L'intervista

«Io, donna, in un mondo di uomini»: il coraggio e la determinazione di Alessia Mercurio

Intervista esclusiva alla preparatrice dei portieri dell'Usd Città di Bitonto

Calcio
Bitonto venerdì 10 novembre 2017
di Danilo Cappiello
Alessia Mercurio
Alessia Mercurio © Facebook

Come in un libro di fiabe o in un fumetto di supereroi, la storia di Alessia Mercurio, preparatrice dei portieri dell’Usd Città di Bitonto, è di quelle da leggere tutto d’un fiato e dal finale inaspettato. La storia di Cenerentola che non cerca la scarpina, ma indossa scarpe da ginnastica, e che non indossa maschera e mantello da supereroe ma un paio di guantoni. La storia della bambina che non amava le Barbie, ma voleva solo giocare a calcio. Una storia di coraggio, determinazione e femminilità.

Una passione, quella per il calcio, che nasce sin dall’infanzia. «La passione per il calcio è sempre esistita, trasmessa da mio padre che è "malato" di questo sport. Mi piace lo sport in generale, in effetti, visto che nella mia città non vi era nessuna società femminile di calcio, ho praticato dapprima pallavolo e successivamente pallamano, debuttando in Serie A2 con il Lecce. Quando ho saputo che a Modugno stava nascendo una squadra di calcio a5 femminile, non ho esitato ad avvicinarmi: finalmente avrei potuto fare ciò che avevo sempre desiderato, con addosso la maglia della mia città e al braccio la fascia di capitano... Da piccola ero il classico "maschiaccio" dal carattere forte e dinamico, ho sempre fatto da scudo a mio fratello, seppur più grande di me, ho sempre cercato di aiutare gli altri e per questo in ogni contesto sono stata presa come punto di riferimento. Sono andata contro a tutto ciò che per me era ingiusto. Non ero la classica bambina che gioca con le Barbie, preferivo fare giochi di squadra».

Vivere della propria passione, in un contesto prettamente maschile, però, ti porta a fare delle scelte controcorrente, che non sempre trovano l’unanimità di idee ed intenzioni all’interno della comunità. «Fare calcio non mi ha mai fatto sentire esclusa, poiché è stata una mia scelta quella di non avvicinarmi a contesti prettamente femminili. Serve una certa maturità per capire cosa spinge una ragazza ad allenarsi e tornare presto il sabato sera per essere riposata in vista della gara della domenica piuttosto che andare a ballare. Purtroppo poche mie coetanee condividono questo tipo scelte».

Goderne i pregi, accettandone i sacrifici dunque. C’è però un sempre più piccolo e buio angolo di femminilità, alla quale il mondo del calcio, quasi fisiologicamente, costringe. Una angolo, che Alessia descrive così: «Mi spiace dirlo ma la maggior parte delle donne che pratica questo sport perde quasi totalmente la propria femminilità sia dentro che fuori dal campo. Mi sono trovata davanti a situazioni imbarazzanti, quasi mi vergognavo di appartenere alla categoria delle "donne che giocano a calcio". Ovviamente c'è sempre quella piccola percentuale di donne che riesce a far trasparire la propria femminilità anche indossando pantaloncini, t-shirt e calzettoni».

Arriva però un momento in cui si mette la parola ‘fine’ ad un capitolo della propria vita, tirandone inevitabilmente le somme. «Sicuramente questo sport mi ha dato tantissimo, sia a livello sportivo che personale, poiché ti mette davanti a delle scelte, spesso ti delude. Ma quando sei in campo, tra i pali, e sai di essere parte integrante di un gruppo, sai che i tuoi compagni credono in te, quando senti la gente fuori che tifa per te, si prova qualcosa di indescrivibile. Credo di aver dato tutta me stessa a questo sport. Magari avrei potuto dare ancora tanto, giocando in A, ma non ho mai giocato per fama, solo per passione. Non sono pentita della scelta».

Per un capitolo chiuso, ve n’è stato un altro prontissimo per essere scritto, e che porta il nome di Usd Città di Bitonto. «Quando mi è stato proposto di allenare i portieri di una squadra maschile ero un po' perplessa. Temevo sia di non essere all’altezza di poter insegnare, sia di non essere rispettata dai ragazzi poiché donna e ragazza. Mi sono però piacevolmente ricreduta, perché ho avuto la fortuna di trovare dei ragazzi fantastici, umili e rispettosi. Veder giocare i miei portieri mi trasmette delle emozioni diverse da quando ero io in porta, ma ugualmente intense. Si è instaurato ormai un ottimo rapporto, e io li adoro».

Questa è la storia di Alessia, che è un po’ il simbolo di tutte quelle ragazze appartenenti ad un mondo, di cui forse, si sa ancora troppo poco.

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