Quanto vale l'industria del matrimonio in Puglia?

Testo di: Stefania Leo


Fino al 2019 il fatturato totale del comparto dei matrimoni in Italia era pari a 30 miliardi di euro per un totale di 171.405 celebrazioni. Di questi, 9.147 erano matrimoni stranieri e 162.258 italiani. L'intero pacchetto di eventi produceva rispettivamente un fatturato di 7.992 miliardi e 22.008 miliardi (dati: Assoeventi). I matrimoni stranieri, pari al 5,2% di tutti quelli realizzati in Italia, nel 2020 avrebbero sviluppato un fatturato pari al 30% di quello totale, cioè 30 miliardi di euro. Del milione di addetti coinvolti nell’organizzazione di eventi, circa 850 mila di lavoratori stagionali e 150mila a tempo indeterminato nel settore del wedding attualmente non sono protetti da alcun ammortizzatore sociale.

Negli ultimi 3 anni, fino al 2019, l'intero settore aveva registrato incrementi di performance. Poi è arrivato il Coivid-19, con il suo primo e secondo lockdown. Ma se a maggio 2020 sembrava aver prevalso un clima da «liberi tutti!», le cerimonie dell'estate 2021 continuano a svolgersi sotto rigidi protocolli e con grande attenzione ai Green Pass e al distanziamento sociale. Ma i matrimoni "nostrani non bastano" e la pandemia ha completamente spazzato via l'intero fatturato dei matrimoni stranieri. Al 31 dicembre 2020 la perdita di fatturato del comparto wedding è pari al 90% rispetto al dato 2019 a fronte dell'annullamento dell'85% degli eventi in programma rispetto all'anno precedente. La perdita prospettica dell’indotto di questo settore è di circa 60 miliardi compreso il comparto del tessile per i tovagliati, il comparto dell’industria del vetro per i bicchieri, il comparto delle lavanderie industriali, il comparto dell’edilizia per le manutenzioni, il comparto dei mobili per gli arredi, per non parlare della ricaduta sul settore Horeca.

Assoeventi, Michele Boccardi: «Rispettare le regole per proteggere l'intero comparto wedding»

La parola “matrimonio” in Puglia vale 1 miliardo di euro di fatturato sui 30 complessivi del fatturato nazionale. L'intero comparto coinvolge 130 mila addetti, che hanno lavorato per rendere reali i 18.536 matrimoni celebrati nel 2019. In più, la Puglia vanta un importante primato: è anche la prima regione al mondo scelta per i destination wedding, matrimoni celebrati a molti chilometri lontano da casa, con un pugno di invitati o addirittura con i soli sposi. Su 18.536 matrimoni che la Puglia avrebbe dovuto accogliere nel 2020, 1.290 erano cerimonie legate a questo fenomeno. La pandemia ha provocato – tra rinvii e cancellazioni – la riduzione dell'85% dei matrimoni, con una perdita conseguente del 90% dei ricavi. Dal 4 marzo 2020 al 15 giugno 2021 il settore è rimasto immobile, con qualche singulto di vitalità nell'estate 2020. «Dopo tantissimi sforzi – spiega Michele Boccardi, presidente Assoeventi – abbiamo ottenuto una riapertura con un rigido protocollo, simile a quello degli stadi».

Quando la pandemia ha spento i matrimoni, quali sono state le criticità più urgenti che Assoeventi ha dovuto fronteggiare?

Prima di tutto, a marzo 2020, abbiamo dovuto affrontare la totale irrilevanza giuridica del settore. Forse, come comparto, non eravamo nelle corde del governo in carica e quindi, almeno in quella prima fase, eravamo invisibili. Nei primi tre mesi tutto il nostro impegno si è concentrato nello sforzo di farsi conoscere. Poi abbiamo lavorato per ottenere i sostegni necessari per le nostre imprese: era chiaro che la crisi sarebbe durata ancora a lungo ed era necessario tutelare gli addetti. Si tratta di aziende che vivono sulla programmazione, che hanno costi di manutenzione altissimi, che gravano solo sulle aziende. A valle di questi mesi, anche se non abbiamo ancora il dato definitivo, si teme che molte aziende e professionisti si siano persi per strada, falciati dagli effetti della pandemia.

Michele Boccardi cr. Assoeventi

Ristori: hanno funzionato?

