Porta Baresana

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di Liliana Tangorra
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L’ingresso del centro storico bitontino si apre con la cosiddetta Porta Baresana, la più imponente tra le cinque porte che si aprivano nella cinta muraria (Porta la Maya, Porta Robustina, Porta Pendile o Santa Maria la Porta e Porta Celina o Porta Nova).

Essa era collegata al Torrione e alle altre torri che circondavano la città tramite possenti mura. E’ detta Baresana perché guarda verso Bari e presenta attualmente un assetto seicentesco (1612 si legge sullo stemma civico) con la struttura tipica dei palazzi rinascimentali. Sono evidenti le varie fasi di intervento.

Nel 1834 fu collocata sulla cima della porta, quale pinnacolo, la statua della madonna Immacolata (sulla cui base è inciso “Posuerunt me custodem = Mi posero come custode”), protettrice di Bitonto, a ricordo del miracolo avvenuto il 26 maggio 1734, quando il generale spagnolo Montemar vinse gli austriaci e per questo sembrava che la città fosse perduta. Gli spagnoli stavano per mettere a ferro e fuoco la città, quando la Madonna apparve in sogno al generale spagnolo, ordinando di andarsene.
Dopo la statua, scendendo in basso troviamo il vano dell’orologio. Agli spigoli si notano infine gli acroteri seicenteschi.

Più in basso si vede lo stemma della città che rappresenta due leoni, i quali indicano i due sedili della città, quello dei nobili e quello dei popolani; al centro un ulivo che è il simbolo di Bitonto essendo la sua maggior fonte di ricchezza; fra i rami troviamo cinque corvi che rappresentano le cinque famiglie che ebbero Bitonto come feudo: Caldora, Ventimiglia, Orsini, Acquaviva d’Aragona e Cordoba. La fascia sotto lo stemma riporta il motto: “Ad pacem promptum designat oliva botuntum”.

Infine sull’architrave della porta è situata una copia della famosa predella policroma ( l’originale, opera devozionale di un anonimo, fu restaurata da Dino Fioriello e attualmente è conservata nel Palazzo di Città) con iconografia dei Santi protettori della città. Questa che ora vediamo è una fedele copia, realizzata su richiesta del sindaco dal pittore, nonché, come già accennato, restauratore dell’originale: Dino Fioriello. Al centro troviamo l’ostia sacrificale, il segno di croce e la sigla IHS (Iesus Hominum Salvator), che suggeriscono una visione cristocentrica della religiosità popolare. Verso sinistra abbiamo l’Immacolata Concezione, S. Rocco (cane che addenta una pagnotta di pane), S. Biagio (rastrello), S. Francesco Saverio, S. Chirico, S. Agostino, S. Antonio Abate (focolare e campanello); verso destra troviamo S. Michele, San Francesco da Paola (bastone con il Caritas), S. Domenico (chiesa conventuale), S. Gaetano, S. Nicola e S. Vito (i due cani e la palma del martirio). La predella era inoltre fiancheggiata da due pannelli lignei, raffiguranti uno S.Cosma e l’altro, ormai perso, raffigurante S. Damiano.

Il progetto interno si ispira a moduli serliani del tardo manierismo, con paraste bugnate.

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