Dal V al XII sec.

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Liliana Tangorra

I secoli del periodo tardantico e dell’alto-medievo sono caratterizzati dalla quasi totale mancanza di documenti che ci impedisce di ricostruire almeno in parte la vita civile ed economica della città di Bitonto. Dopo la caduta dell’Impero Romano e dopo la morte di Teodorico nel 526 e la susseguente crisi del regno ostrogoto, si giunse nel 535 allo scoppio della guerra greco-gotica, che interessò direttamente la Puglia nelle ultime fasi del conflitto. Molte città dell’interland barese finirono sotto il dominio di Bisanzio, che impegnata com’era alla difesa del suo territorio nella parte orientale, considerò le nostre terre come dei domini dalle quali percepire solo tasse ed esercitare una sorta di protettorato. Per questo le popolazioni autoctone si organizzarono con forme di autogoverno.

Le incessanti lotte tra Bisanzio e le popolazioni straniere che tentarono più volte di insediarsi sulle terre di Puglia, tormentarono la vita delle popolazioni indigene. Nel X secolo, per più volte, i Saraceni tentarono di conquistare la città di Bitonto, molto probabilmente riuscirono a insediarla, ma dovettero abbandonarla nel 975, senza, comunque, rinunciare anche in seguito alla sua occupazione.
Nomi di personaggi illustri che dominano in questo periodo e che le fonti documentano, sono: Mesardonite, greco, mandato in Puglia per sanare la rivolta di Melo e che morì a Bitonto il 1017; e Raja, duca di Bari, il quale prenderà la rivincita sui greci.

Dopo l’anno mille i protagonisti della conquista delle terre pugliesi furono i Normanni di Roberto il Guiscardo, un popolo di origine nordica. La loro dominazione non fu accettatavolentieri; ma essi, con donazioni al demanio della città e garantendo la pace, riuscirono a stanziarsi in queste terre.
I normanni riuscirono nel loro intento pacifico grazie a una politica “liberale” la quale garantiva alla popolazione locale di svolgere la propria attività politica in un modo simile a quello che caratterizzò il periodo della dominazione bizantina.
I notabili e la borghesia organizzavano il potere amministrativo, mentre la giustizia era garantita dai boni homines, che favorirono anche la ripresa agricola con la messa a coltura di nuove terre.

Due nuovi fattori, in funzione antiorientale, parteciparono alla rinascita della vita cittadina: la formazione della Chiesa locale. e la presenza dei Benedettini, quest’ultimi si stabilirono al di fuori delle mura della città edificando il monastero di S. Leone e favorendo, con la loro teoria dell’Hora et Labora, la ripresa dell’economia e del commercio locale, con opere di bonifica e di metodologia di coltura più qualificate. La tradizionale "fiera di San Leone", che si svolgeva il 6 aprile, per commemorare la festa di S. Leone,era molto importante, a quest’ultima si recavano mercanti e compratori da tutta la regione e non solo. Già celebre nel XIV secolo come fiera di animali, venne citata nel Decamerone di Giovanni Boccaccio.Grazie a questo clima di rinnovata prosperità, i bitontini si accinsero, in concorrenza con molte altre città pugliesi, ad un’impresa molto importante: la costruzione della Cattedrale, la quale doveva essere centro politico e culturale. Utilizzando una risorsa naturale del nostro territorio, la pietra tenera, le maestranze alzarono l’edificio sacro simulando gli schemi costruttivi delle basiliche vicine come quella di Bari. Bitonto comincia a costruire la sua Cattedrale con l'aiuto non solo dei nuovi ceti cittadini composti da nobili e mercanti, notai e giudici, vescovi ed artigiani, ma anche con l'impulso e l'aiuto economico degli stessi normanni e dei loro capi. A questo periodo della nostra storia risale la costruzione anche di altre chiese bitontine: S. Silvestro, S. Valentino, S. Giovanni, S. Leucio Vecchio.

Nel periodo svevo Bitonto seguì l’avvicendarsi del conflitto tra il Papa e l’Impero anche se un interessante scultura della Cattedrale sembra glorificare Federico II. Non sempre questi meritò il favore della popolazione, se è vera la cronaca di Matteo Spinelli il quale ricorda che nel giugno del 1250 la città di Bitonto fu saccheggiata a causa della posizione ostile nei confronti dell’imperatore del vescovo Sergio da Orvieto. La città,comunque, qualche mese dopo, accolse il corteo funebre che condusse il cadavere di Federico II a Palermo.

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