L'intervista

L'amore per la maglia neroverde, lo sguardo alla città: capitan Modesto a 360 gradi

Il bilancio del capitano Us Bitonto 1921, fra sorrisi e rimpianti. E la possibilità di fusione con l'Omnia

Calcio
Bitonto giovedì 14 giugno 2018
di Danilo Cappiello
Vincenzo Modesto
Vincenzo Modesto © n.c.

È un legame indissolubile, più forte di un patto firmato col sangue, quello che lega Vincenzo Modesto all’Us Bitonto 1921. Un atto d’amore, che trova il proprio compimento ogni qualvolta il ventottenne capitano bitontino batte la propria mano destra sullo stemma della squadra neroverde, all’altezza del cuore. In quel gesto sono racchiusi dieci anni di lotte, di vittorie, di sconfitte, di maglie sudate, panchine riscaldate, parole mai dette anche quando il caso le richiedeva, e situazioni interne ed esterne al mondo calcistico che se talvolta fanno sorridere, talvolta lasciano scendere più di qualche lacrima.

Lacrime, come quelle versate da tutto il popolo bitontino il 2 aprile 2017. Data, quest’ultima, che ha tracciato un solco profondo nel periodo recente della storia neroverde. I ragazzi dell’Us Bitonto infatti giungevano allo scontro diretto contro la capolista Cerignola con lo svantaggio di due punti, pronti a giocarsi il tutto per tutto, tentando il colpo grosso in un infernale “Monterisi”. Tutto l’ambiente ci credeva ma il campo recitò l’atroce e crudele verdetto che ancora oggi, al sol pensiero, lacera l’animo dei tifosi neroverdi: 6-1 per il Cerignola e bitontini condannati all’inferno. Tutto quanto di buono fu costruito dieci mesi prima, fu distrutto in quei novanta minuti, e nei restanti novanta minuti con la sconfitta in casa nella finale regionale play-off contro l’Altamura.

È il 2 aprile 2017 dunque la data al quale affidare l’inizio di tutte le tribolazioni in casa neroverde. Data, che il capitano ricorda e commenta così: «Credo sia inutile negarlo. Quella sconfitta ha segnato un punto di non ritorno. Credo nascano da lì tutti i problemi, ma soprattutto quelli economici. Per quanto riguarda quanto accaduto in campo, ancora oggi faccio fatica a trovare una spiegazione, che sia la più banale, o la più complessa. Penso di non trovarla mai una vera spiegazione».

Il finale di quella stagione ben presto finì col riflettersi su quella appena conclusasi, quando in piena estate le ambizioni dei neroverdi non andavano oltre una sofferta salvezza per via delle mille vicissitudini, una fra tutte, la mancanza di figure imprenditoriali importanti, pronte a rilevare il titolo. Ma è proprio quando tutto sembrava destinato a finire, che tutto, ha riavuto inizio, con la squadra bitontina autrice di una stagione da cuori forti, con una prima parte di campionato da capolista e padrona del girone, ed una seconda parte di stagione da incubo, coi play-off sfumati per un punto all’ultima giornata.

Ma cosa può non aver funzionato per cestinare così una stagione che sembrava destinata a tutt’altro finale? Il capitano neroverde afferma: «Più o meno, fra tante stagioni, questa è stata la più imprevedibile in quanto tutti sapevano dei problemi economici. Nonostante tutto è stato un campionato bello e combattuto fino all’ultima giornata da parte di tutti come non succedeva da anni, e questo è il calcio che a me piace! Dalla partita contro l’Uc Bisceglie si è inceppato qualcosa nell’ambiente per vari motivi, che non sono economici. Ma comunque tutti abbiamo delle colpe se non siamo riusciti a portare a casa l’obiettivo play-off».

Play-off che sono stati conquistati invece dall’altra fazione bitontina, quella arancio portante il nome di Asd Omnia Bitonto, la quale domenica scorsa ha battuto ai rigori la Vis Afragolese e conquistato l’accesso alla Serie D. Scenario, questo, che riconduce al tema caldo dell’estate calcistica bitontina, ossia la possibile fusione fra le due società. Fusione, giudicata così dal capitano neroverde: «Colgo l’occasione per fare i complimenti all’Omnia perché ci hanno sempre creduto, anche quando sembravano spacciati. Per qualità della rosa e degli uomini, sapevo che fino a quando la matematica non li condannava avrebbero lottato. Per quanto riguarda la probabile fusione, se ci sono tutti i presupposti per farla, io penso che è arrivato il momento giusto. Non prendiamoci in giro, la forza economica e l’entusiasmo che si sono creati, fanno capire che si può lavorare in un certo modo e ambire a qualcosa di clamoroso. Anche se per poter continuare la storia neroverde bisogna avere il leone, i colori neroverdi e se è possibile anche il nome Us Bitonto. Così facendo, nessuno si lamenterà e Bitonto come città non avrà più alibi per riempire lo stadio di famiglie e soprattutto di ultrà che sono la cosa più importante del calcio, e in questo caso del Bitonto».

Scenario, quest’ultimo, dunque tutto da valutare. Nell’immediato invece resta da capire il futuro dell’Us Bitonto 1921. Nell’attesa di prese diposizioni ufficiali da parte della società, ad aver già scelto da che parte schierarsi è il capitano, che conclude: «Se poi la fusione non dovesse andare in porto, non so cosa accadrà all’Us Bitonto. Per quanto riguarda me, io do sempre la priorità al Bitonto, anche a costo di restare senza squadra».
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