La nota

12enne deceduta in sala operatoria a Bari, Damascelli: «Assordante il silenzio della Regione»

Il consigliere regionale si interroga sulla vicenda che ha coinvolto una paziente, operata il 19 settembre scorso all’ospedale Giovanni XXIII di Bari per una frattura al femore

Politica
Bitonto venerdì 08 dicembre 2017
di La Redazione
Una sala operatoria
Una sala operatoria © Tbs

«Si può morire a 12 anni per una frattura al femore? Si può morire nel silenzio assordante delle istituzioni? Zaray Coratella, operata il 19 settembre scorso all'ospedale Giovanni XXIII di Bari, sembra che sia deceduta per ipertermia maligna, un'infiammazione pericolosa che però non è letale se si somministra un farmaco specifico, il "Dantrium. Così esordisce la nota del consigliere regionale di Forza Italia, Domenico Damascelli

«Farmaco che, secondo le norme, deve essere sempre presente nelle sale operatorie – continua il consigliere - Ed è proprio su questo che c’è mancanza di trasparenza. Nessuno infatti ha ancora dichiarato se il farmaco ci fosse o meno al momento dell'intervento, o se ve ne fosse in quantità sufficiente. Ci sono ombre sulla vicenda che vanno assolutamente chiarite. È stata anche istituita una commissione ad hoc per verificare i fatti, ma ad oggi questo organismo non ha dato ancora alcun esito ufficiale sul lavoro svolto. Entro quali tempi la Regione intende acquisire il rapporto ufficiale? Il papà della povera 12enne è stato costretto a rivolgersi all'Urp per avere notizie. Un'offesa oltre al dolore per la perdita di una figlia. In tutto ciò, anche il Governo regionale non fa mancare la sua dose di silenzio, sia per quanto riguarda i lavori della commissione sia per dimostrare vicinanza alla famiglia che piange una scomparsa inaccettabile».

«Sento, dunque - conclude Damascelli - di chiedere al presidente Emiliano di rompere il muro intorno a questa vicenda: la famiglia merita la verità sull'accaduto, ma anche tutti noi abbiamo il diritto di vederci chiaro. Vogliamo sapere che succede nelle nostre sale operatorie, vogliamo sapere se le strutture sanitarie sono fornite di tutti i medicinali necessari, e vogliamo anche conoscere le responsabilità dell’accaduto per rispetto alla famiglia e per evitare che si possano ripetere in futuro».

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