Presenti in aula i dipendenti della struttura

Affaire “Maria Cristina di Savoia”, deliberata la convocazione di un tavolo tecnico

La maggioranza, in consiglio comunale, ha deciso di istituire un incontro domani con tutti i soggetti coinvolti. Contraria parte dell’opposizione, favorevole ad un commissariamento dell’Asp

Politica
Bitonto martedì 14 novembre 2017
di Tommaso Cataldi e Maria Grazia Lamonaca
Consiglio comunale di Bitonto
Consiglio comunale di Bitonto © BitontoLive.it

È iniziato con un’ora di ritardo il consiglio comunale monotematico di ieri, convocato d’urgenza su richiesta della minoranza, riguardante le sorti dell’Asp “Maria Cristina di Savoia” e il futuro occupazionale del suo personale.

A prendere subito la parola è stata il consigliere comunale d’opposizione Carmela Rossiello (Forza Italia), in un lungo intervento a sostegno della struttura in difficoltà e dei suoi dipendenti: «Doveva essere un’esigenza dell’amministrazione risolvere questo annoso problema che sta creando fragilità sul piano personale perché si opera in struttura nella quale non vengono erogati servizi, come invece appare sul sito web dell’istituto. Nello scorso luglio, il presidente dell’Asp Vito Masciale ammise che l’istituto è in crisi e che si trovava di fronte ad un bivio: la necessità di trasformare l’istituto in un ente sanitario e le 19 (che ora sono però diventate 23) mensilità arretrate dei dipendenti. Aggiunse anche che il personale dovrà essere formato e scremato con in alcuni casi procedura di pensionamento anticipato. Ma il problema è il grosso buco in bilancio e, per fronteggiare questa situazione, l’ente ha messo in vendita un’ala dell’edificio. Ci sono 1,4 milioni di debiti, di cui un milione per gli stipendi. Le offerte sarebbero pervenute entro settembre ma ad oggi ancora nulla e c’è l’ipotesi nefasta della liquidazione anticipata. Il ‘Maria Cristina’ ha bisogno di una guida manageriale, non di una conduzione familiare, e ricordo che dal 2015 manca un direttore generale. È arrivato il momento di un tavolo di concertazione con la Regione Puglia, la Città metropolitana di Bari e i comuni di Bitonto e Palo del Colle».

La consigliera forzista quindi ha esposto in aula il contenuto di un articolo pubblicato domenica 12 novembre sulla “Gazzetta del Mezzogiorno”, a firma della collega Enrica D’Acciò, inerente proprio le sorti dell’Asp. «Il titolo era di impatto: ‘Siamo pronti a salvare il Maria Cristina’. La frase è pronunciata dalla cooperativa “Cresciamo insieme” che gestisce i migranti all’interno della struttura – ha spiegato Rossiello – ma, se c’era questa proposta già da tempo, perché aspettare la vigilia del consiglio comunale per presentarla? Il piano industriale era stato presentato ad agosto al Cda e consisteva nell’assunzione di 11 dipendenti e nel potenziamento dei servizi per richiedenti asilo e minori. Come contropartita, la cooperativa chiede nuovi spazi per i migranti. I dipendenti sono ‘freddini’ nel firmare perché la cooperativa è a tempo. Inoltre al ‘Maria Cristina’ sarebbero già arrivate richieste da aziende nazionali. Senza contare che l’attuale presidente dell’Asp Vito Masciale ha ricevuto da pochi giorni un prestigioso incarico a livello sindacale e quindi il suo ruolo è divenuto incompatibile, tanto che ci aspettiamo a breve le sue dimissioni. Se si dovesse pensare ad un ricollocamento dei dipendenti nel settore pubblico, bisognerebbe pertanto formarli».

Al lungo intervento di Rossiello, sono seguite le precisazioni del sindaco Michele Abbaticchio: «La proposta della cooperativa era nota agli organi sindacali per far in modo di ricevere un parere preventivo. Fino agli inizi di settembre, la Regione aveva chiesto a tutte le Asp di porre in liquidazione parte del proprio patrimonio per recuperare i debiti: e infatti l’asta pubblica è stata indetta solo per il patrimonio che interessa l’Asl. L’asta è andata però deserta e successivamente è arrivata la proposta di questa cooperativa. Il presidente Masciale mi ha detto che i sindacati erano freddi al riguardo e hanno perciò chiesto di mantenere lo status pubblico». E ha aggiunto: «Venerdì scorso poi un importante consorzio imprenditoriale ha chiesto l’accesso agli atti. Risolto il problema finanziario, c’è quello giuridico-contrattuale: ci sono 300mila euro (150mila per due anni) da erogare al ‘Maria Cristina’ ma sono fermi perché c’è un divieto da parte della Città metropolitana di trasferire contributi ad aziende in difficoltà economica, oltre ai dubbi della Corte dei conti». Per quanto riguarda l’organico da trasferire in mobilità, la questione è stata posta su un piano regionale, ha detto il primo cittadino: «Noi possiamo assumere i dipendenti in una percentuale di quelli che vanno in pensione (massimo 2 unità a testa per Bitonto e Palo del Colle). Poi la Regione potrebbe prelevare autonomamente i dipendenti dell’Asp. Ultima nota: il canone di locazione del secondo piano della struttura produce cinque volte tanto il canone di locazione di altre cooperative. La proposta è quella di comporre un tavolo tecnico e valutare col Cda le proposte per dare una risposta condivisa».

