero, quanto piuttosto un aiuto a scoprire le proprie capacità e ricchezze per utilizzare queste per un riscatto umano - racconta - Come ogni anno, mi sono recato presso una delle nostre missioni: noi stimmatini del Sud Italia, siamo presenti in India, Indonesia e Filippine. Questa volta mi sono recato nelle Filippine, innanzitutto per incontrare i confratelli missionari, i nostri studenti e per verificare l’andamento dei progetti che promuoviamo dall’Italia. Sono stati, quelli trascorsi nelle Filippine, giorni di grazia perché la nostra famiglia religiosa cresce, grazie all’avvicinarsi di giovani disposti a seguire Gesù nella via della vita religiosa e sacerdotale, ma anche perché è sempre più palpabile il bene che viene operato».

L’educazione di una società comincia sempre dai bambini, i più pronti a costruire, attraverso lo studio e la cultura, le generazioni del futuro, secondo padre Fulvio: «In quei giorni ho visitato una piccola scuola che abbiamo realizzato nel nostro conventino di Manila. Una ‘scuoletta’ per un centinaio di bambini che hanno così la possibilità di accesso allo studio grazie alla collaborazione di tanti benefattori. Una scuola, quella dei Missionari Stimmatini, che cerca di garantire ad ogni bambino attenzione durante lo studio e un adeguato accompagnamento a casa. Purtroppo la povertà non è solo un problema economico ma si accompagna spesso ad un degrado umano. Spesso i bambini non possono andare a scuola perché impiegati a raccogliere bottiglie di plastica o di vetro o lattine in alluminio dalla spazzatura o lungo le trafficatissime arterie stradali della città, da rivendere per poter portare a casa qualche pesos che viene speso, quando va bene, per comprare del riso, ma spesso i pochi spiccioli servono per l’acquisto di alcool o droga. I missionari, grazie ad una organizzazione realizzata in loco, cercano di assicurare che questi bimbi possano avere accesso allo studio e siano seguiti da assistenti sociali che monitorano anche la famiglia e i loro comportamenti. Una cosa che ritengo bella e interessante è che la scuola non è la scuola per i poveri, ma sono inseriti anche bambini di classi più agiate perché vi possa essere integrazione tra le differenze sociali. Diversamente diventerebbe scuola ghetto».

I missionari hanno un ruolo fondamentale in terre come le Filippine o l’Asia: il loro supporto non si ferma solo all’istruzione ma riguarda anche l’ambito lavorativo. «L’assistenza dei missionari non si ferma solo alla scuola - spiega il sacerdote - ma spesso questi vanno a far visita nelle varie suddivisioni (nelle Filippine non esistono i villaggi come quelli che possiamo immaginare in Africa, ma i grandi agglomerati urbani sono frammisti di quartieri ricchi e quartieri poveri, spesso separati da passaggi a livelli o cancelli) per momenti di catechesi o di preghiera, come per l’incontro con i malati. Una presenza molto interessante, quasi una missione nella missione è la parrocchia di Prosperidad, un piccolissimo paesino nell’isola di Mindanao (le Filippine sono un arcipelago formato da oltre 7.000 isole, non tutte abitate), una terra potremmo dire di confine, non solo perché distante dalla capitale ma soprattutto perché abitata da gruppi di ribelli e di fondamentalisti musulmani, che spesso fanno razzie di cose e di persone, con attentati ai luoghi di culto cristiani. Proprio qui, noi stimmatini, abbiamo comprato del terreno per poter realizzare una piccola farm (una piccola azienda) per la coltivazione di frutta, in questo modo cerchiamo di creare interesse lavorativo perché la gente non abbandoni questi insediamenti e abbia di che vivere, permettendo così ai propri figli una condizione di vita accettabile».

E le iniziative realizzate nelle Filippine sono legate a doppio filo con le nostre terre. «Molti sono i progetti che portiamo avanti e che ho verificato nei loro progressi. A tale proposito, mi piace ricordare il progetto sponsorizzato e realizzato grazie al contributo della comunità palmarista circa la realizzazione dell’acquedotto, distrutto anni fa da un tifone a Upper Puerto (Cagayan de Oro), e che oggi distribuisce l’acqua a molte casette e baracche che sorgono vicino una delle nostre comunità religiose», conclude il vice parroco di Palombaio

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