di Mario Sicolo
Ebbene sì, scrivo questo pezzo senza avere le mani insanguinate.
Eppure, ieri ho incontrato, su via Vitale Giordano, Mifù "cane famelico".
Nome da micio più che da mastino, l'animale dal pelo bianco latte, accoccolato sul breve marciapiede di quella strada, non mi ha filato un secondo.
Avevo voglia io, cronista occhiuto e miopissimo (un perchè ci sarà) a sbirciare i suoi canini, il cucciolotto stava lì a godersi i raggi dolci del sole del tardo pomeriggio.
Mi hanno portato in quel posto un po' il caso e molto la rabbia, giustificatissima, di Roberta, ragazza innamorata per davvero degli animali. "Noi facciamo tanti sforzi e, poi, leggiamo certi articoli e ci cadono le braccia. Con l'associazione "La pulce nell'orecchio" stiamo provando ad inculcare nella gente una corretta convivenza con i cani, persino randagi", attacca con passione la giovane.
Mi muovo con circospezione perchè mi ritengo - sopavvalutandomi - un boccone succulento per questo pitbull mascherato da innocuo cucciolone. "Qui intorno lo hanno adottato tutti, lo coccoolano e gli danno da mangiare. I bambini, appena possono, ci giocano insieme. E' praticamente il cane del quartiere, insieme al suo "gemello. Insomma, non fa male a nessuno. Invece di raccontare certe storie, dovremmo censurare i comportamenti barbari di molti cittadini che fanno del male a questi randagi", ribadisce Roberta.
Passa, al guinzaglio d'un anziano signore, un cagnolino di quelli scheletrici.
Io, giornalista ognora sul pezzo, sento odore di primizia e m'attendo un duello rusticano.
Mifù si leva un po', guarda la piccola lastra ambulante e scuote pigramente il capo: meglio continuare a riposare, pare dire.
Lontano, si sente un suo collega abbaiare con forza. Per quell'accordo segreto che fa scaturire anche di notte il solito concerto di quadrupedi, sono pronto a sentire pure Mifù contribuire alla sinfonia.
Macchè, pare non gli interessi molto la canea (è proprio il caso di dire).
Niente da fare, dunque.
Meglio d'una Carta di Trento, questa è stata una lezione di giornalismo applicato alla quotidianità.
Il sommo scriba si genuflette dinanzi al grazioso cucciolo, che non atterrisce manco un moscerino, e riede alla sua "porca mensa" dopo aver incassato una splendida figura barbina, anzi "barboncina"...