L’età preistorica e quella greco-romana

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Liliana Tangorra

Bitonto fu insediata dall’uomo fin da tempi remotissimi. Secondo la tradizione Bitonto sarebbe stata fondata dal re illirico Botone, dal quale deriverebbe il nome.
Le tracce che ci ha lasciato parlano delle sue tradizioni, delle sue abitudini comunitarie, del suo evolversi dal punto di vista culturale e sociale e di conseguenza delle influenze subite da parte di più fattori esterni.. Attraversato da un piccolo fiume (Tiflis), oggi privo di acque, Bitonto fu interessato da insediamenti sin dall’età del bronzo (XIV-XII sec.) in località Chiancarello, Megra, Tauro… Una traccia della presenza umana nella zona è costituita da uno dei più grandiosi monumenti megalitici, scoperto nel 1961 sulla provinciale Giovinazzo-Terlizzi. Si tratta di un dolmen che, assieme ai menhir che si trovano nelle vicinanze rappresentano le testimonianze della prima civiltà pugliese.

I numerosi reperti archeologici rinvenuti in alcune cavità presenti nel territorio, testimoniano la presenza degli antichi abitanti in quello che le fonti chiamano ager butuntinus. Purtroppo, finora sono mancati sia uno studio metodologico, che una ricerca stratigrafica di questa civiltà cavernicola.
Più documentati sono i periodi storici che si avvicinano alla storia. L’esame di numeroso materiale archeologico, rinvenuto nel corso degli anni, testimonia che Bitonto fu un centro fiorente nei secoli VI e V a.C. La ceramica che risale a questo periodo è pregiata e per questo prova la validità di una cultura autoctona che ben si articolava con quella delle altre città della Peucezia.

Si presume che sia stata sede di una comunità numerosa perché è stata ritrovata una zona molto ampia che fu destinata a necropoli, utilizzata anche in periodo romano. Questa necropoli occupa un grande settore ubicato in gran parte al di là del Tiflis esteso dall’attuale via di Palo, via del Musico, via Megra, via Palombaro, via Traiana, fino a via Terlizzi. Successivamente, i rapporti con alcune città della Magna Grecia, soprattutto con Taranto, permisero alla città un ulteriore sviluppo economico; essa si estese intorno all’acropoli radunando nel suo territorio anche le popolazioni che vivevano sparse nelle campagne.

Nel IV secolo, Bitonto, divenuta un importante polo di attività economica, coniava monete con la scritta BYTONTINON. Su queste monete la popolazione riconosceva immagini come quella della civetta (simbolo di Minerva), della conchiglia, della figura con cimiero corinzio (Pallade), del fascio di fulmini, della spiga di grano o dell’ulivo.
La ricchezza dell’arredo di alcune tombe e la pregevolezza di alcuni vasi certamente importati sono testimonianza di tutto questo.

Il culto delle divinità greche, soprattutto della dea Minerva protettrice dell’ulivo, coltura privilegiata e antichissima del territorio, persistette anche sotto la denominazione romana. Alla dea Minerva, il romano C. Noinus dedicò un tempio i cui ruderi rimangono ancora nel giardino della chiesa di S. Pietro in Vincoli (un’antica tradizione ritiene che S. Pietro sia passato da Bitonto sradicando il culto delle divinità pagane).

Nel periodo romano, Bitonto fu un Municipio; fu attraversata dalla via Traiana e dalla Vectabilis ad Peucetios che portavano alle colline della Murgia. Subì certamente una espansione urbanistica lungo la via Traiana, dall’acropoli fino alla porta di Ruvo. La ceramica di questo periodo è più scadente di quella precedente.
Citano Bitonto vari storici e geografi latini, tra questi Marziale, Plinio (i Bituntinenses sono inclusi da Plinio nell'elenco dei Populi Apuli) e Strabone.

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