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Verso le amministrative

Giuseppe Santoruvo: «Intese larghe ma non troppo, per evitare di polverizzare i voti»

Intervista a mister preferenze 2017, il capogruppo di 70032 Città in Movimento che ha dato vita all’associazione politica Noi per la Comunità

Politica
Bitonto domenica 23 gennaio 2022
di Mariella Vitucci
Giuseppe Santoruvo
Giuseppe Santoruvo © BitontoLive.it

Con una “dote” di 819 voti incassati alle scorse comunali (fu il più suffragato tra gli uomini), Giuseppe Santoruvo è molto corteggiato in vista delle prossime amministrative a Bitonto. «Stiamo partecipando ai tavoli di centrosinistra perché invitati e perché crediamo in un progetto riformista – precisa subito – ma siccome siamo una lista civica, non disdegniamo assolutamente il dialogo con chiunque voglia lavorare nell’interesse esclusivo della città e dei cittadini».

Trentaquattro anni, avvocato specializzato in diritto civile e del lavoro, nel 2017 si candidò nella lista 70032 Città in Movimento, una delle nove civiche che, insieme a Idv, sostennero la ricandidatura a sindaco di Michele Abbaticchio.

Due mesi fa, forte di un gruppo cresciuto e consolidato nel tempo, ha dato vita all’associazione politica Noi per Comunità (con sede in via Monsignor Berardi 34, ndr) che – sottolinea – «non vuol essere presente solo prima delle campagne elettorali, ma anche dopo. Ai  tavoli del centrosinistra stiamo portando i nostri punti programmatici, ma siamo ancora all’anno zero: ci sono solo visioni e abbozzi di programma».

La passione per la politica l’ha coltivata fin da ragazzino e si definisce un “moderato”. «Nel 2017, quando mi sentii pronto a candidarmi – racconta – a Bitonto c’era una situazione in cui il centrodestra era decapitato dopo l’esperienza di Valla, e il ricandidato sindaco era un trascinatore. Perciò scelsi di sostenerlo. In forza del mio risultato elettorale sono stato nominato capogruppo di 70032, presidente della Commissione consiliare Finanza e vice presidente vicario del Consiglio comunale».

 

Un bilancio di questo secondo quinquennio dell’amministrazione Abbaticchio?

«Molto è stato fatto ma si sarebbe potuto fare di più. Sono stato una voce critica in Consiglio comunale su alcune questioni, come la liquidazione dell’Asv che non ho condiviso. Ho espresso le mie posizioni con chiarezza ma non ho mai compiuto atti di rottura. Sono stato fra i pochi che mai ha fatto mancare il sostegno all’amministrazione Abbaticchio. Mi interfaccio spesso con il sindaco, che è delegato anche ai lavori pubblici e all’urbanistica, e con gli assessori, ma sempre con lealtà. E questo mio atteggiamento finora ha pagato. Siamo anche in Giunta con un assessore (Rosalba Camasta, con delega alle politiche del lavoro e alla cura degli animali, ndr)».

 

Ma con l’altro consigliere comunale di 70032 Città in Movimento, Giuseppe Fioriello, una rottura c’è stata?  

«I nostri rapporti non si sono mai interrotti, nonostante le frizioni per la sua partecipazione alla conferenza stampa della Commissione di Controllo e garanzia che non ho condiviso, perché è stata un’occasione per bocciare l’operato dell’amministrazione comunale e non per fare un punto sulla gestione dell’impiantistica sportiva. Io stesso ho criticato alcune scelte in questo settore, ma sempre in modo costruttivo».    

 

In questi cinque anni il quadro politico delle forze a supporto del sindaco è molto cambiato. Voi come vi ponete?

«Effettivamente sì, c’è stato un rimescolamento di carte: si è creata Italia in Comune che ha raggruppato le liste Tra la Gente e Progetto Comune che facevano esclusivo riferimento ad Abbaticchio; Iniziativa Democratica è diventata Sud al Centro, a cui aderimmo anche io e Fioriello per poi uscirne per divergenze con la segreteria politica che faceva capo a Ciccio Palermo. Una parte della sinistra è all’opposizione: Bitonto Riformista con Franco Natilla, Francesco Scauro ed ora anche Lisa Nuzzo. In questo scenario, Noi per la Comunità vuole costruire un gruppo sempre più forte e radicato che, per almeno cinque anni, possa rappresentare una voce per la città. Con me ci sono Angela Saracino e Antonio Labianca, segretario politico dell’associazione che darà poi vita alla lista civica per le amministrative. Crediamo che sia necessario entrare in coalizioni larghe ma fino ad un certo punto, e costruire liste forti evitando la polverizzazione dei voti».  