No, non hanno funzionato. Nella prima parte del 2020, avendo un parametro capestro che assimilava le sale ricevimenti ai ristoranti, siamo stati completamente defraudati dei ristori. Durante il governo Draghi la situazione è migliorata, ma per aziende che generano fatturato e indotto da milioni di euro, praticamente ferme, non sono arrivati sostegni adeguati. Bisogna concentrarsi sui dati: le perdite economiche, ma anche professionali, perché per risollevare un settore che è stato fermo 16 mesi, non ci si può affidare alle speranze di una ripresa economica autonoma. Il nostro appello è diretto al governo: deve condurci per i prossimi 24 mesi a un'azione di rilancio che possa metterci in condizione di tornare alle condizioni pre-Covid entro il 2023.

Ha fatto molto discutere la questione dei codici Ateco uguali per sale ricevimenti e ristoranti, come se una struttura per matrimoni potesse sopravvivere facendo asporto e delivery. In alcuni casi, come ad esempio per i fotografi, questi codici hanno fatto più danni che altro. Qual è stato il vostro impegno in merito?

Con Assoeventi l'abbiamo bypassata, lavorando per eliminare questa situazione. Il settore wedding è composto da 77 codici Ateco. Stiamo concentrando gli sforzi dell'associazione di categoria per arrivare a un codice Ateco unico per l'intero comparto. Ma occorre uno sforzo burocratico importante: ora che siamo riusciti a farci vedere dalle istituzioni, sarà questa la nostra prossima battaglia.

Dal 15 giugno 2021 i matrimoni sono ripartiti in tutta Italia, seppur con diverse limitazioni. Quali sono le stime di crescita del settore wedding?

Con il calo del numero degli invitati necessario per rispettare le restrizioni, e la perdita di risorse umane che hanno sperimentato sulla propria pelle le incertezze del settore, per ricompattare il peso economico del settore ci vorrà del tempo. 

Dopo una prima fase di applicazione non proprio efficiente, presentare il Green pass in sala è diventato obbligatorio per poter pranzare o cenare in spazi al coperto. Secondo lei, ci sarà qualcuno che farà il furbetto?

Siamo molto orgogliosi del protocollo per la ripartenza dei matrimoni, nato proprio grazie alle competenze che abbiamo qui in Puglia. La campagna vaccinale procede spedita e il Green pass è accessibile anche a chi ha fatto la prima dose da 14 giorni. Presto non sarà nemmeno più necessario tamponare i ragazzi dai 12 ai 25 anni, fascia più critica in questo momento, perché saranno vaccinati. Il Green Pass garantisce l'esecuzione dei matrimoni e aggirare il protocollo da parte degli operatori significa scegliere di portare tutti noi nel baratro dello scorso anno. Sulla nostra testa pende la spada di Damocle della variante Delta. Rispettare le regole è un modo per tutelare il settore e tutelare la salute dei cittadini. Potremmo trovarci ad affrontare la quarta ondata in ottobre, una minaccia che porterebbe all'estinzione dell'intero comparto wedding. Chiesto agli operatori del settore di rispettare le regole per proteggere la salute di ogni cittadino e per continuare a operare in un clima di concorrenza leale con i colleghi.

Secondo lei nei matrimoni 2021 c'è più gioia o più paura e prudenza?

C'è una voglia molto forte di tornare a festeggiare: a questo desiderio vaanno affiancate disponibilità degli operatori e collaborazione di tutti nel rispettare le regole vigenti.

Wedding planner, i lavoratori invisibili dei matrimoni

Il wedding planner è un organizzatore di matrimoni. Questa figura diventa celebre circa 15 anni fa, grazie anche al film Prima o poi mi sposo, in cui Jennifer Lopez mostra tutte le sfaccettature di una professione ancora sconosciuta. Il wedding planner lavora come un coordinatore dell'evento: cerca la location per il ricevimento, aiuta a studiare e creare il mood dell'evento, cerca i fornitori più adatti al matrimonio e a volte lavora anche come "psicologo" di sposi troppo incerti, provati o stressati. Ci sono corsi che aiutano a intraprendere questa professione, per cui è necessaria una partita Iva. Un bravo wedding planner può arrivare fino a 70.000 euro l’anno, con un compenso che parte da 1.000 euro a cerimonia. Quando ha creato Evedding, Silvana Di Niso non avrebbe mai potuto immaginare che quella “favola” fatta di lieti fine e celebrazioni fiabesche sarebbe passata attraverso la mannaia di una pandemia, lasciandola di fatto senza lavoro per mesi. Il suo team si avvale di un collaboratore fisso e tra i sei e i dieci stagionali.

