Prossimo obiettivo: la creazione di un’altra pre-school e la formazione di docenti locali

“Malawi.. Volontariamente”, rientrati in Italia i volontari dell’APCVT

Conclusa la seconda fase del progetto di sostegno alle popolazioni africane, che prevedeva il controllo della pre-school già avviata e la consegna di materiale sanitario all’orfanotrofio “Alleluya Care Center”

Attualità
Bitonto mercoledì 16 maggio 2018
di Annarita Cariello
Alunni della pre-school in Malawi
Alunni della pre-school in Malawi © n.c.

È un legame di amore e solidarietà, che va oltre i confini di spazio e tempo, quello che unisce ormai indissolubilmente i volontari dell’Associazione Protezione Civile Torchiarolo con il Malawi. Un sogno chiamato “Malawi.. Volontariamente” che ha permesso ai volontari dell’APCVT (gli stessi cge gestiscono il servizio di assistenza ai passeggeri con mobilità ridotta negli aeroporti di Bari e Brindisi) di aiutare concretamente le popolazioni locali, non solo con la donazione di medicinali e viveri, ma soprattutto con la realizzazione della prima water pump nel villaggio di Mwasambo e della pre-school nel villaggio di Nthanda. Un progetto che non intende fermarsi, ma che punta alla realizzazione di altre scuole e alla formazione di docenti locali, con l’obiettivo di diffondere la cultura dell’autosostentamento e garantire un futuro più giusto anche per i bambini meno fortunati.

Rientrati in Italia da appena una settimana, dopo aver trascorso 15 giorni intensi nei villaggi del distretto di Blantyre, il presidente Gianni Liaci e le volontarie Elisa Papagni e Maria Enriquenz hanno fatto un bilancio di questa seconda spedizione in Africa. «Il nostro obiettivo era quello di controllare che le strutture realizzate un anno fa fossero ancora funzionanti e utili per la popolazione, e siamo rimasti piacevolmente sorpresi nel constatare che tutto fosse rimasto così come lo avevamo lasciato», ha esordito Liaci.

Accolti dapprima nel villaggio di Nthanda (Chileka), i tre volontari si sono subito messi a lavoro per censire i piccoli alunni della pre-school, controllare i loro progressi scolastici, monitorare il lavoro delle docenti. «In una realtà dove è difficile reperire documenti scritti e dove la cultura orale è quella predominante, abbiamo fatto fatica a capire quali e quanti fossero i bambini che frequentavano la scuola. Parliamo di bambini dai 3 ai 6 anni e di famiglie per le quali l’educazione e la formazione sono secondarie rispetto al lavoro concreto per sopravvivere ogni giorno. Abbiamo cercato di inculcare nei piccoli il rispetto di alcune regole di base, come indossare la nostra maglia del progetto come divisa scolastica o presentarsi in orario alle lezioni, ma soprattutto la consapevolezza di essere persone con una propria identità. Basti pensare che la maggior parte dei bambini non conosce il proprio nome, né riesce a tenere in mano una penna o a scrivere numeri o parole. Il nostro compito era quello di dedicare loro tutto il nostro tempo e il nostro sapere, e i risultati sono stati sorprendenti: i bambini africani hanno un’alta capacità di apprendimento e hanno subito capito come ricopiare semplici frasi sui quaderni, e non limitarsi a ripetere a voce le canzoncine che le insegnanti cercano ogni giorno di insegnarli», ha spiegato ancora il presidente dell’associazione.

«Siamo molto soddisfatti dei progressi dei bambini – ha aggiunto Elisa Papagni - perché abbiamo visto che la formazione è stata valida, tanto che i più grandicelli riuscivano a presentarsi in inglese, a pronunciare alcuni vocaboli ed i numeri. Inoltre,tramite una sorta di registro che le docenti ci hanno fornito, abbiamo compreso che gli alunni della pre-school erano aumentati rispetto al 2017, ed è un segno evidente che il nostro progetto in Malawi sta funzionando e che anche le famiglie stanno comprendendo l’importanza della formazione scolastica».

