Cultura
16 febbraio 2009
Grande successo anche per la replica del 4 Febbraio al teatro Traetta

La Shoah secondo i ragazzi della scuola media “Anna De Renzio”

di Mario Sicolo

La ragazza – occhi ed abito in tinta con la notte – che schiude con gentilezza la porta del teatro, fa un gesto che fa sempre. E non sa che sta compiendo il miracolo.
Da quel pertugio minuscolo, che piano s’apre, volano via parole lievi, note leggere, battiti di cuore. Danzano nel cielo ed ecco! quella nuvola lì pare il cuore puro di Anna Frank, quell’altra accanto il sorriso dignitoso di Elisa Springer, ancora più in là lo sguardo ferito di Primo Levi e tanti, tanti altri volti che osservano il mondo di quaggiù.

Le parole erano quelle orgogliose del dirigente scolastico della scuola media “Anna De Renzio”, Filippo Rucci, fiero degli “eventi importanti e toccanti” organizzati dal suo istituto. Le parole emozionate della prof.ssa Gianna Sammati e la sua memoria marmorea degli incontri con Shlomo Venezia, Nedo Fiano – che è stato consulente di Roberto Benigni per la sceneggiatura de “La Vita è bella” – Pupa Garriba ed Elisa Springer, testimoni impagabili di quell’immane e disumana tragedia che fu la Shoah. I gesti armoniosi e severi di Lucrezia Napoli, che guidava il coro dei bambini. Le note (Guccini, Piovani, Lennon…) ora dolcemente tinnanti di malinconia, ora gravemente tuonanti d’ammonimento del prof. Tonio Mancazzo al pianoforte. Il sax melodioso eppur deciso del maestro Michele Sanseverino. Le percussioni di Alessandra Mattia che scavano l’anima. Le voci vibranti dei bimbi, le loro mani intrecciate e tremanti, sempre attenti, loro, a non sbagliare. Le farfalle uccise dal filo spinato e dalle camere a gas. Ma di più: dalla malvagità stessa dell’uomo. Gli attori, mascherati e vestiti a mezzo lutto, recitano passi di Paul Eluard, Hannah Arendt, Giovannino Guareschi e dei Bambini di Terezin, che sembra il nome d’un asilo (luogo in cui la vita sboccia) e, invece, era un tremendissimo lager (luogo in cui la vita muore per sempre).

Questi “sottouomini”, temuti perché “scrigni di ricordi”, sopravvivono e narrano a tutta l’umanità quello che è stato. Via la maschera, finalmente, si svela la verità.
Insegnerà la storia ad esser liberi?
I ragazzi della “De Renzio”, sotto la guida amorevole delle professoresse Titty Abbatantuono e Carla Di Gioia, per una sera, ci hanno dimostrato che, se si vuole, si può ancora imparare qualcosa dalle vicende dell’umanità.
E, nel loro palpito di piccoli fiori coscienti della realtà, ci dicono che, forse, Dio ancora c’è…

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