Nel 2020, con lei, si sono fermati anche loro. Solitamente gestisce una media di 15 matrimoni all'anno: nel 2020 sono stati quasi tutti spostati tranne due, mentre altri due sono stati definitivamente annullati. I ristori? «In dodici mesi ho ricevuto 1600 euro – racconta Di Niso – La categoria dei wedding planner è stata bistrattata anche rispetto al nostro settore. Dati i legami con il destination wedding, noi siamo considerati parte del settore turistico. Non abbiamo codici Ateco specifici: siamo considerati dei consulenti. Quando c'è stata qualche timida riapertura, noi siamo rimasti a guardare. C'è chi ha detto che tanto avremmo recuperato nel 2021, con i matrimoni rinviati, ma non è così: quest'anno, se va bene, riuscirò a coprire i costi. In più, abbiamo dovuto gestire contratti inadeguati rispetto alla pandemia: non ho restituito la caparra, dato che era stato comunque prodotto un lavoro prima del matrimonio. Alle coppie che hanno solo rinviato l'evento, ho invece sottoposto un nuovo contratto».

Parlaci del Destination Wedding: cos'è e quanto porta in termini di fatturato alla Puglia?

Se volessimo tradurre questa espressione inglese, potremmo definirlo matrimonio di destinazione. Gli sposi e gli ospiti decidono di celebrare il  loro amore, spostandosi insieme ai propri ospiti di un minimo di 400 km per almeno due giorni (ma di solito non sono mai meno di tre). Di solito i sceglie un luogo con cui si hanno legami, ma sta aumentando anche la scelta edonistica, cioè quella di un posto scelto solo perché bello. La Puglia è una wedding destination nella misura in cui viene scelta solo per la sua bellezza. A praticare questo tipo di cerimonie sono soprattutto gli stranieri. La prima nazione è la Gran Bretagna. Attualmente non sto lavorando su questo tipo di eventi, tutti annullati, anche se qualcosa si sta muovendo, ma siamo tutti in attesa di capire quali regole certe andremo ad attuare.

Qual è la spesa media per un Destination Weeding?

Si va dai 50 mila euro a salire. Il cliente ci dà il suo budget e noi ci muoviamo, chiedendo dei piccoli margini da poter sforare. Questo meccanismo permette di capire quanto costa il matrimonio a persona. Gli italiani invece si preoccupano di sapere solo quanto si spende per la location. Un altro elemento caratteristico del Destination Wedding è il numero di ospiti: non si va mai oltre le trenta persone.

Cosa hai fatto durante questa pandemia?

Il mio estremo positivismo ha sortito effetti anche stavolta! Ho continuato a lavorare ai progetti, anche per chi aveva spostato la data. Poi ho finito un master digital MBA, iniziato durante il primo lockdown. Mi è servito perché sono stata chiamata da Iulm come docente del settore wedding. Quindi, di fatto, durante la pandemia sono diventata un'insegnante! La formazione paga sempre.

Com'è andata con i matrimoni, tra una chiusura e l'altra?

Dopo la prima riapertura, ho fatto due inspiration wedding, cioè matrimoni di ispirazione, in cui il rito è simbolico. Ad ottobre, quando ho capito il trend, ispirata dalla lettura di un libro, mi sono trasferita per tre mesi alle Canarie. Qui ho fatto surf e lavorato a distanza. A febbraio sono stata chiamata per il vaccino anti-Covid. Quando sono sono tornata per la seconda dose, avendo intuito che il trend sarebbe stato uguale a quello dell'anno scorso, ad aprile ho ripreso a lavorare. Alcuni hanno tentennato ancora e tre hanno spostato al 2022. Otto dei miei matrimoni, di cui due destination wedding italiani, rimarranno nel 2021.

Qual è la cosa più strana accaduta nei mesi di pandemia?

L'abnegazione e la resilienza sono nel mio Dna. Quando è mancato il lavoro, ho fatto uno switch di priorità. La cosa più strana è che, dopo aver pensato tanto a me stessa, dopo essermi concentrata su di me, ho avuto paura di ricominciare. Mi sono chiesta: ho ancora voglia di fare questo lavoro? Avevo paura che l'inverno felice appena trascorso mi demotivasse. In più, alla ripartenza, ho scoperto che il livello di tensione e stress degli sposi è molto più alto rispetto agli anni scorsi. Ma quando ho fatto il primo allestimento, guardare sorgere una parete di luminarie alta 20 metri, mi ha emozionata. Questo sentimento mi è rimasto per tutto il giorno e ho capito che ricominciare era stata una scelta giusta.

