Il nostro "fardello"

Aldo Citelli, arte ed eclettismo pugliese

Artista legato a Bitonto, sua la sedia papale del 1984

Cultura
Bitonto giovedì 07 dicembre 2017
di Marino Pagano
L'inaugurazione della mostra
L'inaugurazione della mostra © n. c.

Si torna finalmente a parlare di Aldo Citelli, importante artista pugliese di adozione e originario di Bergamo, di casa a Santo Spirito e molto legato alle vicende culturali bitontine.

Citelli (1928-2005), nel corso della sua esperienza biografica di uomo d’arte e ricerca, ha testimoniato gran parte dei percorsi e delle scuole del XX secolo. Figurativo e poi concettuale, fu sensibile ai cambi e ai passaggi dell’estetica contemporanea. È stato un uomo in dialogo col mondo.

Comunista di tradizione operaista e però fiero e geloso della “sua” sedia papale, da lui realizzata in legno d’ulivo in occasione della visita di Giovanni Paolo II a Bari e Bitonto il 26 febbraio del 1984, ancora presente in cattedrale a Bitonto. Anche come scultore, dunque, fu apprezzatissimo.

Una mostra ricorda Citelli in queste settimane, a Bari, grazie all’impegno dei nipoti, fedeli alla memoria dell’illustre parente. Una memoria che sarebbe stata vana senza il supporto dell’associazione culturale “Vera Arte” e di Zina D’Innella, storica gallerista e designer barese.

Proprio nei locali del sodalizio (via Matteotti, 16), ecco l’interessante retrospettiva, con molto materiale inerente l’attività di Citelli, frutto della temporanea donazione della famiglia.

In mostra dipinti, da quelli figurativi ai più recenti, ma anche sculture e piccoli lavoretti, emblematici della poliedricità del maestro, che fu attratto anche dal modellismo. Presenti anche due pannelli di proprietà di “Vera Arte”.

Ieri sera il vernissage della rassegna (che chiuderà il 6 gennaio 2018), con l’intervento di Michele Damiani, pittore amico di Aldo. Attento a tutte le culture, Citelli annotava qualsiasi cosa interessasse il suo percorso, da egli inteso continuamente in fieri.

Ascoltava i giovani, futuri protagonisti delle esigenze di cambiamento, temperate però dai riferimenti al figurativo, mai completamente abbandonato, dal taglio alla Renato Guttuso o alla Carlo Levi. L'artista, dunque, viveva molti “viaggi”: dentro di sé soprattutto.

Amava profondamente Santo Spirito, sentendosi legato alla città degli ulivi. Non a caso, ieri non sono mancati i bitontini: dalla famiglia Fusaro (con l’attore Raffaello a ricordare con emozione i disegni e le locandine di Citelli per i suoi primi lavori teatrali) alla docente Enza Verriello, amica personale dell’artista.

Come ha sempre sottolineato uno dei suoi più acuti interpreti, Leonardo Basile, Citelli non amava partecipare in maniera indiscriminata a mostre e premi, preferendo il contatto diretto con i suoi estimatori. Creava attorno a sé una cerchia di amicizie, da lui raggiunte nelle rispettive cittadine e abitazioni.

Sue opere, infatti, sono presenti in numerose collezioni private, pubbliche, ecclesiastiche. Ha però partecipato ad un’importante rassegna presso la galleria “Taras” di Taranto, nel 1961; nel 1980 all’Expo Arte di Bari; nel 1994 ad una interessante collettiva a Macerata e spesso a mostre nel barese e nella sua Santo Spirito. Ha scoperto e lanciato molti giovani artisti.

Fu affascinato anche dalle tecniche legate all’arte visiva: amò apprendere notizie sul pc e sulle sue applicazioni in campo artistico.

Molti, inoltre, i suoi progetti di architettura e arredamento. Un artista completo, totale, con grande passione anche verso fotografia e grafica. Incantevole e presente nei ricordi di molti la sua dimora in via Sardegna, a Santo Spirito: vera e propria alcova d’arte. La “casa museo”, com’è da sempre definita. Vi viveva con la sua consorte, la dolce Maranna.

Personalmente, come amici di famiglia, sin da bambini, si andava in via Sardegna. Un privilegio. I cani, l'ingresso austero, Aldo che ti accoglieva come re e servo dell'ospite allo stesso tempo: tutto è scolpito nella memoria.

Nel 2005, la coppia spirò insieme, a pochi mesi di distanza: a febbraio Aldo, a maggio Maranna.

Col passare degli anni, attorno alla sua figura, forte è sembrato il rischio dell’oblio. Iniziative come la mostra barese offrono un contributo importante e notevole perché questo non avvenga mai.

Bitonto, come detto, conserva la sua sedia papale, un trono che ospitò anche Benedetto XVI, a Bari, appena eletto pontefice, in occasione del Congresso eucaristico nazionale (maggio 2005). La sedia è il simbolo semplice del passaggio di un santo dalle nostre parti, Giovanni Paolo II.

Tra l’altro, due soli papi sono passati nella storia a Bitonto in tanti secoli. Forse, ipotizziamo, considerata l’importanza storico-artistica, quel prezioso lavoro merita una collocazione particolare, che lo tuteli ancor di più. Magari nel nuovo museo diocesano? È una modesta proposta.

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