Tra il '71 e il '72

La strage degli innocenti a Bitonto. Il racconto di una tragedia di quarant’anni fa

Cinque bambini trovarono la morte in fondo ad un pozzo in una casa del Centro storico

Attualità
Bitonto martedì 06 novembre 2012
di Marino Pagano e la Redazione tutta*
La Locandina
La Locandina © n.c.

"Il Diavolo a Bitonto", "L'incubo del mostro sul ghetto di Bitonto".
Titolarono così, rispettivamente, i settimanali "Epoca" e "Tempo".

Parliamo di una storia orribile, dai contorni truci e quasi inverosimili.

Una storia anche taciuta e in parte rimossa dalla memoria colllettiva della città.
Una storia che vi narriamo con dolore e sensibilità, perchè raccapricciante; ma allo stesso tempo convinti dell'ineludibile momento di diritto-dovere di cronaca da parte di chi s'impegna a raccontare questa città.

Un fatto di cronaca nera, seppur così violento, non può esser taciuto o ancora oggi evitato.
Tutto ciò, sia chiaro, lo facciamo nel massimo rispetto delle famiglie coinvolte, di chi ancora oggi sconta nella memoria e nel cuore i lasciti drammatici di una vicenda di questo genere.


Fu così che Bitonto, decenni e decenni dopo la bestiale esecuzione del finanziere, che fece inorridire anche Giosuè Carducci, tornò all'attenzione delle cronache nazionali per vicende particolarmente efferate.

Ma ecco i fatti.
Siamo a cavallo di due anni: 1971 e 1972. Quarant'anni fa.
Nello spazio di pochi mesi, dall'11 settembre '71 al 6 giugno '72, ben cinque bambini saranno trovati morti all'interno di un pozzo (in realtà una piccola e misera cisterna) situato presso una vecchia casa del centro storico.

Siamo nella parte più culturalmente remota e profonda al di qua delle antiche mura. Uno spazio di miseria e arretratezza.

Gli anni, del resto, sono lontani.
Eppure, qualcosa (e pure di più) cominciava a muoversi nel tessuto cittadino.

L'amministrazione guidata da Domenico Saracino negli anni '60 aveva contribuito a far decollare definitivamente Bitonto dalle difficoltà post-belliche. Ma quella zona, no.

Viveva nel territorio una fascia socio-culturale -probabilmente non così larga- autorelegata nell'esclusione e assolutamente refrattaria ad ogni idea, pur lontana, di emersione, crescita, sviluppo.

È all'interno di queste case vetuste e malandate, è in questo clima sociale e umano di triste disagio che avviene un qualcosa che ai commentatori e giornalisti dell'epoca, catapultati a Bitonto con occhi increduli, parve difficile persino da narrare.

Certo, c'era già stata la cosiddetta "saponificatrice di Correggio", assieme ad altri casi agghiaccianti di cronaca nera: il Bel Paese non era poi sempre stato l'ameno Stivale tutto arte, colline e fiumi sinuosi.

Del resto, nessuna sorpresa: è amara fisiologia che anche le lande più paesaggistiche e dolci possano partorire eventi luttuosi e sinistri, dai toni quasi gotici e misteriosi.

Anche la terra del romanico, allora, già in passato teatro d'atti feroci, assurgeva a questi assai poco simpatici "onori": da Giovanni Valentini, barese di nascita ma poi sempre all'opera nelle grandi redazioni nazionali, fino a Joe Marrazzo, mai domo giornalista d'inchiesta e papà dell'ex governatore del Lazio, fu tutto un via vai di firme di razza.

Per il Corriere della Sera, se ne occupò Dino Martirano; mentre, per la Gazzetta del Mezzogiorno, Italo Del Vecchio e il corrispondente da Bitonto, Antonio Amendolagine.

Cinque, come si diceva, i piccoli assassinati nel famoso "pozzo", ancora oggi in realtà vivo nei ricordi di chi c'era (non così pochi: quarant'anni non sono un secolo).

Queste le loro età al momento della morte: nove mesi il primo bimbo (trovato appunto l'11 settembre del '71), quindici mesi il secondo. Le due bimbe uccise e ritrovate il 4 maggio '72, invece, avevano rispettivamente tre e cinque anni. L'ultimo piccolo, infine, appena un mese di età, trovato annegato il 6 giugno.
Quasi tutte le vittime erano a vario titolo imparentate tra loro.

Tremano le mani sulla tastiera, un'emozione simile catturerà il volto del lettore. "La vicenda allucinante si è svolta qui, nel quartiere dei trusciandi, venditori di stracci pare d'origine zingara, che hanno formato, nella città vecchia, una specie di isola, quasi un ghetto in cui si stenderebbe una rete fitta di vendette tra famiglie, di omertà, di paure, di superstizioni", scrisse "Tempo", non si sa con quanta approssimazione o ricerca dell'effetto.

Addirittura la nonna di tre dei cinque bimbi uccisi, Maria Giuseppa Semeraro, come riportano le cronache dell'epoca, fu a lungo indiziata.
Non molto è dato sapere sui risvolti giudiziari, a partire dall'ipotetico movente.