Cosa ti ha insegnato questa pandemia a livello professionale: il tuo modo di lavorare e di approcciarti al matrimonio è cambiato?

Una cosa è certa: io sono cambiata. Quello di cui mi rendo conto confrontandomi con le colleghe è che il lavoro ora è un mezzo per raggiungere il fine economico. Io invece non vivo più per lavorare, e questo è il grande merito della pandemia. Ho imparato a mantenere i miei spazi e a dare priorità alle mie passioni. Oggi riesco a spegnere il telefono mentre pranzo. Purtroppo in molti non comprendono che tu sei un consulente. Per questo mi scrivono dopo il loro orario lavorativo, che però coincide con il mio tempo libero. Oggi ho capito che anche fare la wedding planner è solo un lavoro.

Nel 2019, in Italia sono stati realizzati 9.018 matrimoni stranieri a fronte di un totale di circa 190 mila matrimoni, con un incremento del +2,1%. Questi eventi hanno portato nel Belpaese 440.102 persone non residenti, di cui 18.037 sposi e 422.065 invitati.

Le presenze complessive registrate grazie al wedding tourism sono state 1.738.136: di queste 137.081 sono le notti di soggiorno di cui gli sposi hanno usufruito, mentre 1.646.055 sono state quelle fatte degli invitati.

Il fatturato complessivo del wedding tourism in Italia ammonta a 486.854.000 euro. Il costo medio sostenuto dalle coppie straniere per sposarsi in Italia è di circa 53.984 euro.

Valentina D'Agostino, la fotografia da matrimonio tra emozione e gesti di rottura

Il bilancio dei matrimoni 2020 per Valentina D'Agostino, fotografa di Molfetta, è disastroso. Dei 35 eventi in programma, ne ha portati a casa solo 4. Gli altri sono slittati tutti al 2021 e altri anche oltre. «Per fortuna siamo riusciti a gestire tutti i rinvii, senza che gli eventi si accavallasseri. Ho consigliato di farsi dare almeno due date dalle sale, anche se quelle più rigide ne hanno data solo una. In questo periodo di transizione ho anche acquisito alcuni matrimoni di coppie che sono giunte al loro grande giorno perdendo per strada il fotografo».

Valentina ha anche dovuto affrontare un paradosso simile a quello vissuto dalle sale ricevimenti. Infatti, i fotografi hanno lo stesso codice Ateco degli ottici. Quindi potevano essere aperti come studio, potevano accogliere clienti per i preventivi, fare qualche stampa, ma non avevano la possibilità di portare a casa la parte più importante del fatturato, cioè i matrimoni. «Noi siamo stati aperti anche durante il primo lockdown e, per comodità, sono andata ogni giorno in ufficio per lavorare. Portare il lavoro a casa sarebbe stato molto scomodo».

Cosa hai fatto durante questa pandemia?

L'abbiamo vissuta in maniera molto positiva. Insieme con mio fratello, che mi affianca nell'attività di wedding reportage come videomaker, ci siamo riguardati tutto il materiale girato durante l'anno precedente, sfruttando l'inattività come un momento di riflessione. Abbiamo individuato le nostre lacune e abbiamo messo a punto un questionario da sottoporre agli sposi. Qui abbiamo chiesto loro di riportare i dati importanti della coppia, il loro primo incontro, la loro quotidianità, i familiari e il loro rapporto con la fotografia. Questo strumento mancava nel nostro set e ci ha permesso di conoscere meglio le nostre coppie. Poi ispirati da uno dei quattro matrimoni del 2020, abbiamo iniziato a proporre il ritratto di famiglia come momento di ritrovo familiare, che dopo il lockdown ha acquisito un altro valore. Ho anche approfondito il tema maternity. Ho esplorato un po' di posti dove farò le prossime foto con le mie coppie e ho lavorato per trovare nuovo materiale per l'allestimento in studio. Ah, in tutto questo ho anche messo a punto e inaugurato il mio nuovo studio!

Qual è la cosa più strana accaduta nei mesi di pandemia?