 

L’era Abbaticchio si chiuderà con la fine del suo secondo mandato?

«Non si può parlare di continuità, si apre un nuovo percorso ripartendo da quanto è stato fatto e da quanto è in cantiere, ma bisognerà puntare ad obiettivi tralasciati. Si è lavorato molto sul reperimento delle risorse finanziarie ma bisogna innanzitutto riorganizzare la macchina amministrativa comunale, assegnando più personale ai lavori pubblici, ad esempio, per evitare di dover restituire le risorse incamerate perché non si riescono a realizzare i progetti. Con il programma regionale “Strade per strade” per il rifacimento dell’asfalto, è stato stanziato oltre un milione di euro per Bitonto, ma non ci sono risorse umane sufficienti per lavorare ai progetti… Non si può andare alla guerra con due soli soldati. La gente mi lamenta continuamente di avere difficoltà ad interfacciarsi con gli uffici comunali: con i servizi sociali, l’ufficio tributi, quello all’urbanistica… Il Comune deve essere più aperto, al di là della contingenza della pandemia. Le persone hanno difficoltà a parlare con i funzionari anche al telefono. Il prossimo sindaco dovrà lavorare su questo».   

 

A proposito di prossimo sindaco, avete già un profilo?  

«Siamo ancora nella fase embrionale ed è prematuro pensare ad una candidatura, ma di certo il candidato sindaco e il programma dovranno essere partoriti dal basso. Ci sono già nomi sponsorizzati da Bari, ma a Bitonto i patti baresi non hanno mai attecchito. L’ultima dimostrazione è la vittoria nel 2012 di Abbaticchio su Intini, che pure era sostenuto dal Pd provinciale».  

 

Qual è stato l’errore politico di Michele Abbaticchio?

«Forse quello di essersi preso l’onere di ricostruire il centrosinistra a livello locale. Nel 2017 vinse con il 64% dei voti e volle far entrare il Pd in maggioranza. Ma, a distanza di quasi cinque anni, il fatto che ci siano più tavoli del centrosinistra per le prossime amministrative non è un segnale di unità».

 

Se Sparta piange, Atene non ride: com’è messo il centrodestra?

«Nel centrodestra vedo ancora più confusione, e la costituzione di una forza civica che si dichiara aperta a tutti mi lascia perplesso. Si è perso tanto tempo per riorganizzare le forze in campo e costruire un’alternativa forte al centrosinistra locale».

 

Noi per la Comunità ha dichiarato di avere nel consigliere regionale molfettese Saverio Tammacco il suo unico riferimento politico extra locale. Come nasce questo legame?

«La mia conoscenza con Tammacco nasce nel 2014. L’ho sostento già nel 2015 quando si candidò con i Popolari alle regionali, e a Bitonto raccolse 700 voti. Dal 2014 ad oggi il rapporto non si è mai interrotto. È una persona lontana dai riflettori che quotidianamente si spende sui territori per cercare di capire e risolvere i problemi della gente, soprattutto di chi ha difficoltà ad interfacciarsi con gli uffici».  

 

È questo il suo modello di politica?

«Assolutamente sì. Il consenso si ottiene dimostrando vicinanza alle persone, ascoltando i loro bisogni, come ho fatto con CasAmbulanti quando sono intervenuto nella questione dello spostamento della Fiera dei Santi Medici: ho cercato di trovare un punto d’incontro con l’amministrazione comunale. Cerco sempre la mediazione e non sono mai divisivo, perché l’unica via per trovare soluzioni è il dialogo. Anche in questa fase pre elettorale per le amministrative, la ricerca di intese è l’impegno del direttivo di Noi per la Comunità, che sta lavorando per costruire una lista molto forte».  

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I commenti degli utenti
  • Michele pugliese ha scritto il 23 gennaio 2022 alle 19:21 :

    Noi per la comunità, 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣ma quando mai? Rispondi a Michele pugliese