La Cattedrale di Bitonto

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di Liliana Tangorra
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La Cattedrale di Bitonto è situata nel cuore della città antica. Non si conosce con esattezza la data della sua fondazione, forse la fine del sec. XI o gli inizi del sec. XII. E’ una basilica a tre navate, con matronei e torri e con un'ampia cripta. La Cattedrale ha notevoli affinità con la basilica di San Nicola a Bari, anche se è di dimensioni ridotte. Ritroviamo la facciata tripartita da lisce lesene, i profondi arconi sulle fiancate laterali, l’esaforato superiore, il transetto chiuso nel rettangolo di piante e le absidi invisibili all’esterno, il finestrone absidale e le torri che fiancheggiano il transetto. La facciata principale, scandita in tre parti da pilastri in corrispondenza delle navate interne (lesene), presenta tre portali. Quello centrale è il più maestoso e decorato. Due leoni adagiati sostengono altrettante colonne sormontate da capitelli, su cui poggiano grifi con prede negli artigli. Dai grifi parte il sovrarco decorato con foglie di acanto. All’interno di esso ci si può soffermare ad ammirare i particolari di due archi su cui sono incisi motivi floreali, animali esotici, volti umani spesso con corpi animaleschi. L’arco interno è sormontato da un architrave su cui sono scolpite:
L’Annunciazione, l’Incontro di Maria con Elisabetta, Nascita e Adorazione dei Magi, la Presentazione al tempio. Nella lunetta sono visibili il trionfo di Cristo sulla morte e la liberazione dei profeti. Sulla sommità della lunetta c’è un angelo con il vangelo; sopra l’archivolto domina il tutto un’aquila con le ali semispiegate (alcuni studiosi pensano che l’aquila in realtà sia un pellicano, simbolo di Cristo, in quanto si strappa la carne per darla ai propri figli). Ai lati del portale centrale ci sono le porte laterali, anch’esse riccamente scolpite e sormontate da lunette curate nei dettagli. Una cornice marcapiano divide la parte inferiore da quella superiore della facciata, dove, sul portale centrale, si aprono due bifore, altre due illuminano nelle parti laterali, i matronei. Termina la facciata il ricco rosone con cornice strombata. L’archivolto, dominato dalla figura di un ippogrifo, è sostenuto da leoni stilofori. Il rosone è formato da una ruota con sedici raggi che collegano l’anello centrale.

Il fianco meridionale della Cattedrale, affacciato sulla piazza, presenta sei arconi uno dei quali introduce, attraverso la porta liturgica, nella chiesa. Sugli stipiti si notano motivi che riecheggiano influssi orientali. Nella lunetta un Cristo bizantineggiante troneggia nella transenna marmorea. In corrispondenza delle sei arcate c’è un elegante loggiato ad esofore su colonnine con preziosi capitelli a stampelle. Sui pilastrini che dividono gli arconi si possono osservare, anche se logorate nel tempo, sculture rappresentanti il tetramorfo e la Vergine con Bambino. Il transetto nella parte sud si presenta austero e imponente, non a caso al suo fianco si alzavano le torri campanarie. Nella parte inferiore del transetto si notano degli arconi ciechi, essi sono sormontati da due coppie di bifore e da un altro rosone. Il lato est presenta al di sopra degli arconi ciechi, una parete liscia che assorbe in tutto il suo spessore la curva absidale, mentre la parete superiore presenta un finestrone che dà luce all’abside e un arco moresco. Il finestrone ricalca le linee del portale principale. Su mensole sporgenti poggiano leoni stilofori con prede negli artigli. Sopra le colonne, due grifi reggono l’archivolto. Ai margini del lato est vi erano due torri campanarie; rimane oggi solo una torre ricostruita durante i vari restauri. La facciata nord non presenta novità di rilievo rispetto alla facciata sud. Si può notare la serie di arconi, un piccolo rosone e la porta liturgica con motivi più volte ricordati.

All’interno, il ritmo è scandito da colonne, la luce delle finestre illumina l’abside mentre le altre parti dell’edificio si trovano in penombra. La pianta è di forma basilicale a croce latina. Le tre navate terminano con archi legati al transetto, mentre al centro c’è l’arco trionfale. I capitelli delle colonne laterali presentano motivi mitologici, oltre che floreali e animali. Di notevolissimo pregio sono i capitelli della navata centrale che ospitano la vicenda di Alessandro il Grande in cielo portato dai grifi. Nell’edificio troviamo suppellettili di grande pregio tra cui la Fonte Battesimale (costituita da un unico blocco di pietra con fasce decorate), il Pergamo (del XVIII sec. costruito con materiale proveniente dal ciborio e dall’ambone, esso poggia su quattro colonnine dai fusti intarsiati) e l’Ambone. Quest’ultimo si presenta come un’opera ricca di sculture e marmi incrostati da vetri e smalti policromi; ai pannelli decorati che ornano il monumento, si aggiunge lo stupendo bassorilievo della lastra triangolare che chiude la scala; in essa sono rappresentai quattro personaggi quasi di certo appartenenti alla famiglia di Federico II di Svevia. L’ambone di NICOLAUS SACERDOS ET MAGISTER (1229) si trova affiancato all’ultimo pilastro destro, sotto l’arco trionfale, un tempo invece era addossato al pilastro centrale sulla sinistra. Così come oggi si presenta è costituito da una cassa quandrangolare con un prospetto semicircolare sostenuto, nella parete anteriore da due colonne con capitelli corinzi non del periodo in cui fu costruito l’ambone.