Su suggerimento di Rossiello, il presidente del consiglio Vito Antonio Labianca ha chiamato Gaetano Vacca a leggere un comunicato, a nome dei 17 dipendenti dell’istituto. I lavoratori hanno chiesto la tutela del diritto al lavoro, utile almeno per il conseguimento pensionistico. Il Cda non ha mai concesso loro la mobilità, seppur più volte chiesta dai sindacati. E gli stessi dipendenti, invece di nominare un nuovo presidente, richiederebbero la nomina di un commissario liquidatore. Sarebbero anche propensi a cominciare uno sciopero della fame e, se necessario, a legarsi ai cancelli di Palazzo Gentile.

Al termine della lettura del comunicato, è la stessa Rossiello a riprendere la parola:«Il nostro non è un discorso politico, anzi negli ultimi due anni è mancato un controllo di gestione, visto l’aumento del debito. Sembra che l’Asp sia destinata ad essere gestita da cooperative: è una situazione kafkiana! Chiediamo una soluzione che dia un minimo di speranza a queste persone perché spesso le cooperative vengono utilizzate come mero scopo elettorale».

A questo punto del consiglio, Christian Farella (Direzione Bitonto) ha proposto una «breve sospensione dei lavori per capire come entrare nel merito delle soluzioni». Questa richiesta viene però subito contestata prima da Emanuele Sannicandro (Ipc) che vorrebbe «approfondire prima di sospendere» e poi da Franco Scauro (Psi) per dare la «possibilità di intervenire sulle problematiche». Dopo le contestazioni, Farella ritira quindi la richiesta di sospensione.

È poi Dino Ciminiello (Movimento 5 Stelle) a dire la sua sull’argomento: «Dovremmo proporre un indirizzo politico che diventerà effettivo in altre sedi. Come M5S, ci siamo consultati al riguardo a livello regionale sul perché si è giunti a questa situazione. Al 31/12/2015 c’erano 600mila euro di debiti ma un anno dopo, al 31/12/2016, i debiti erano diventati 1,2mln. Il dirigente della Regione Ruggiero aveva all’epoca rilasciato un parere al sindaco. Chiedo quindi che venga nominato un commissario, cosicché il Comune possa intervenire».

Dopo il breve intervento di Pasquale Castellano (Progetto Comune – Viviamo la città) chiedendo «l’istituzione di un tavolo con tutti gli attori interessati», è il segretario generale Bonasia a rispondere alla richiesta del consigliere penta stellato. «La domanda di Ciminiello è complessa e richiede approfondimenti. Il comune può senza dubbio richiedere il commissariamento dell’Asp ma evidentemente la Regione avrà fatto altre valutazioni in merito – ha spiegato Bonasia - L’obiettivo del Comune è pertanto garantire assistenza e servizi. L’affidamento ad un soggetto pubblico è possibile solo se non andrà ad incidere sulla condizione economica: è l’Asp a decidere la condizione economica di un servizio, che dev’essere concorrenziale. Per quanto riguarda poi l’estinzione, la legge prevede il Comune come alternativa, in base anche alla gestione del commissariamento».

A supporto delle dichiarazioni del segretario generale, è intervenuto nuovamente il sindaco Abbaticchio: «Nel 2016 è calato il fatturato a causa dei lavori di ristrutturazione dell’edificio, peraltro previsti sin dal 2008. Attualmente però l’Asp è occupato abusivamente da tre famiglie che in precedenza avevano un’abitazione: i servizi sociali hanno presentato una relazione ai Carabinieri perché questi nuclei familiari non hanno voluto seguire il normale iter burocratico. Per cui, la ‘Casa della giovane’ non può partire fino a quando non ci sarà lo sgombero».

È toccato quindi all’assessore ai servizi sociali Gaetano De Palma, dopo aver fatto un excursus storico delle attività dell’Asp e del rapporto col Comune, spiegare la situazione dell’istituto nei dettagli. «Il comune di Bitonto aveva erogato circa 200mila euro nel 2016 ma poi nel 2017 la situazione si è complicata a causa dell’aumento dei pignoramenti delle fatture verso terzi: siamo riusciti a liquidare solo 40mila euro ma ci sono altri fondi già accantonati e destinati», ha spiegato l’assessore.

Allora il consigliere Michelangelo Rucci (Governare il futuro) ha preso la parola: «La proposta di Castellano e Farella è condivisa da tutto il centrosinistra e cercheremo un percorso comune in sede regionale. Il problema degli stipendi arretrati ha un duplice risvolto perché a noi risulta che ci sia un mancato versamento di contributi. Inoltre le dimissioni del presidente Vito Masciale è già tardiva, come anche ci si aspetta una presa d’atto del Cda».

