Chiesa e Monastero di S. Leone

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di Liliana Tangorra
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Il più antico monastero di Bitonto è quello dedicato a S. Leone Magno, sorto a Nord della città a circa 800 m. dell’ingresso del borgo antico (porta Baresana). Il più antico documento che parla di questa fabbrica si fa risalire al 1148, in una pergamena dell’Archivio dei Monti di Gravina si legge che in quell’anno il marchese Manfredi e sua moglie Filippa donavano al “MONASTERO S. LEONIS PAPAE CONFESSORIS HAUD LONGE A CIVITATE BOTONTI SITO HABERE” alcuni beni nel territorio gravinese per l’estensione di quattro ettari.

Alcuni studiosi fanno risalire la data di fondazione di questo monastero al sec. IX, ma come abbiamo visto, finora nessuna testimonianza anteriore al sec. XII ci dimostra e ci dà notizie in merito. E’ certo, comunque, che nella prima metà del sec. XII, il monastero doveva svolgere già una notevole attività religiosa ed economica, come attestano alcuni documenti relativi a offerte e donazioni.

Il monastero originario nel 1266 era già in rovina; in questa data l’arcivescovo di Bari rivolse un appello affinché i fedeli contribuissero con elargizioni alla sua ricostruzione.

L’ordine dei Benedettini vi rimase fino agli inizi del sec. XV, quando il monastero fu ridotto a Commenda dell’Ordine Gerosolomitano. Nel 1494 succedettero gli Olivetani che vi rimasero fino al 1807. Nel 1886 un gruppo di frati minori osservanti, guidati da P. Agostino Del Vecchio di Barletta, dopo varie peripezie, comprò poco per volta il monastero e l’annessa chiesa, ridotti ormai a ruderi, e furono ricostruiti e riconsacrati da mons. Tommaso De Stefano nel 1898. Le fabbriche superstiti non ci consentono di capire come si presentava il complesso monastico fino a tutto il secolo XVII. Questo sito extra moenia, ciò posto fuori le mura cittadine fu adibito addirittura a ovile fino al rinnovamento ottocentesco.

Le testimonianze documentarie attestano l’esistenza di tre cinte concentriche all’edificio monastico; ed è proprio entro queste fabbriche che prese avvio nel secolo XII, per probabile licenza di Guglielmo I, l’importante fiera annuale di San Leone celebrata persino nel Decameron del Boccaccio.
L’attuale struttura della chiesa risale al 1266. Ben visibile è il campanile a vela, consistente in un semplice pilastro di pianta rettangolare che fiancheggia il lato sud-occidentale della chiesa. Per apprezzare il rosone, con archetti a raggiera sostenuti da disco centrale, bisogna spostarsi su via De Gasperi, perchè la parte inferiore della facciata originaria è occupata da fabbriche posticce.

L’interno è stato rifatto alla fine dell’800 su progetto del Bernich; rimangono delle strutture originarie l’arco ogivale e l’abside affrescata. In questo ambiente unitario, è chiara la visibilità del vano del coro. In questa parte nobile della chiesa, nel corso del ‘300 i monaci procedettero ad una vasta decorazione a muro che trova un grande riscontro nelle chiese trecentesche del territorio tarantino (S. Maria Assunta a Castellaneta), e brindisino (Santa Maria del Casale). Gli affreschi risalgono al sec. XV, ma in alcuni punti ormai crollati si notano, sottostanti strati di epoca più antica; essi furono restaurati da Domenico Brizi di Assisi nel 1918.

Negli spazi centrali sono rappresentati: l’Eterno Padre, l’Ultima Cena e poi, più in basso, i Novissimi. La parete di destra che porta alla sacrestia presenta i quattro evangelisti, S. Caterina d’Alessandria e altre figure di santi. A sinistra dell’abside è rappresentato il Trionfo della Croce, S. Benedetto ed altri santi benedettini. Sulla parete sinistra emerge un grandioso Crocifisso, l’Arbor Vitaesituato tra sole e lima che nel simbolismo biblico prende il significato di “asse del mondo”.
Dal Crocifisso ci sono dei cartigli con le massime di San Bonaventura. Attraverso i rami viene stabilito un percorso graduale e doloroso che porta a Dio.
Il tema riveste un ruolo importante nella rappresentazione della Crocifissione, diffuso nel XI secolo grazie al misticismo francescano.
Ai lati del Cristo crocifisso sono raffigurati i dolenti, la Vergine e San Giovanni Evangelista; coronano la Crocifissione gli Apostoli inseriti in riquadri rettangolari, mentre in quelli esagonali vi sono Santi Benedettini.

Ai piedi del Cristo seduto in trono vi è San Pietro, ma anche i capi fondatori degli Ordini Monastici: San Benedetto, San Domenico, San Francesco d’Assisi.
Una curiosità si ritrova sul bordo inferiore delle pareti dove molte volte si possono trovare segni popolari di mercanti ed esempio la conta delle pecore, date e autografi.
all’interno del monastero si trova anche un pregevole chiostro del quale rimangono solo due ali con arcate sostenute da esili colonne e interessanti capitelli.

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