Al centro del prospetto semicircolare, scompartito da fasce in quadrati, con rose a rilievi nel centro, troviamo una figura umana ben tornita, con le gambe incrociate e le mani tese verso l’altro per sorreggere una mensola su cui poggia una poderosa aquila che sostiene a sua volta un leggio a forma di libro aperto.
Ai lati del prospetto due pannelli, scolpiti con un motivo di nastri intrecciati, affiancati da due colonnine tortili sui cui capitelli, adorni con foglie di palma, poggiano due animali: un bue ed un leone. È chiara l’intenzione dello scultore di voler rappresentare il tetramorfo; sulla mensola che sorregge l’aquila, infatti si legge il nome Jon, vicino al bue il nome  Lucas; di conseguenza il leone è San Marco e la figura umana che fa da cariatide all’aquila è san Matteo. Nella parte inferiore del leggio troviamo scritto NICOLAUS MAGISTER lo stesso maestro citato sull’epigrafe sottostante dove si legge HOC OPUS FECIT NICOLAUS SACERDOS ET MAGISER ANNO MILLESIMO DUCENTESIMO VICESIMO NOVO INDICTIONIS SECUNDE. Le decorazioni sono raffinate realizzate con la tecnica dell’incrostazione connessa alla scultura a rilievo bassissimo: mastici colorati, pietre vitree che simulano gli effetti dei tessuti preziosi.
L’ambone è l’unica opera di certa datazione che si trova nella cattedrale; purtroppo oggi risulta manomessa essendo stata privata, nel secolo XVII di alcune parti. Si sa, infatti, che originariamente era di diversa forma, aveva per esempio due scale di accesso, una per ogni lato, oggi vi si accede mediante una scala a chiocciola di una fattura che è da ritenersi un pessimo riadattamento.

Nel transetto si possono apprezzare i mausolei di Mons Carafa (1622-51) opera dell’architetto Michele Costantino e quello di Mons. Gallo (1672-86).
Dalle navate laterali si scende nella cripta attraverso due scalinate. Questa ha le dimensioni del transetto ed è divisa in quattro navate con trenta colonne di diversa dimensione , tanto che non tutte hanno il basamento. Di ottima fattura sono i capitelli con decorazioni vegetali e zoomorfe.   
E’ nel 1089 che si hanno notizie del primo vescovado di Bitonto. Il vescovo si chiamava Arnolfo il quale sarebbe anche intervenuto a Bari alla cerimonia della translazione delle ossa di San Nicola. Dobbiamo dire, però che la realizzazione della Cattedrale fu data dalla rinascita della città la quale, intorno alla fine XI sec. riceve uno slancio dal punto di vista economico. Il cantiere duecentesco si innesta in una riproduzione simile e in una scala ridotta, del modello nicolaiano, scelta da Bitonto probabilmente anche per affinità di tipo politico (la cattedrale di Bitonto sarebbe stata fondata e progettata, in queste forme a partire dagli anni ’50 del 1100, quando Bari era stata rasa al suolo dal re normanno Guglielmo il Malo, che risparmiò la Basilica barese e la fedele Bitonto). Siamo in periodo storico di grande rinnovamento civile e religioso. I Normanni sopraggiunti come conquistatori, riuscirono a dare a Bitonto una certa stabilità politica; insieme a loro, i Benedettini agirono per il rilancio dello stile romanico in contrapposizione alla cultura e alla religione bizantina. Della datazione del documento conosciamo con esattezza la data di costruzione dell’ambone (1229) e dell’altare basilicale (1222), per questo è lecito pensare che la chiesa è antecedente a queste date proprio perché sia l’ambone che l’altare sono opere di arredo.

I primi “restauri” fatti alla Cattedrale risalgono al 1332, quando fu concesso a Nicola Attivissimo di erigere una cappella nel primo arcone del lato sud della chiesa. In tal modo, fu spostato verso l’esterno il muro dell’arcone e si creò un ambiente a cui ne seguirono altri, tanto che, col passare del tempo, tutti i muri che chiudevano gli arconi furono spostati verso l’esterno per ricavarne altari e cappelle. Anche la facciata nord nei secc. XVII e XVIII subì delle trasformazioni. Gli interventi di restauro svolti in diverse fasi a cominciare dal 1820 circa, sono riusciti a ridare al monumento le sue caratteristiche originarie. Grazie ad un intervento di scavo, l’edificio ha fornito importanti documenti che ci rivelano il suo passato. E’ emerso un importante edificio di culto, antecedente la chiesa romanica, probabilmente del periodo paleocristiano. Il sorprendente stato di conservazione di questa primitiva struttura, rivela che le maestranze medioevali hanno operato con il criterio di utilizzare più parti del precedente impianto. La successione degli strati pavimentali segna le diverse fasi di vita dell’edificio. La più antica, quella paleocristiana, è riconoscibile nei frammenti del tappeto musivo policromo caratterizzato da riquadri decorati a motivi geometrici che rimandano ad un periodo compreso tra il IX e il X sec. Assai problematica risulta individuare la funzione di un piccolo ambiente quadrato (ritrovato negli ultimi scavi), posto in corrispondenza al lato occidentale dell’edificio, movimentato da un mosaico, perfettamente integro, raffigurante, nel centro un monumentale grifone con un fiore pendente dal grande becco ricurvo. Lungo 7 m. per lato con muri molto spessi, questo ambiente è stato individuato come portico o torre o cappella. Il grifone risale, molto probabilmente, al XI sec. è fu realizzato con tessere calcaree di colore bianco, rosso, grigio e nero, con marmi colorati tra cui domina il giallo. Le tecniche usate per il mosaico sono due; opus sectile e opus tesselatum.

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