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Tutta la verità sulla rottura con Abbaticchio. Intervista a Lillino Sannicandro, parte 1

Il candidato sindaco del centrosinistra racconta a BitontoLive i «ricatti» subìti da "Insieme per la Città"

Politica
Bitonto lunedì 03 aprile 2017
di Mariella Vitucci
Emanuele Sannicandro
Emanuele Sannicandro © BitontoLive.it

Da buon chimico, è abituato a pesare le parole col bilancino. Ma il suo aplomb è andato a farsi benedire un mese fa, di fronte all’«ennesimo ricatto», quando Lillino Sannicandro non ha esitato ad innescare una reazione a catena che, nel vorticoso giro di qualche giorno, ha determinato l'uscita di "Insieme per la Città" dalla coalizione Abbaticchio, le dimissioni dell'assessore al bilancio Michele Daucelli, il passaggio del suo movimento alla coalizione di centrosinistra antagonista del sindaco uscente, la sua partecipazione alle primarie ed infine la sua elezione a candidato sindaco.

Tutto questo Emanuele Sannicandro lo racconta a BitontoLive ripercorrendo quelle giornate d'inizio marzo che l’hanno catapultato da protagonista nell'agone politico delle prossime amministrative. Prima di parlare di programmi e campagna elettorale, ci tiene a mettere una pietra tombale sul suo presunto "tradimento" nei confronti della coalizione Abbaticchio, descrivendo minuziosamente gli accadimenti che hanno portato ad una rottura «non studiata a tavolino» eppure ineluttabile con «l'eliocentrico» leader.

Si è accorto all'improvviso di questo presunto «eliocentrismo»?

C'era stata questa iniziativa voluta fortissimamente dal sindaco di organizzare un pranzo, in cui i segretari delle forze politiche della sua nuova coalizione avrebbero dovuto invitare una dozzina di persone, papabili candidati. Eravamo ancora a zero, all'inizio della elaborazione di un progetto politico, e noi di "Insieme per la Città" eravamo rimasti perplessi di fronte a questa richiesta. Poi ci fu comunicato il luogo del pranzo: la masseria didattica Lama Balice. Non ci convincevano né il metodo (non avevamo fatto neppure una riunione sulle priorità programmatiche ed era stato sottoscritto solo un documenti d'intenti) né la location (visto che proprio in quei giorni era riemersa sulla stampa la vicenda dell'incarico tecnico affidato alla fidanzata del braccio destro del sindaco quando non ne avrebbe avuto i titoli). Non voglio entrare nel merito di questo né dei presunti abusi edilizi, ma di fatto ci pareva inopportuno riunirci proprio in quel posto.

Avete espresso queste vostre perplessità?

Certo, le ha comunicate subito al sindaco il segretario di "Insieme per la Città", l'ingegner Cosimo Bonasia. Il pranzo era stato fissato per sabato 4 marzo. Giovedì 2 cominciarono ad arrivare le adesioni sul gruppo Whatsapp della coalizione Abbaticchio. Il nostro movimento politico si riunì il giovedì sera e il gruppo dirigente decise di non partecipare al pranzo, pur lasciando ai singoli la piena libertà di prendervi parte. Questa decisione fu comunicata via Whatsapp da Bonasia a 24 ore dal pranzo.

Quale fu la reazione?

Il sindaco rispose subito con un messaggio: "Ti ringrazio di avermelo comunicato seppur all'ultimo minuto ma non riuscirò a spiegarne le motivazioni, per cui la vostra assenza sarà oggetto di attacchi e contestazioni". Finì li. Nel pomeriggio Abbaticchio provò a chiamarmi un paio di volte ma ero al lavoro, la sera mi richiamò ma non feci in tempo a rispondere. Poi chiamai io lui. Con il tono perentorio che gli avevo sentito usare in altre circostanze in cui aveva ripreso in maniera violenta alcuni segretari della sua coalizione, mi rinfacciò un atto politico che in realtà non mi riguarda.

Ovvero?

Ovvero la nomina del consigliere Gaetano De Palma a presidente del consiglio, che il sindaco sostiene di aver fatto per favorirmi visto che De Palma è una persona a me molto vicina.

De Palma le è rimasto vicino anche dopo la sua decisione di uscire dalla coalizione Abbaticchio?

Siamo molto amici ma non so se le nostre strade politiche si sono già divise o si divideranno. Tengo però a precisare che né io né De Palma abbiamo mai chiesto quella nomina, anzi più volte avevamo ribadito che non saremmo entrati a far parte della maggioranza di governo e che non chiedevamo nulla, precisando che il nostro era un percorso di avvicinamento per tentare di riunire le forze di centrosinistra. Proprio con questo obiettivo prioritario era nata l'associazione Progresso Democratico, poi diventata "Insieme per la Città".

