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Verso le amministrative

«​CittaDino tra i cittadini»​. Intervista a Ciminiello, parte 2

La visione politica e della città, il giudizio sui competitor, la promessa di restare sempre "primus inter pares" senza mai perdere il contatto con la gente

Politica
Bitonto giovedì 20 aprile 2017
di Annarita Cariello
Dino Ciminiello intervistato da Annarita Cariello
Dino Ciminiello intervistato da Annarita Cariello © BitontoLive.it

L’intervista a Dino Ciminiello prosegue per le strade di Mariotto, sua frazione di origine.

Il candidato sindaco del M5s spiega quali sono i suoi programmi di governo della città, condivisi con l’Assemblea costituente M5s Bitonto, in fatto di sicurezza e salute: «La credibilità del M5s è data anche dal fatto che la comunità ha dei portavoce che sono all’interno anche di altre istituzioni, che fanno rete con noi, vedi Mario Conca alla Regione che si sta battendo per il riordino ospedaliero. In questa direzione noi potremmo pensare di eliminare l’inutile spreco di denaro per la guardia medica e pensare di proporre una medicalizzata per il nostro territorio, un centro 118 con un medico e l’ambulanza. Per la sicurezza, abbiamo una visione precisa, vogliamo mettere a disposizione dei cittadini, ad esempio, il software Key Crime – che il Ministero degli Interni finanzia sin da ora – in un’ottica di cooperazione con le forze dell’ordine, con la tipizzazione dei crimini, per abbattere la microcriminalità. Penso alla videosorveglianza in tutto il territorio, ad una centrale unica a Bitonto che gestisca il software e inoltre, agli accessi delle frazioni e della città, a telecamere che registrino le targhe, in modo da avere memoria di chi entra ed esce dal nostro territorio, ed anche per scoraggiare l’alta velocità. Noi – ed ecco la credibilità del Movimento 5 stelle – abbiamo proposto questi strumenti al sindaco Abbaticchio, siamo anche andati dal prefetto che però non ha voluto avallare la nostra proposta. Quello che voglio dire è: se noi abbiamo gli strumenti, facciamo rete».

Nel frattempo arriviamo in piazza Roma, cuore di Mariotto.


La piazza, che è il suo secondo luogo del cuore a Mariotto, è anche il fulcro della campagna elettorale del M5s. È un caso?

«Noi siamo ora in piazza ad ascoltare e ad incontrare la gente, ma lo faremo anche dopo. Porteremo i progetti che vogliamo realizzare, quelli fatti e quelli non realizzati, spiegando alla gente, guardandola in faccia, i motivi delle nostre azioni. Ecco perché io ho scelto e credo nel M5s, perché ci metterà la faccia anche dopo. La maggioranza allargata che immagino renderà partecipativo anche il percorso politico amministrativo: ecco la credibilità che la gente stessa ci riconoscerà perché saremo sempre per strada, in piazza, nei comitati di quartiere».


Da qui il suo slogan: «CittaDino tra i cittadini»?

«Si, perché il sindaco sarà questo, non un burocrate. Primus inter pares, il primo tra i pari, parte della comunità e desiderio di ricrearla. Questa frustrazione che la gente sente e che ci riporta quotidianamente è sintomo di una comunità dilaniata, lontana dalla polis. Tutto questo deve e può cambiare».


Chi hai votato alle elezioni amministrative del 2012?

«Michele Abbaticchio, perché credevo che una persona giovane e competente potesse avere le carte in regola per sapere dove attingere i fondi, ma anche per coordinare le varie forze amministrative. Tuttavia Abbaticchio non si è dimostrato un buon politico nel senso greco del termine, che intende la politica come “arte dello stare insieme”. Ed è rimasto da solo. Ma noi veramente vogliamo questo per i prossimi cinque anni? La gente vuole veramente affidare il proprio futuro a questa politica o vuole cominciare insieme a darsi da fare?».


Cosa pensa degli altri candidati sindaci?

«Il vecchio che ritorna. Io credo di essere l’unica alternativa a tutta la vecchia politica, al modello delle alleanze, al vecchio sistema. Per me sono tutti uguali, portatori di un progetto politico già visto, completamente contrapposto alla nostra visione».


