Dal XIII al XV sec.

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Liliana Tangorra

L‘arrivo degli Angioini fu un flagello per il Meridione; innanzitutto determinò un cambiamento non solo della situazione politica, ma anche amministrativa del Mezzogiorno. Quasi sicuramente furono gli Angioini stessi che, come fecero per Napoli, distrussero tutti i documenti che riguardavano l’età sveva e con questi anche quelli delle epoche più remote. Per questo sono poche le tracce scritte che riguardano Bitonto nel periodo che precede l’avvento angioino.
A causa di una concezione dello Stato di stampo propriamente feudale, il potere dei nuovi dominatori si basò essenzialmente sulla benevolenza dei feudatari a cui venivano assegnati terreni e sulle imposte fiscali.

Nel 1273 il re intervenne a delimitare i confini del patrimonio regio per tutelare i diritti dei cittadini, i quali erano continuamente violati dai “bravi” dei feudatari o comunque delle persone più influenti della zona. Carlo I d’Angiò tentò di risollevare le sorti del Mezzogiorno promuovendo lo sviluppo delle arti e del commercio. Per questo personaggi come Sergio Bove, originario di una famiglia di mercanti e armatori di Ravello, trasferitosi a Bitonto per il commercio dell’olio, si fece promotore, su invito del re Carlo, della costruzione della magnifica chiesa di S. Francesco d’Assisi nel 1283, accattivandosi il benemerito della Santa Sede.
A causa della corruzione imperante, conseguenza del rapporto clientelare del feudo, anche Bitonto subì la sorte di molte città del Regno, rimanendo infeudata alla regina Sancia, moglie di Roberto d’Angiò, dal 1318. Questo era un beneficio, in quanto la nobile signora prendeva da Bitonto quanto le serviva, concedendo alla città, che dichiarava di esserle fedele, numerose concessioni.

Con l’avvento diCarlo di Durazzo, nel 1345, Sancia abbandonò l’investitura del feudo di Bitonto. Le complicate vicende dinastiche legate a Giovanna I determinarono la discesa nel Meridione di Luigi I re d’Ungheria e lo schieramento delle città del Regno a favore di uno dei due contendenti. La città di Bitonto parteggiava per Luigi I, mentre Giovanni Pipino, conte di Minervino sosteneva fortemente la regina Giovanna. Le conseguenze delle vicende belliche che accompagnarono questa rivalità, furono “sentite” dalle mura della città che furono rinforzate in alcuni punti e rifatte in altri (è di questo periodo il torrione di Porta Robustina). Sino alla morte di Giovanna II la famiglia dei Durazzo tenne il feudo di Bitonto che solo nel 1438 passò al generale Giacomo Caldora.
Altre vicende tennero occupato il suolo bitontino: fino al 1452, il feudo, dopo la conquista da parte di Alfonso d’Aragona, fu tenuto da Giovanni di Ventimiglia ma il principe di Taranto Giovanni Antonio del Balzo Orsini e poi il genero Giulio Antonio Acquaviva con un’altra battaglia riuscirono a strappare il diploma di riconoscimento dell’infeudazione del re Ferdinando

La fine del secolo XV e gli inizi del secolo XVI, furono tempi di un periodo di rigoglio culturale, economico…paragonabile solo al periodo normanno-svevo. La causa di questa rinascita fu l’avvento degli Orsini e degli Acquaviva prima ma anche di alcune famiglie spagnole che ivi si stabilirono, tra queste ricordiamo quella dei Sylos.
Fu proprio grazie all’apporto economico e culturale di queste famiglie che Bitonto si arricchì di palazzi signorili, opere di abili artisti: palazzo Caldora, palazzo Vulpano e palazzo Sylos-Calò gioielli dell’architettura rinascimentale pugliese, palazzo De Lerma (altra famiglia spagnola), palazzo della regia Corte, perciò non è strano se, anche nella parte più antica, si trovano illustri esempi dell’architettura rinascimentale.

Molti scultori tra cui Nuzzo Barba da Galatina e Stefano da Putignano si impegnarono a decorare chiese e palazzi.
L’architettura religiosa, come quella laica, si affermò con prepotenza: furono edificate le chiese, con i rispettivi monasteri, di S. Maria della Chinisa (Minori Osservanti), di S. Maria delle Lame (Carmelitani) e di S. Pietro nuovo (al quale gli Olivetani annessero un monastero femminile).
Nello stesso periodo, si stabililono a Bitonto gli Agostiniani, mentre passò agli Olivetani il Monastaro di S. Leone. Nel 1548, il vescovo Cornelio Musso chiamò a Bitonto la comunità dei Cappuccini.

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