Il nuovo saluto, quello fatto avvicinando i gomiti, è stato segnante per me, a livello fotografico. Molto più della mascherina. Perché se la mascherina cela il viso, il nuovo saluto, quello col gomito è un gesto di rottura più drastico rispetto al passato, alle strette di mano e soprattutto agli abbracci.

Qual è la cosa più emozionante accaduta in questi mesi?

Mi sono emozionata di più nel 2021. È successo al primo matrimonio, il 15 giugno 2021. Quando hanno iniziato a ballare, vedere la gioia, la vita, la normalità tra le persone, mi ha fatto pensare che non so se ce l'avevamo fatta, ma che quello che stavano vivendo e io fotografando, era bellissimo.

Cosa ti ha insegnato questa pandemia a livello professionale? Il tuo modo di fotografare è cambiato?

Con l'obiettivo ho sempre cercato i rapporti tra le persone: la ricerca dell'abbraccio, del contatto, e questa esigenza me la porto avanti soprattutto in questa fase di riapertura dopo le restrizioni.

Dopo la ripresa, cosa hai visto?

Gli sposi dicevano ad amici e parenti «ce l'abbiamo fatta!». Gli invitati si sono liberati nel ballo. La verità è che non ce la facciamo più. Poi, con l'arrivo dei vaccini, ci siamo lasciati un po' più andare. Ma gli sposi sono molto più prudenti dell'anno scorso: ci tengono a tranquillizzare gli operatori e i propri invitati, rispettando pedissequamente le regole.

La busta al matrimonio: quanti soldi regalare agli sposi?

Una volta ricevuto l'invito e pronunciato a denti stretti il proprio «Sì» all'evento, il pensiero corre, immediato, a un rettangolino bianco e al suo contenuto destinato: la busta con i soldi da offrire come dono di nozze agli sposi. Molti invitati si arrovellano per far quadrare i conti di casa, a volte anche le vacanze e la voglia di non sfigurare. C'è chi sceglie di districarsi dall'enigma e puntare sulla lista nozze o una quota per la luna di miele. Ma anche fuori busta, la cifra fa discutere. Che fare? Esiste un metodo infallibile per stabilire quanti soldi mettere nella busta da matrimonio.

L'usanza di regalare soldi agli sposi è il fossile storico in cui si legge l'esigenza di assicurare alla nuova famiglia un inizio più semplice. Nell'Italia meridionale, in tempi in cui la povertà si faceva davvero sentire, i parenti invitati a nozze erano considerati fondamentali per poter avviare una nuova famiglia. Col tempo le cifre sono cambiate e c'è chi sul meccanismo della busta da matrimonio ci ha costruito una teoria matematica.

Amedeo Colella, autore di Manuale di filosofia napoletana (Cultura Nova editore), sostiene che per determinare l'importo esatto vanno presi in considerazione il numero di invitati in famiglia (I), il grado di rapporto di parentela (P, con diversi coefficienti: Fratello 1,5 – Genitore 2,0 – Cugino 1,2 – Amico 1,0), costo del menu di nozze (C), numero bambini (B) e il coefficiente di squarciunaria (D), che significa il voler mettersi in mostra come invitato generoso.  Il fattore è il seguente: Squarcione 1,5 – Ngannaruto 1,3 – Amma fa’ ‘na bella figura 1,2 – Normale 1,0.

Ne nasce la seguente equazione:

BUSTA DA MATRIMONIO = (B/2+I) * (C+ (C * 30%)) * P* D.

L'autore sostiene che un fratello con moglie e due figli che vuole fare bella figura con gli sposi, seguendo l'equazione arrivi a versare 600 euro per l'evento. Ma come ben sa chi legge, le tariffe sono parecchio cresciute, anche a causa della pandemia che invita amici e parenti a mostrarsi più generosi per parare i colpi di imprevedibili crisi finaziarie che possono funestare la nascente famiglia. Come regolarsi dunque?

Il parametro principale resta quello del costo del menu di nozze. Un ruolo importante lo giocano i testimoni, che in maniera discreta possono far trapelare il costo tra amici e parenti, di modo che ognuno - tra adulti e bambini del proprio nucleo familiare - aiuti gli sposi a coprire i costi della festa (senza contare bomboniere e spese accessorie) creando una specie di partita a somma zero. Il resto è affidato al buon cuore e alle possibilità degli invitati.