Loro però alle spalle hanno partiti politici ben strutturati e consolidati. Mentre il Movimento 5 stelle, pur essendo attivo a Bitonto da alcuni anni, soffre del pregiudizio e dell’eco negativa di alcune vicende nazionali, dalla sindaca Raggi a Roma al caso Cassimatis a Genova. Il M5s è accusato di essere quasi una setta agli ordini di Beppe Grillo, che in alcuni casi si pone come l’uomo solo al comando, esattamente quello che lei rimprovera ad Abbaticchio. Come pensa di poter dare fiducia agli elettori sulla credibilità del suo movimento?

«Il M5s ha un’impostazione politica che parte dal basso, cioè dà la possibilità a tutti di partecipare con idee, iniziative, sollecitazioni. È vero, il movimento non ha partecipato alle ultime amministrative quindi non ha governato in questi cinque anni, ma proprio per questo è più credibile degli altri. Nel 2012 i cinque stelle bitontini non avevano ancora un’identità definita, né un gruppo da proporre in consiglio comunale, e ritennero opportuno non presentare una lista alle amministrative: ecco la credibilità, la maturità. Le poche persone che all’epoca militavano nel movimento non potevano ancora chiedere fiducia ai cittadini. Ma ora possono farlo perché in questi cinque anni passati hanno avuto un’azione propositiva a livello territoriale (vedi la petizione per la sicurezza fuori alle scuole, le iniziative a favore dell’ambiente...). Ai cittadini che guardano al M5s come una forza politica ancora acerba, fatta di gente inesperta, io dico no: non possiamo ancora demandare ad una politica miope. Noi vogliamo sin da subito impegnarci affinché Bitonto diventi comunità, riesca a fare rete e si sviluppi ancora di più. Non possiamo più lasciare la città nelle mani di questi partiti che finora hanno fallito».


Perché ha scelto di proporsi come sindaco con il M5s?

«Innanzitutto perché l’assemblea ha ritenuto che un giovane come me, di 34 anni, con il suo percorso personale, politico, religioso ed esperienziale, potesse veramente fare sintesi tra le diverse anime del Movimento 5 stelle a Bitonto, e fare rete con la società civile per guardare al futuro con entusiasmo. Osare, questo dobbiamo fare nel futuro, non possiamo più demandare, dobbiamo darci da fare. Immaginare un’amministrazione che, sorridendo ai giovani, possa attrarli nel territorio, possa arrestare la fuga che si è riscontrata negli ultimi anni, offrendo loro opportunità».


Come formerà la sua giunta di governo, se dovesse vincere le elezioni?

«In primis, per la scelta degli assessori che saranno i coordinatori della macchina amministrativa, chiederemo alla società civile di indicare professionisti che con le loro competenze si mettano a capo dei settori, coordinandoli. Competenze slegate dai giochi di partito. Con questi professionisti alle spalle, il sindaco non dovrà far altro che stare tra la gente, ascoltandola. Le competenze che ci accusano di non avere, le avremo proprio nella giunta, ma chiederemo aiuto e consiglio anche agli imprenditori, agli artigiani, ai cittadini. Una visione di giunta allargata alla cittadinanza, con un palazzo trasparente, a partire dallo streaming dei consigli comunali. Il consiglio comunale, poi, sarà la rappresentanza della cittadinanza. E su questa base abbiamo creato una lista di 24 nomi a sostegno della mia candidatura, tra i quali ovviamente anche tre rappresentanti delle frazioni, uno per Mariotto e due per Palombaio».


E se invece si ritroverà all'opposizione?

«Io spero di no, spero che Bitonto possa avere un’opportunità differente per il futuro. Basta con la politica delle alleanze. Il M5s può essere una speranza per il futuro, un riscatto, una rigenerazione del territorio. La mia opposizione, qualora si verificassero le circostanze, sarà comunque fedele al programma partecipativo che abbiamo pensato per la città. Se la gente mi darà fiducia e andrò all’opposizione, io manterrò fede a quella fiducia senza mai slegarmi dalla gente, informandola di quello che succede a Palazzo di Città. Sempre cittadino tra i cittadini».


È mezzogiorno ormai. Le campane della Chiesa, che hanno scandito tutto il tempo della nostra conversazione, ci ricordano che si avvicina il momento di tornare a casa, come da tradizione nella frazione. Il pranzo, momento rituale per la famiglia al termine della giornata di lavoro in campagna, ci riporta alle nostre tradizioni, alle cose più vere della vita. Al punto da cui ripartire, sempre.

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