Intervista alla figlia Gabriella

«Ciao professore». Ricordo di Nicola Scaraggi a tre anni dalla scomparsa

​​​​​​​Giovedì è stata intitolata alla sua memoria la nuova aula multimediale dell’istituto Vitale Giordano, dov’è stato docente e vicepreside fino alla pensione

Attualità
Bitonto sabato 09 ottobre 2021
di Mariella Vitucci
Nicola Scaraggi
Nicola Scaraggi © n.c.

“Il professore”. Così lo chiamavano tutti, ed è così che ancora viene ricordato Nicola Scaraggi. Per una vita ha insegnato italiano e storia all’ex Ragioneria di Bitonto, di cui è stato vicepreside fino alla pensione. Giovedì 7 ottobre, nel terzo anniversario della sua scomparsa, al professor Nicola Scaraggi è stata intitolata la nuova aula multimediale dell’istituto tecnico economico Vitale Giordano, la sua seconda casa.

Nelle parole del dirigente scolastico Francesco Lovascio e del suo predecessore Arcangelo Fornelli, e nel ricordo del collega Michele Marannino, l’unanime rimpianto per un professore “old school”. Sempre presente e attento, innamorato del suo lavoro. Persona concreta e diplomatica, capace di tenere le redini di un’organizzazione scolastica molto complessa.     

Aveva 71 anni il professor Scaraggi quando la malattia se l’è portato via. Fino all’ultimo era convinto di poterla sconfiggere, forte del suo ottimismo e dell’affetto di parenti, amici, colleghi e alunni. Intere generazioni passate dal Vitale Giordano, un numero impressionante di volti, eppure di ognuno il professore ricordava nome e cognome. Nessuno sfuggiva al database della sua memoria.

«Era il primo ad arrivare a scuola ogni mattina, alle 7.35, e l’ultimo ad andare via, per poi tornare il pomeriggio», ricorda la figlia Gabriella. Parla a raffica del papà, e ogni parola trasuda amore. «Ha dedicato tutta la sua vita alla scuola – racconta a BitonloLive – prima all’istituto San Carlo a Modugno, poi al Vitale Giordano a Bitonto. È stato vicepreside a vita, per questo aveva un orario ridotto come insegnante ma era sempre a scuola. Praticamente non aveva mai un giorno libero, ma nonostante l’assenza prolungata da casa non ci ha mai fato mancare qualcosa. Certo, ci voleva pazienza. Ricordo che dovevo aspettare le 19.30 per fagli controllare le mie versioni di latino…».

Dopo la pensione – continua a raccontare Gabriella – smise di andare a scuola ma cominciò a camminare per tenersi in esercizio. Grande appassionato di calcio e tifoso della Juventus, ogni mercoledì non mancava all’appuntamento con la partita settimanale di calcetto.

Nicola Scaraggi, terzo di sette figli, si era laureato in lettere e filosofia dopo la maturità al liceo classico di Bitonto, il glorioso istituto Carmine Sylos di cui suo padre era stato bidello e custode straordinario. Il latino era la sua passione. Animato da una fede cristiana salda, ha dato il suo contributo come catechista, sempre a contatto con i ragazzi in un rapporto di amichevole rispetto. Facile allo scherzo e alla risata, il professore non rinunciava a tirare calci ad un pallone anche in giacca e cravatta.

«Papà – ricorda Gabriella – era immensamente orgoglioso dei suoi alunni, dei loro successi scolastici e dell’impegno che dedicavano alla recitazione, sotto la guida di insegnanti appassionate come Lucia Achille, Anna Grande e Rosa Mitolo. Un impegno che li aveva portati a calcare palcoscenici importanti e a vincere competizioni studentesche».

I corridoi del Vitale Giordano ancora riecheggiano dei passi svelti e delle risate del professore. E della sua voce, dei suoi “Vogliamo andare in classe” che smuovevano anche i più indisciplinati. «Papà era speciale, non si arrabbiava mai e riusciva a mettere tutti d’accordo, anche sull’orario scolastico che ogni anno era un tetris… La sua filosofia era tutta in una frase che ripeteva sempre: l’orario scolastico è come le scarpe nuove, all’inizio ti fanno male ma poi ti abitui», racconta Gabriella.

Accanto a lei c’è mamma Rosa, che sposò il professore a soli 23 anni. Tra loro nove anni esatti di differenza: nati entrambi l’8 maggio. Un segno del destino. Dal loro amore sono nati Gabriella, 41 anni, e Giuseppe, tre anni in meno. Entrambi vivono a Tortoreto, in Abruzzo. Un luogo molto più tranquillo di Bitonto, ideale per le passeggiate che il professore amava tanto. «Papà veniva spesso a trovarci da quando era in pensione – ricorda Gabriella – prendeva il treno e ci faceva una sorpresa».    

Anche con la famiglia d’origine, Nicola Scaraggi ha mantenuto un legame strettissimo fino all’ultimo. «Amava i suoi fratelli e le sue sorelle – continua la figlia – e ha sofferto terribilmente per la perdita di Elvira, morta in un’escursione in montagna. Era accanto a lei quel maledetto 25 aprile del 2008. Una disgrazia che ha segnato la nostra famiglia per sempre».

A ricordare il professore nella cerimonia di giovedì all’ite Vitale Giordano è stata la sorella Giovanna, con parole semplici dettate dal cuore: “Ringrazio la comunità scolastica per aver voluto ricordare mio fratello Nicola, dedicandogli questo spazio dell’istituto che l’ha visto partecipe attivo fin dalla sua istituzione. Non dirò del professore, del docente, perché molti dei presenti hanno apprezzato le sue qualità umane e professionali, condividendo il suo lavoro. Esprimerò un pensiero sulla persona Nicola. Di lui ricordo il fratello amico, affettuoso, sempre presente nelle storie dolorose e non della nostra famiglia, disponibile ad aiutarti nelle difficoltà, capace di smussare con un sorriso le asperità del vivere quotidiano”.

L’allegria, l’amore smisurato per la famiglia e la scuola, la fiducia nel futuro e nei giovani, un senso del dovere radicato che lo spingeva a non dire mai no: questo è stato Nicola Scaraggi, il professore conosciuto e rispettato da tutti.

“Quando andavamo a visitare i sepolcri, la sera del Giovedì santo – ricorda Gabriella – era un ciao continuo. Io e mio fratello una volta c’inventammo il gioco di contare i saluti ricevuti nel buio del centro storico. E niente… perdemmo il conto».

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