Chiesa ex Convento dei Domenicani

Chiese, strade e piazze storiche, monumenti, palazzi ed edifici storici, insediamenti rupestri.

a cura di Liliana Tangorra
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La costruzione della chiesa e del convento dei Domenicani ebbe una lunga storia. Gli allestimenti iniziarono nel 1258 quando il vescovo Gerio Pancrazio, domenicano, introdusse  la comunità domenicana a Bitonto e grazie  alla collaborazione dell’allora sindaco Marco Panelli, ottenne il passaggio di proprietà della piazzetta destinata a pubblico mercato e la chiesetta ivi esistente dedicata a S. Nicola (detta appunta del Mercato) perché potesse essere costruito un convento del suo stesso Ordine (i Domenicani). I lavori di costruzione del complesso monastico non procedettero con dovettero procedere con costanza e celerità. Nel 1374i lavori erano ancora in corso; infatti, l’abate Andrea de Basilio donò diverse case con giardino affinché si innalzasse la chiesa di S. Domenico con chiostro e dormitorio e tutto quello che potesse essere necessario al convento.

La primitiva chiesa era dedicata a S Pietro martire il cui altare sorgeva alla sinistra della porta maggiore. L’altare basilicale fu costruito da Francesco Oculato nel 1388 grazie alle donazioni del nobile Vito Giannone. Sia il detto altare che il volto interno della chiesa sono stati completamente cambiati. Nel 1390 fu consacrata la nuova chiesa e da allora in poi cominciò ad arricchirsi di altari e di cappelle. Nel corso del Seicento la chiesa dovette subire revisioni strutturali e formali tali da modificare sostanzialmente l’aspetto originario. Sono leggibili le tracce che sono rimaste dagli inizi dell’impresa ai cambiamenti di gusto nel tempo. Il convento fu soppresso il 1806 e la chiesa fu affidata dal municipio alla congrega del SS.mo Rosario, mentre il convento fu impiegato per usi civili, fra cui la stessa sede comunale.

La facciata, nella parte inferiore, appartiene all’inizio dell’impresa ed è di stile romanico, quella superiore fu probabilmente rifatta nel ‘600. Il portale è romanico con archivolto in cui sono scolpite foglie di acanto spinoso e un girale di perle e sostenuto da mensoline a forma di mani. L’archivolto e sovrastato dagli stemmi di Carlo III di Durazzo e di Giovanna I. Lo stemma più piccolo, su cui sono scolpiti tre pesci, è forse dell’abate fondatore del convento. Le finestre della parte superiore sono posteriori e sono dell’epoca di rifacimento dell’interno, al di sopra si trova lo stemma civico della città.

L’interno della chiesa è a navata unica. Sulla sinistra, entrando dal portale principale. si può notare lo spendido monumento sepolcrale di Petruccio Bove, opera di Nuzzo Barba di Galatina (1485). Il luogo della sepoltura era stato concesso allo stesso il 1474. E’ un nobile monumento; sul sacello si apre una struttura classica con lesene scanalate sostenenti una trabeazione e a sua volta poggianti su due buoi. Anche l’acquasantiera è da attribuire allo stesso autore, sulla cui base ricorre l’emblema dei Bove.
L’interno è rivestito di stucchi, lo stile della cappella dei misteri è barocco tanto che il virtuosismo scultoreo raggiunge la perfezione. Tutta la chiesa è ricca di altari (altare di San Rocco, dell’Addolorata, Sant’Antonio da Padova, del Santissimo Rosario), di tele e di altre testimonianze storiche. Limitrofo al portale d’ingresso è il convento con un largo chiostro, malamente restaurato di recente, nel cui atrio si possono ammirare due magnifiche vere di pozzi.

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