Vito Gadaleta: «Così abbiamo imparato a fare a meno delle peonie»

Le peonie sono tra i fiori preferiti delle spose. Per evitare di ritirarli dall'estero, a Terlizzi, città dei fiori per antonomasia, in molti le hanno piantate. Durante il primo lockdown, alla notizia degli annullamenti a valanga dei matrimoni del 2020, i produttori hanno mandato al macero tutte le peonie pronte per la stagione. È questa l'immagine più dura del racconto di Vito Gadaleta, flower designer di Green Garden Gadaleta di Terlizzi. Nel 2020 gli sono stati rinviati 100 matrimoni e ne ha portato a compimento 40. «Altri sono proprio saltati, ma per problemi seri», racconta.

A differenza di altri colleghi, non ha chiesto differenze economiche legate ai rinvii e agli aumenti del prezzo dei fiori, anche se ora un mazzo di rose è passato a costare da 10 a 15 euro. «Non è colpa degli sposi se c'è stato questo slittamento di data. Ci siamo trovati tutti nella stessa situazione e guadagnare qualche euro in meno non mi cambia la vita. Il prezzo varia solo davanti a richieste di fiori che non posso reperire sul territorio». Come, per l'appunto, le peonie, di cui nel 2020 non c'era traccia in tutta la provincia. «Poco male, siamo andati su fiori locali».

Come avete affrontato il tema dello spostamento delle date?

Avevamo fissato date anche in piena Quaresima, a marzo 2021. Ma fino al 15 giugno, giorno della ripresa, è cambiato tutto: il 30% delle coppie ha rinviato al 2022, mentre un altro 20% ha tenuto la data del 2021.

I ristori sono serviti?

Il nostro codice ateco ci permette di fare sia matrimoni sia opere di giardinaggio: per questo non ho potuto avere accesso a questa forma di assisenza. Al contrario le aziende produttrici di fiori, che hanno portato al macero i propri prodotti, sono state adeguatamente assistite.

La città in cui operi, Terlizzi, è anche il centro della florovivaistica del Nord barese. Come ha reagito alla pandemia a partire da marzo 2020?

Hanno dovuto macerare l'intera produzione del 2020. A parte le vendite da cimitero e quelle nei negozi di fiori, i matrimoni sono il principale sbocco di queste aziende. Saltando questi eventi, il comparto è rimasto pressoché immobile. La verità è che non siamo organizzati come l'Olanda: non riusciamo ad esportare e non c'è sinergia tra i produttori.

Come mai? Non c'è mai stato alcun tentativo sul territorio?

Ci abbiamo provato con associazioni e cooperative, naufragate per colpa del furbetto di turno. L'unico sbocco resta il mercato dei fiori in Puglia, la vendita diretta. Solo pochi commercianti caricano i fiori dal mercato e fanno la tentata vendita in Calabria o nelle Marche. Le istituzioni sono completamente assenti. Dopo uno sforzo della precedente amministrazione, che ha portato in giro la Terlizzi Città dei Fiori, non si è fatto più nulla. In quel periodo abbiamo collaborato anche con la Scala di Milano: i fiori di Terlizzi erano visibili. Poi la pandemia ci ha dato il colpo di grazia.

Cosa hai fatto durante questa pandemia?

Mi sono impegnato tanto, ho smosso mare e monti per non stare fermo, anche perché le spese sono state sempre le stesse, anche senza matrimoni. Ho cercato nuovi lavori nella manutenzione di giardini. Anche se i primi mesi sono stati difficili anche per la paura psicologica, poi ho trovato la soluzione nel lavoro.

Qual è la cosa più emozionante accaduta nei mesi di pandemia?

Quando siamo ripartiti, a settembre 2020: è stato come vivere il mio primo giorno di lavoro in assoluto. Lo aspettavamo con ansia.

Cosa ti ha insegnato questa pandemia a livello professionale?

Durante il fermo non abbiamo avuto nemmeno la possibilità di poterci aggiornare con dei corsi o degli incontri.

Cosa ti aspetti da questa ripartenza che le misure anti-Covid, Green Pass compreso, stanno cercando di tutelare il più possibile?

La situazione sembra più rosea. Dopo la ripartenza abbiamo avuto pochissimo tempo per noi: lo stiamo dedicando tutto ai matrimoni, anche perché ne abbiamo anche più di uno al giorno. Riusciamo a malapena per farci qualche ora di sonno. Ma va bene così: ci è mancato tutto questo.