Ha sostenuto questa tesi anche Sannicandro: «La legge 494/94 impone la decadenza del Cda al 45° giorno di proroga mentre nella precedente amministrazione dell’Asp, i vecchi membri avevano continuato ad operare in tutta tranquillità. Inoltre il Comune di Bitonto aveva indicato alla Regione il nome del nuovo presidente (affermazione però respinta categoricamente dal sindaco Abbaticchio, ndr): in quel momento, era nota a tutti la situazione già drammatica. L’ex direttore generale Vincenzo Picardi nell’aprile 2015 aveva scritto un documento pubblico nel quale denunciava “totale emergenza, problematiche quotidiane, ritardo insediamento del nuovo presidente, la mancata nomina del collegio dei revisori, un’azienda non in grado di coprire gli interi costi e ritardi pagamenti della pubblica amministrazione”. I dipendenti sono pubblici, con necessità di riqualificazione, e devono rimanere tali: qualunque proposta non può prescindere da questo aspetto».

È quindi intervenuto il segretario generale Bonasia che ha chiarito: «L'Asp Maria Cristina avrebbe dovuto analizzare quale era la sua situazione e se il personale che ha fosse numericamente e qualitativamente sufficiente o in esubero. Ma non lo ha mai fatto. Quindi deve verificare quanto prima il personale in esubero. Se una quota del personale non è più necessaria, la deve dichiarare in esubero e chiedere di ricollocare questo personale presso altre pubbliche amministrazioni. Questa situazione può durare massimo due anni e se questo non avviene il contratto di lavoro deve ritenersi concluso».

Ciminiello ha sottolineato, andando in contrasto con Castellano, che la soluzione della vicenda fosse lasciata alla Regione « perché attui il commissariamento dell'azienda» e ha proposto al sindaco «di andare in Regione anche per richiedere un nuovo piano industriale, per avere nuovi servizi per l’Asp, in modo da ottenere la ricognizione del personale in esubero».

A questa proposta, il sindaco Abbaticchio ha replicato che «il piano industriale richiederebbe almeno un mese, quindi più tempo del tavolo tecnico che possiamo convocare già per mercoledì prossimo (domani, ndr.). Masciale (il presidente uscente del Maria Cristina, ndr.) è formalmente dimesso da venerdì, quindi il tutto è già delegato alla Regione».

Sannicandro, Rucci e Scauro si sono invece opposti a questa proposta perché, come ribadito da Sannicandro dopo il voto, «la sola dimissione del presidente del Maria Cristina non basta perché così la Regione potrebbe solo nominare un nuovo presidente invece di commissariare. Si dovrebbe sciogliere tutto il Cda. Quindi non parteciperemo al tavolo tecnico ma siamo favorevoli a qualunque soluzione per il futuro dei dipendenti».

A questo punto, sia il presidente del consiglio Labianca che l’assessore De Palma hanno suggerito che fosse necessario, come proposto da Castellano, ascoltare le esigenze dei dipendenti dell'Asp e rimandare a loro la decisione sul proprio futuro, attraverso la convocazione di un tavolo tecnico.

È intervenuta quindi Antonella Vaccaro (capogruppo Pd): «Il nostro partito, al momento, si dissocia da Sannicandro, Rucci e Scauro perché la nostra premura è adoperarsi per trovare una soluzione. Quindi preme riunire il centro sinistra per lavorare insieme ad una soluzione perché abbiamo a cuore la sorte delle 17 persone che hanno pagato un prezzo che non meritavano. Inoltre, per noi, è altrettanto fondamentale che venga tutelato un Istituto così importante come il Maria Cristina. Ci batteremo per la ripresa dei suoi servizi sociali fondamentali».

Il consigliere Castellano ha quindi proposto di istituire una “task force” per vagliare la situazione composta da Regione, Città Metropolitana, sindacati, Comune di Palo e Comune di Bitonto. Questa proposta ha però suscitato le proteste dei dipendenti del Maria Cristina presenti in aula perché, secondo loro, richiederebbe troppo tempo. Visibilmente esasperata, una dipendente è scoppiata in lacrime ed è stata accompagnata fuori dall'aula

La proposta da mettere ai voti, quindi, è stata quella di riunire una commissione paritetica (che sarà convocata domani alle 12) con una rappresentanza di tutte le parti coinvolte (rappresentanti di Città Metropolitana, Regione, dipendenti dell'Asp, Comune di Palo e Comune di Bitonto) e che servirà a coinvolgere il Comune nella decisione sulle sorti dell’Asp. Si porterà quindi all'attenzione della Regione tutto quello che si è detto in consiglio comunale e quello che chiederanno i dipendenti.

La richiesta è stata approvata con 15 voti favorevoli, 5 astenuti e un contrario (Ciminiello). Il consiglio comunale è, dunque, proseguito con la trattazione degli altri punti all’ordine del giorno, in particolare con la nomina delle commissioni toponomastiche, ognuna costituita da un consigliere di maggioranza ed uno d'opposizione.

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