Chiesa del Crocifisso ei Teresiani

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di Liliana Tangorra
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La chiesa fu costruita su una precedente edicola rurale, detta del Rapestingo, meta devozionale del popolo. La chiesa del Crocifisso fu consacrata dal vescovo Crescenzio nel 1671 come si legge sul fregio del portale. Questa fabbrica, sia per il disegno che per gli affreschi dell’interno, è strettamente legata al nome dell’artista Carlo Rosa.

La facciata è divisa in due zone. Quella inferiore è legata a modelli classici, mentre quella superiore, arcuata, svolge motivi originali e temi più vicini all’architettura barocca. La struttura del manufatto rieecheggia il tipo di costruzione a trullo della campagna locale. La caratteristica maggiore e, anche la più originale, è il sistema a cupole in asse inglobate in tiburi a tamburo, ricoperte da trulle con il classico rivestimento a chianchette. All’organismo originario sono state apportate delle modifiche, lo si deduce dai documenti (Valente) e dalle incoerenze interne: gli altari di San Filippo Neri e San Martino sostituiscono gli ingressi laterali, ormai murati. Tali modifiche furono apportate subito dopo la consacrazione.

E’ logico pensare ad un impianto ideato a tre ingressi: l’attuale a Nord e gli altri due sulle strade del Sarago e di Balice. Il triplice accesso rispondeva inoltre alla funzione che liturgicamente si voleva dare alla chiesa: organismo il più possibile raccolto intorno alla cupola, al trionfo della Croce; un edificio quasi a pianta centrale, ma la cui stessa facciata e la posizione del documento iconico, “oggetto” di venerazione, hanno determinato un orientamento che si accentuò con la chiusura degli ingressi laterali.
Tuttavia lo spirito centripeto della fabbrica, si può riscontrare nella consuetudine locale, facendo pensare alle tipiche fabbriche della tradizione chiamate “Trulli” o a chiesette rurali con cupole in asse che si fanno risalire addirittura ai primi insediamenti cristiani in Puglia. E’ eccezionale la combinazione di elementi di varia estrazione culturale combinati in un organismo unitario per volumetria. Non a caso quest’organismo di recente é stato inserito in un itinerario del seicento meridionale, esso é un unicum in Puglia sul piano della morfologia architettonica

All’interno, la chiesa si presenta a forma di croce con i bracci voltati a botte, tranne quello anteriore che è a crociera. L’intersezione formata dei bracci dà origine ad una cupola di grande effetto scenografico che il pittore Vito Antonio De Filippis il 1703 affrescò prendendo in esame il tema del trionfo della Croce. Gli altri affreschi che decorano la chiesa sono opera del Rosa e della sua scuola. Certamente, dopo la costruzione dell’edificio, cominciarono a venir meno i fondi ed intervenne la morte del Maestro (12.9.1678).

Rimasero programma e cartoni e, su questa scorta, operarono gli allievi di Carlo Rosa, fra cui il Gliro. I lavori rallentarono tanto che nel 1703 la Bottega Bitontina interruppe l’operato per questo si doveva trovare un continuatore. Certo vi erano i Porta a Molfetta, i De Musso a Giovinazzo, ma questi aderivano ad un altro stile.
Soltanto dopo tante ricerche si trovò in Triggiano un continuatore dell’arte del Rosa, il sacerdote don Vitantonio De Filippis, zio del più noto Nicola, allievo del Solimena.

Rispetto al maestro era più artigianale, più computo, ma anche maggiormente cessibile al popolo devoto, il De Filippis riuscì a portare a termine il programma decorativo che non poteva non concentrarsi, come abbiamo già accennato, nell’esaltazione della Croce.

All’interno della facciata principale, sul lato destro, è raffigurato il profeta Giona nell’atto di essere rigettato da un grosso pesce sulla spiaggia di Ninive; a sinistra, il martirio del profeta Isaia. Nella semilunetta di destra è raffigurato Gesù che si accinge a lavare i piedi a Pietro; dalla parte opposta, l’ingresso di Gesù in Gerusalemme. Nelle vele della volta a crociera è rappresentato il tetramorfo. Nel braccio destro della chiesa è la cappella dedicata a S. Martino. Nella semilunetta si osserva la Flagellazione di Gesù. Sull’arco, tre riquadri rappresentano scene della vita di Mosè: Mosè deposto in una culla alle rive del Nilo; Mosè guardiano delle pecore; Mosè che discende dal monte con le tavole della legge.

Nel braccio di sinistra è la cappella dedicata a S. Filippo Neri; vi era, fino a poco tempo fa, una tela del santo dipinto da C. Rosa, sepolto proprio in questo luogo. La tela assieme a quella di San Mrtino furono trafugate. Nella semilunetta di questa cappella è rappresentato Gesù nel Getsemani, mentre sull’arco, altre scene bibliche: il patriarca Abramo, Agar nel deserto.

Sull’altare principale, invece, è rappresentata la Deposizione dalla Croce; è una delle opere più interessanti del Rosa che in questa parte della chiesa volle apporre in maniera decisiva la sua firma. Nei riquadri dell’arco sovrastante sono dipinti: Aronne, la visione di Giacobbe, il sacrificio di Abramo, S. Elena imperatrice, Costantino il Grande. Quattro angeli sono dipinti all’incontro dei bracci con la cupola.

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