Viaggio nel terzo settore

Welcome Lab, per costruire con bambini e famiglie il futuro dei propri sogni

Intervista a Pia Antonaci, socia fondatrice di Sinergia e coordinatrice del progetto contro la povertà educativa che coinvolge anche Bari, Molfetta e Triggiano

Attualità
Bitonto lunedì 11 gennaio 2021
di Annarita Cariello
Pia Antonaci
Pia Antonaci © n.c.

Continua il viaggio di BitontoLive nel terzo settore. Dopo l'intervista al presidente Arcangelo Adriani, a raccontarsi è Pia Antonaci, molfettese e socia fondatrice della cooperativa sociale Sinergia, attiva dal 2009 grazie ad una squadra di professionisti del terzo settore nell’ambito sociale.

Laurea in Beni culturali e specializzazione in Project management, Antonaci si occupa di ideazione, progettazione e gestione dei progetti di Sinergia, con l’obiettivo di promuovere l’innovazione sociale sul fronte regionale, nazionale ed europeo.

Cosa si intende quando si parla di progettazione ed ideazione?

Innanzitutto occorre definire il target di riferimento, che nel nostro caso coinvolge tutti: bambini, adulti  e anziani. E poi si deve tener conto di due fattori: il primo è che non è vero che è già tutto scritto, che non può essere progettato nulla di nuovo o di non già visto, perché la progettazione segue i bisogni degli uomini, e i bisogni sono in continuo cambiamento ed evoluzione. Ad esempio, i ragazzi a cui ci rivogliamo oggi non sono gli stessi di qualche anno fa, sono cambiati, si sono evoluti in seguito alle circostanze straordinarie che stiamo vivendo. Il secondo fattore importante riguarda la società: anch’essa è in costante cambiamento, e la novità deve saper rispondere ad un’identità che muta, segue le evoluzioni della società e si adatta ad essa. Anche in questo caso un esempio calzante riguarda la metodologia didattica, che a causa della pandemia e della didattica a distanza ha dovuto adattarsi, digitalizzandosi, e rispondendo ad un bisogno preciso dell’alunno.

Qual è la strategia della vostra cooperativa, in un contesto sociale così particolare come quello che stiamo vivendo?

Il punto di forza di Sinergia – lo dice anche il nome – è quello di non giocare mai in solitaria: i nostri progetti non sono iniziative isolate, ma si appoggiano ad una rete di partenariato costituita da cooperative diverse e che operano in contesti differenti. Da questa idea di base è nato Social Lab, il consorzio di cooperative sociali nato nel 2013, che da quasi due anni segue uno dei nostri progetti più belli ed importanti: Welcome Lab, di cui io sono coordinatrice.

Di che si tratta?

È un progetto rivolto a bambini e ragazzi dagli 8 ai 14 anni, che consiste in laboratori di welfare di e per comunità educanti. L’obiettivo è contrastare la povertà educativa, coinvolgendo tutta la comunità, quindi famiglie, insegnanti e alunni. Si svolge a Bitonto, Bari, Triggiano e Molfetta, coordinato dalla cooperativa sociale barese Occupazione e Solidarietà.

Le attività, quindi, sono indirizzate a target diversi?

Sì, perché prevedono azioni per le famiglie (incontri con genitori, sportello psicologico, etc.), formazione per insegnanti per rispondere ai bisogni dei minori a rischio e laboratori tematici per i bambini e ragazzi, con esperti a disposizione in orari extracurriculari per ampliare l’offerta formativa oltre l’orario scolastico. Si passa dai temi dell’urbanistica a quelli dell’archeologia, fino all’interesse per l’ambiente e le colture tradizionali, ma in ogni città si svolge in maniera differente. A Bitonto, ad esempio, noi lavoriamo in sinergia con la Fondazione Santi Medici, la cooperativa Amaranto, Ulixes, La Rosa Blu, Cooperativa OPS, il I circolo didattico Fornelli.

Che differenza c’è stata nella gestione del progetto da quando è scoppiata la pandemia?

Il progetto era iniziato da un anno quando si è verificata l’emergenza sanitaria e durante il primo lockdown  abbiamo cercato di essere in primis da supporto alle scuole per la didattica a distanza, fornendo tablet e dispositivi per la connessione in comodato d’uso da prestare a famiglie che si sono trovate impreparate a gestire la digitalizzazione. Inoltre, abbiamo avviato piattaforme di socializzazione per tenere insieme famiglie e alunni con laboratori ed attività da fare a casa.

In estate poi, per fortuna, siamo riusciti a riprendere le attività in presenza, riadattandole in modo da svolgerle in spazi aperti a piccoli gruppi. A settembre abbiamo ripreso la coprogettazione con le scuole e migliorato la didattica a distanza, proponendo il metodo della “classe capovolta”: gli alunni sperimentano  cosa significhi essere insegnanti e spiegano le materie al resto della classe. In questo modo sollecitiamo, anche se a distanza, le interazioni tra gli alunni e li sproniamo ad impegnarsi sempre di più, anche se fisicamente non possono essere presenti in aula.

Quale è stata la risposta dei vari fruitori rispetto al progetto Welcome Lab?

Dai bambini abbiamo ricevuto feedback positivi anche durante il lockdown, hanno apprezzato le iniziative gratuite messe a disposizione e hanno partecipato con interesse Anche da parte delle scuole la risposta è stata positiva perché abbiamo fornito loro le metodologie e gli strumenti per seguire anche i bambini  che rimanevano indietro, il cui disagio ovviamente si era accresciuto con la pandemia.

Quello che volevamo era supportare alunni e scuole, per far sì che, pur mantenendo tutti in sicurezza, si riuscisse ad arricchire i bambini ed i ragazzi in un periodo di deprivazione sociale, anche sostenendo psicologicamente le famiglie in difficoltà. Quando parliamo di povertà educativa, infatti, non ci riferiamo solo ad aiutare le famiglie che vivono situazioni di crisi economica, ma anche quei nuclei familiari in cui i bambini crescono demotivati, senza stimoli, senza voglia di andare a scuola o di imparare. Noi vogliamo poter dare a tutti i nostri bambini le stesse possibilità e le stesse occasioni educative, in modo da poter cogliere le opportunità che si presenteranno nel loro futuro lavorativo e di vita. Nessuno deve rimanere indietro, ma tutti devono poter arricchirsi e diventare gli adulti che desiderano, e noi abbiamo una grande responsabilità perché possiamo aiutarli a costruirsi il futuro che sognano”.

 

Lascia il tuo commento
commenti