Dal XVI al XVII secolo

La morfologia della città, le sue peculiarità, l’economia, la flora e la fauna.

La città
a cura di Liliana Tangorra

Nel 1504 si decisero le sorti della penisola italiana. L’armistizio di Lione stabilì che l’Italia meridionale dovesse essere affidata agli Spagnoli. Tra quest’ultimi si era distinto il Capitano Consalvo Ferdinando di Cordova che, grazie al suo operato, ottenne dal re Ferdinando di Spagna il marchesato di Bitonto (1507). Il feudo passò, in seguito a sua figlia Elvira e all’omonimo nipote. Con l’aiuto del vescovo Cornelio Musso (uno dei rappresentanti del Concilio di Trento) i bitontini pensarono nel 1551 di riscattarsi dell’infeudazione. grazie alla collaborazione del clero locale e della buona volontà di ogni singolo cittadino. Nel 1553 don Consalvo ottenne 66.000 ducati e restituì a Bitonto la libertà. Tutto ciò non potette che agevolare il commercio ( si deve ricordare che nel 1556 fu acquistata anche la regia dogana); e i traffici si resero più celeri, a vantaggio dei cittadini e dei forestieri, i quali praticamente avevano porto franco nello scambio di prodotti, perché le merci che la città produceva, olio, grano, mandorle…erano esenti da dogane in tutto il Regno di Napoli.

Intanto la disputa che assillava Bitonto da quasi tre secoli con Bari per quanto riguardava i confini marittimi, si risolse: furono fissati i confini dove attualmente c’è il Titolo di Modugno, sulla spiaggia tra S.Spirito e Palese.
Per quanto riguarda la parte politica e amministrativa della città, le fonti parlano di un consiglio amministrativo formato da 36 elementi: 18 nobili e 18 borghesi, ai quali si aggiungevano quattro ufficiali: sindaco (con il compito di amministrare “giustamente e santamente la città”); il mastro giurato (che tutelava l’ordine pubblico); il banco (il quale effettuava pagamenti e riscossioni); l’erario (il quale amministrava i beni della città). sulla base di questi criteri, Bitonto fu amministrata fino a tutto il ‘600.

I problemi comunque si fecero sentire, soprattutto a causa della cattiva amministrazione, tanto da dover anche sostenere, nel 1600, la spesa per rifare in gran parte la muraglia della città e restaurare il tratto che correva da porta del Carmine a porta Bari.
In seguito, si dovette racimolare una quota di 20.000 ducati da versare al vicerè per evitare, nel 1638, una nuova infeudazione e per far fronte alla crisi del Regno di Napoli, per le cui spese dovevano provvedere i suoi domini in Italia
La conseguenza di queste spese ricadde sul popolino il quale vide aumentare il costo dei generi di prima necessità come farina, frutta, legumi… mentre i campi erano tormentati da calamità naturali. Bitonto così come tante città del Regno nel 1647 insorse soprattutto a causa dell’aumento della tassa di famiglia. I nobili aiutati dal Conte di Conversano, soppressero ogni rivolta.

Dopo che questi avvenimenti provocarono la crisi della borghesia, il clero e la nobiltà, nel ‘600, manifestarono il proprio potere economico costruendo chiese e palazzi.
Infatti, in questo periodo sorsero il palazzo Sylos-Sersa1e, i palazzi De Lerma e Spinelli in piazza Cattedrale, casa Grottole in via Maggiore, palazzo Alitti etc. Furono edificati, anche, nuovi monumenti religiosi grazie all’impulso della Controriforma. E’ di questo periodo la costruzione della chiesa dei Teatini ideata dall’architetto Dionisio Volpone e decorata da Carlo Rosa che, a sua volta, progettò e affrescò in parte la chiesa del Crocifisso sulla vecchia via di Bari. Il Rosa con i suoi allievi Nicola Gliri e Francesco Antonio Altobelli fondò una scuola e un’impresa decorativa che lavorò in tutta la Puglia.

Furono costruite le chiese. di S. Francesco da Paola e del Purgatorio inaugurata quest’ultima dal vescovo Massarenghi all’edificazione provvidero i fratelli Valentino, una famiglia di costruttori rinomati non solo a Bitonto, la cui opera si è perpetuata per intere generazioni.
Fra gli illustri bitontini di questo periodo vale la pena ricordare il matematico, architetto e ingegnere di Castel Sant’Angelo Vitale Giordano, il quale a Roma eseguì lavori pei i Pontefici, innalzò l’obelisco egizio di Montecitorio, scrisse opere scientifiche  tra cui «Euclide restituito».
Furono fondatori dell’Accademia degli Infiammati nel 1622 il vescovo Carafa, P. Giuseppe Sylos, G.B. Giannone e altri; ad essi si unirono in seguito Bartolomeo Maiullari, poeta e Raffaele Tauro, commediografo.

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