Risultati che fanno ben sperare e che danno la forza per proseguire nel progetto, anche in seguito alla richiesta di concessione alle autorità locali africane di un terreno in comodato d’uso per 99 anni, per la costruzione di altre scuole e la formazione di insegnanti locali. «I tempi burocratici per ottenere il terreno sono lunghi, ma non demordiamo: grazie all’aiuto di altre Ong internazionali siamo certi di riuscire nel nostro obiettivo. Ma per farlo occorre creare una solida rete di volontari che riescano a recarsi in Malawi con più frequenza, in modo da monitorare costantemente l’evolversi del progetto e garantire un presidio fisso sul territorio, essenziale per la buona riuscita delle nostre iniziative», ha aggiunto ancora Gianni Liaci.

Importante anche il supporto fornito all’orfanotrofio “Alleluya Care Center” di Namwera, gestito da Rita Milesi, che accoglie i bambini orfani o abbandonati, garantendo loro cibo, cure e protezione. I volontari hanno consegnato medicinali e alimenti per i piccoli ospiti, con i quali hanno trascorso due giorni molto intensi. «Abbiamo potuto toccare con mano l’amore e la cura con i quali i volontari accudiscono i bambini, pur essendo, molto spesso, privi del materiale essenziale per andare avanti», ha spiegato Elisa Papagni.

Il presidente, invece, ha raccontato l’esperienza diretta dell’accoglienza di una piccola orfana, lasciata in struttura dagli zii, priva di documenti che ne indicassero i dati relativi alla nascita o alle eventuali patologie: «Sono rimasto sconcertato dalla freddezza con la quale i parenti non hanno voluto più salutare la nipote, una volta consegnata nelle mani della volontaria. Ancor più rimango perplesso pensando che quella stessa bambina, una volta compiuti i 3 anni, per la legge del Malawi dovrà essere riconsegnata agli zii, perché appartiene al villaggio di nascita ed è considerata una forza lavoro in più per la comunità, e non una semplice bambina che ha il diritto, come i suoi coetanei di tutto il mondo, di godersi l’infanzia e la spensieratezza dei suoi anni».

Un’esperienza particolarmente emozionante, quella del Malawi, in particolar modo per Maria Enriquenz, alla sua prima spedizione in Africa. «Per me è stato molto difficile salutare gli orfani dell’”Alleluya Care Center”, soprattutto quelli alle soglie dell’età obbligatoria per lasciare la struttura, perché non sanno a quale destino andranno incontro. Sapere di averli lasciati lì, soli al mondo, senza nessuno che si possa prendere cura davvero di loro, costretti a sopravvivere in un contesto difficile, mi ha straziato il cuore», ha raccontato Maria. Tuttavia, la presenza dei volontari in Malawi, ha reso le giornate dei piccoli abitanti più spensierate e gioiose: «Abbiamo cercato di passare più tempo possibile con loro, soprattutto con i piccoli della pre-school, dando molta importanza al gioco, coinvolgendoli con piccoli gesti, superando le barriere della malattia (la maggior parte di loro sono sieropositivi) e trattandoli, per la prima volta forse, davvero solo come bambini bisognosi di affetto e attenzione», ha aggiunto.

Diventa ancora più importante, dunque, in un contesto sociale del genere, dove riti e tradizioni a volte incomprensibili la fanno da padrone, persistere nell’educazione come leva di sviluppo e di possibilità per le popolazioni di ipotizzare un futuro migliore. Per questo motivo, è fondamentale continuare a sostenere il progetto “Malawi..Volontariamente”, adottando un bambino della pre-school per permettergli di continuare gli studi e aiutare i volontari a tornare in Africa e rinsaldare quel legame con l’Italia che significa impegno, generosità, speranza.


Per info:

email: malawi.volontariamente@gmail.com

cell:+39 333 7044057 - +39 349 6770288

web : www.protezioneciviletorchiarolo.it

facebook: Malawi VolontariaMente

instagram: @malawivolontariamente

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