Qual è stata la posizione di Daucelli, assessore di peso della giunta Abbaticchio, rispetto alla decisione del movimento di disertare quel pranzo?

Daucelli fu d'accordo. Da mesi viveva una situazione di disagio, d'insofferenza.

Perché?

Era successo che l'assessore Daucelli aveva ritenuto di non partecipare ad un consiglio comunale, e l'aveva comunicato al segretario generale. Il caso ha voluto che anche i tre consiglieri comunali di Sel non si siano presentati a quel consiglio, e il sindaco l'ha preso come un atto politico. Ma anziché chiamare i diretti interessati per chiedere spiegazioni, ha chiamato me dandomi un ultimatum: "Se entro oggi pomeriggio l'assessore Daucelli non viene a chiedermi scusa, io gli ritiro la delega e vi mando a quel paese". Nonostante io non ne avessi alcuna responsabilità ho mediato, ho chiamato il segretario e l'assessore e li ho convinti a trovare le motivazioni per continuare. Si sono incontrati, scontrati e poi hanno ricucito. Ma il senso è chiaro: "O si fa come dico io, o ve ne andate al diavolo". Io mi permisi di far notare al sindaco che, se i tre consiglieri di Sel fossero andati all'opposizione, lui avrebbe perso la maggioranza, e lo invitai a stare calmo. Ma lui rispose: "Non me ne importa niente".

E lei non replicò?

Gli ricordai il prezzo politico che io stavo pagando per aver scelto di uscire dal Pd per aderire alla sua coalizione per le amministrative 2017. Quando costituimmo “Insieme per la città” a fine 2016, informandone i vertici regionali del Pd, io di fatto uscii dal partito rinunciando al mio ruolo politico visto che ancora facevo parte dell’assemblea nazionale e quindi di diritto del coordinamento regionale e provinciale. Non avendo rinnovato la tessera né nel 2016 né nel 2017, sono decaduto automaticamente. Tutto questo l’ho perso, per iniziare un percorso in cui credevo.

Cosa le fu risposto?

Abbaticchio m'interruppe e tagliò corto: “Comunque sia chiaro: se nessuno di voi viene al pranzo di domani, io azzero tutto e vi mando al diavolo e da questo momento in poi non ti chiamo più come amico ma siamo leader politici”. Praticamente un ricatto, una minaccia.

Lei come reagì?

Ho urlato, ribadendo ancora una volta che la nostra scelta di non partecipare a quel pranzo non aveva per noi alcuna conseguenza politica. Era solo una presa di distanza da una decisione di metodo e luogo su quel pranzo. Ho chiamato immediatamente De Palma per raccontargli tutto. Poi il sabato abbiamo ricevuto le foto di quel pranzo. Sono state invitate persone che non avevano mai condiviso neppure mezzora con la coalizione nascente. Abbaticchio aveva raccontato che non sarebbe stato più il leader politico ma uno dei referenti, insieme ai segretari della coalizione nascente, per condividere il carico della responsabilità politica. Chiunque si fosse avvicinato – questo era il patto – non doveva parlare con Abbaticchio ma con i referenti di tutte le forze politiche della nuova coalizione. Questo metodo è stato sistematicamente disatteso.

Cosa accadde dopo quel famoso pranzo?

Ormai la misura era colma. Il lunedì il sindaco chiamò Daucelli per rinfacciargli che “Insieme per la città” aveva già deciso di passare alla coalizione di centrosinistra antagonista, con me candidato alle primarie. Un’affermazione del tutto falsa perché in quel momento noi non avevamo la più pallida idea di come venir fuori da quella situazione. Da un lato avevamo avuto l’ennesima dimostrazione della inaffidabilità caratteriale del sindaco, dall’altro però avevamo seri problemi perché dovevamo restare soli o immaginare un percorso di avvicinamento al Pd, che noi stessi avevamo pesantemente criticato per i continui attacchi al governo Abbaticchio.

La notizia della rottura è circolata subito. Chi l’ha diffusa?

Noi no di certo. Siamo stati immediatamente infangati, ma la riunione del nostro direttivo, allargato a tutti gli iscritti, si è tenuta solo il mercoledì sera quando abbiamo deciso tutti insieme, dopo due ore di discussione, di interrompere i rapporti con Abbaticchio.

E poi?

