Alla presentazione sono intervenuti la soprintendente Piccareta e il sindaco Abbaticchio

Tomba in piazza Caduti, primo "identikit" dei defunti

Ieri nella sede della Soprintendenza a Bari sono stati illustrati i risultati dei primi studi su scheletri e corredo funebre rinvenuti durante gli scavi a Bitonto

Attualità
Bitonto sabato 08 maggio 2021
di Marco Lovero
Uno dei due scheletri rinvenuti
Uno dei due scheletri rinvenuti © BitontoLive.it

Era il 19 aprile quando, a seguito degli scavi per il rifacimento di piazza Caduti del terrorismo, venne alla luce una tomba contenente le ossa di diversi individui con i rispettivi corredi funebri. Ieri a Palazzo Simi, sede della Sabap (Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio) della Città Metropolitana di Bari, sono stati resi finalmente noti i primi risultati delle analisi sul contesto funerario rinvenuto a Bitonto, grazie al lavoro degli esperti: l’antropologa Elena Dellù e il conservatore restauratore Salvatore Patete, che hanno fornito un primo “identikit” dei defunti.

Alla presentazione sono intervenuti Maria Piccarreta, soprintendente per archeologia, belle arti e paesaggio, e il sindaco Michele Abbaticchio. “Questo ritrovamento – ha detto – è un ulteriore motivo d’orgoglio per la storia millenaria di Bitonto e ci spinge a progettare senza indugio la valorizzazione di tutti i reperti riemersi in altri cantieri in varie zone della città”.

La straordinaria scoperta di piazza Caduti del terrorismo aggiunge un tassello al puzzle della nostra storia, e ci aiuta a scoprire e comprendere l’influenza culturale dei popoli al di là del Mediterraneo, in primis Macedoni e Greci, su Daunia e Peucezia.

 

Gli oggetti ritrovati nella tomba

Fra i reperti ritrovati nel luogo di sepoltura di età ellenistica (323-33 a.C.), non molto distante dalla necropoli della via Traiana, emerge sicuramente il cratere a mascheroni in ceramica scialbata, materiale più economico del tradizionale marmo greco, diviso in più parti, un oggetto tipicamente maschile adoperato per mescolare e contenere il vino, che si distingue dagli altri ritrovamenti per la straordinaria fattura e grandezza.

Nel corredo funebre l’oggetto veniva accompagnato dal kantharos (vaso per bere il vino) e dall’oinochoe (vaso per mescere il vino). È importante notare come questi reperti costituissero il vasellame da simposio (la pratica conviviale che seguiva al banchetto, durante la quale i commensali bevevano secondo le prescrizioni del simposiarca), tipico della ritualità funeraria ellenistica, dove il vino svolgeva una funzione fortemente rituale.

Appartengono invece ad un secondo corredo funerario tipicamente femminile il peso da telaio, emblema della pratica della tessitura, e la statuetta votiva con base d’appoggio, purtroppo giunta a noi danneggiata.

I reperti, di chiaro impiego quotidiano e usati per esaltare non solo il defunto ma anche la famiglia e la stessa comunità, seguiranno un’attenta opera di restauro in cui verrà rimosso il terreno argilloso (di cui verranno prelevati alcuni campioni). Verranno ripulite tutte le superfici con un solvente, e da questo processo potrebbero emergere ulteriori dettagli.

 

Di chi erano i corpi ritrovati?

La tomba ha ospitato diversi individui, probabilmente appartenenti alla stessa famiglia.

US 41 è una donna deceduta in età adulta, probabilmente fra i 40 e i 45 anni, di altezza superiore ai 170 centimetri, i cui resti ci hanno permesso di riscoprire alcuni dettagli della sua vita, come una gravidanza o le patologie da cui era affetta. Il corpo della donna era posto ai piedi dell’ultimo “ospite” della tomba, US 38, un uomo deceduto in età adulta e alto 165 centimetri. Quello che più sorprende la posizione in cui è stato ritrovato il corpo, supino con gli arti inferiori distesi, una pratica che rimanda alla fase di cambiamento culturale che coinvolse il nostro territorio, all’epoca chiamato Peucezia, nel corso del terzo secolo a.C., fra l’età ellenistica e la romanizzazione.

Ciò che stupisce di US 38 e US 41 è l’altezza, decisamente superiore alla media per l’epoca (150/160 centimetri), l’età del decesso (le prospettive di vita raramente superavano i 30 anni) e la probabile appartenenza a due periodi storici diversi. Teoria che verrà confermata o confutata dalla datazione al carbonio 14.

Sembrano poi esserci i resti di un terzo individuo, non esposto nella giornata di ieri, di cui però non si hanno informazioni: i frammenti ritrovati sembrano infatti scapole e vertebre, ossa che non ci permettono di intuire la vita del defunto o il suo sesso (mancano infatti cranio, bacino, femori e omeri, fondamentali per attestare il genere).

 

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