Poi c’era da verificare la disponibilità dell’altra coalizione di centrosinistra, già formata e con le primarie in atto, a confrontarsi con noi. Cinque forze in campo, non era scontato che accettassero. Potevano esserci veti. Il giovedì sera ci fu una nuova riunione e decidemmo di andare a firmare la Carta dei Valori della coalizione di centrosinistra. Ma la macchina del fango era partita già da più di due giorni.

Perché avete rotto? Il pranzo disertato è stato un pretesto? Covavate già di uscire?

Assolutamente no. Il rispetto della politica e delle persone viene prima di qualunque cosa, ed era venuto meno il rapporto di fiducia e rispetto.

Si dice invece di poltrone negate, per esempio all’Asv. Lei lo nega?

Lo ribadisco: sfido Abbaticchio ad un confronto pubblico in cui dica quali sono le richieste che io o altri gli avremmo fatto e che ci sono state negate e che hanno determinato la nostra uscita dalla sua coalizione. Quando e se vorrà, io sono pacatamente e serenamente a disposizione. Veniamo all’Asv. Le riunioni del nostro direttivo sono avvenute nei giorni 8 e 9, poi la rottura. Il bando per l’amministratore unico dell’Asv scadeva il 13. Se avessimo voluto mettere all’incasso qualcosa, avemmo rotto a quattro giorni dalla scadenza della presentazione delle domande? E comunque c’è da dire che, quando c’è un avviso pubblico, chiunque può partecipare, e se partecipano candidati con requisiti importanti che arrivano da Roma o da Milano o da Napoli, non c’è patto che tenga, a meno che il bando non sia “su misura”. Chi doveva partecipare ha partecipato, e poi vedremo quando si chiuderà questo bando come andrà a finire.

Non ha avuto imbarazzo a ripresentarsi al Pd e alle altre forze politiche che fino al giorno prima aveva criticato?

Io devo ringraziare le forze di centrosinistra che hanno accettato di condividere con noi il loro percorso, dopo che li avevamo contrastati e criticati per i loro comportamenti. L’ho detto e lo ripeto: ho sbagliato. Faccio mea culpa perché quando gli altri accusavano il sindaco di inaffidabilità e verticismo, io accusavo loro. Ma, analizzando i fatti, ha “sbagliato” il Pd per primo, poi Laboratorio con l’uscita di Vito Palmieri, poi il Psi, poi noi e poi Sel. A qualcuno non viene il dubbio che, se tante persone “sbagliano”, probabilmente il problema è l’interlocutore? La politica è l’arte difficile di fare sintesi, di mettere insieme, di coordinare, di ascoltare.

Non c’è stato qualcuno di “Insieme per la città” che ha dissentito da questa rottura?

Il gruppo dirigente, formato da 40 persone, ha deciso in maniera compatta di abbandonare la coalizione Abbaticchio. Chi non era d’accordo l’ha manifestato.

Quanti?

Tre su ottanta iscritti.

Tra loro De Palma?

Sì. De Palma si è cancellato dal movimento “Insieme per la città”. Ma noi rispettiamo le scelte e le decisioni politiche di tutti.

Perché avete scartato l'ipotesi di scendere in campo da soli?

Abbiamo scartato l'ipotesi di una candidatura di bandiera perché io ho posto un problema tecnico politico: con quattro coalizioni al momento in campo – Abbaticchio, centrosinistra, 5 stelle e centrodestra – quasi sicuramente si andrà al ballottaggio. “Insieme per la Città” comunque si troverebbe a dover scegliere con chi schierarsi, e in posizione di fortissima debolezza, dovendo trattare negli ultimi quindici giorni, in maniera incomprensibile per i cittadini, con quelle persone con cui si è discusso, sul piano politico, nei due mesi di campagna elettorale. Inaccettabile.

Veniamo alla sua candidatura “last minute” alle primarie. Quando e come è avvenuta?

La decisione è stata presa il giovedì notte e ratificata il venerdì, quando siamo ritornati nella sede del Pd per sancirla alla presenza dei segretari con la firma della Carta dei Valori. Io sono andato lì alle 19, due ore prima della scadenza della presentazione delle candidature per le primarie. L’ho firmata poco dopo le 20 ed è stata accettata.

La sua candidatura ha rimescolato le carte nello scenario delle amministrative. Ne sente il peso? Non teme che il marchio di “traditore” la penalizzi?

No. E la mia elezione a candidato sindaco del centrosinistra attraverso le primarie dimostra che ho ragione. Ripeto: non ho mai negato di aver criticato le posizioni di Pd, Laboratorio e Psi. Ma l'ho detto e lo ripeto: ho sbagliato, io con tutto il gruppo dirigente di “Insieme per la Città”, a riporre fiducia in una persona che ha dimostrato di non meritarla. Punto.

Fine prima parte. Domani la seconda.

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