Sembra, comunque, che ad originare il momento così tanto sprovvisto di regole e ordine sia stato, nella comunità dei "trusciandi", il venir meno del vecchio capo, "Arcangelo ù tramoute", figura a suo modo carismatica apertamente citato nel pezzo del Valentini.

"Si tratta di un gruppo isolato, emarginato, estraneo alla vera Bitonto", rispose al cronista il sindaco dell'epoca, Domenico Larovere.

Eppure, la comunità cittadina dovette poi interrogarsi sull'arcaica conservazione di luoghi così restii all'integrazione.

Annotò acutamente Valentini: "Il problema è insieme quello di difendere la reputazione della città e di provvedere ad una sistemazione di questa gente che consenta loro di lavorare e vivere in maniera più dignitosa. L'eliminazione di un ghetto non può risolversi definitivamente senza una ragionevole e civile disponibilità ad assorbirne la parte ancora sana e recuperabile".

Dei dubbi e delle inquietudini della Bitonto "bene" e impegnata ha parlato anni fa, in un saggio apparso in una pubblicazione dedicata al professor Ottavio Leccese, il collega Valentino Losito. 

"Chiudiamo i pozzi!", si ripeteva in quei giorni per cercare di contenere la situazione. Sorsero persino difficoltà burocratiche ad allungare i tempi. "Eppure, cinque delitti dovrebbero bastare", concluse Valentini.

Intanto, dei bimbi uccisi nei pozzi a Bitonto si continuò a parlare.

Il regista Lucio Fulci, maestro del cinema b-movie, non ci pensò due volte e girò nel Gargano e a Matera (ma ambientandolo poi in una fantasiosa Accendura, richiamo della lucana Accettura) un film ispirato -piuttosto lontanamente, occorre dire- alla crudele vicenda.
"Non si sevizia un paperino" il suo titolo (1972).

Un film cult, con nel cast Florinda Bolkan, Tomas Milian, Barbara Bouchet e Irene Papas.
Un film che non avremmo mai voluto vedere.
Tantomeno nella realtà.
A Bitonto o meno, capirete, è un dettaglio.




* Mario Sicolo, Pasquale Scivittaro, Michele Cotugno DePalma, Michele Cotugno, Nicolangelo Biscardi, Emilio Garofalo

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commenti
I commenti degli utenti
  • Duca Conte Festuceto ha scritto il 24 luglio 2013 alle 22:13 :

    Sembra di leggere una di quelle storie del tipo "le colline hanno gli occhi", o "non aprite quella porta"... beh, ma la cosa veramente bizzarra è che a parte questo piccolo articolo in rete non si trova nulla sull’accaduto...anche nei commenti vedo tanta omertà e rabbia verso chi si limita a porre innocue domande... per la serie "nascondiamo tutto sotto il tappeto"...questa è l’Italia che spaventa, figlia dell’ignoranza e dell’arretratezza culturale... Rispondi a Duca Conte Festuceto

  • dana dana ha scritto il 09 novembre 2012 alle 10:00 :

    Cara Licia ma dopo che sai se "all’epoca si è fatto il possibile per arrivare alla verità" ti senti felice? Hai arricchito qualche tuo bagaglio personale? Non avresti fatto quelle domande di .... se al posto delle famiglie toccate dalla vicenda ci fosse stato qualche tuo caro! Eppure sono tante le vicende che succedono a Bitonto che non vengono nemmeno menzionate!! trovo che ci sia una totale mancanza di sensibilità da parte di parecchie persone ... Rispondi a dana dana

  • Gresy Fallacara ha scritto il 07 novembre 2012 alle 15:01 :

    Prima di pubblicare determinate cose,nn fate l’era a tutto un fascio perke noi truscisndi onorati voi della Bitonto bene signori ma disonorati. Rispondi a Gresy Fallacara

  • licia ..... ha scritto il 06 novembre 2012 alle 22:58 :

    e gia queste cose si tengono nascoste Rispondi a licia .....

  • fiorella carbone ha scritto il 06 novembre 2012 alle 20:04 :

    ottimo!! Rispondi a fiorella carbone

  • francesco mundo ha scritto il 06 novembre 2012 alle 18:43 :

    Una pagina nera della storia bitontina che, purtroppo, rimarrà scolpita nella memoria di chi quei giorni li ha vissuti. Non bastava la già triste nomea di cui ci siamo fatti carico per anni, pur senza averne colpe, ci volevano questi orribili episodi per farci passare per quelli che buttano i bambini nei pozzi. Chi ha commesso questi crimini, non solo non apparteneva alla comunità bitontina, ma non era nemmeno degna di appartenere al genere umano. Rispondi a francesco mundo

  • rosa rosa ha scritto il 06 novembre 2012 alle 16:02 :

    ancora a riaprire le cicatrici dei genitori di quelle povere vittime.. ma cos’è bitonto live ha finito notizie?? Purtroppo, e perfortuna per voi giornalisti, su bitonto c’è molto da dire strano che non trovate altro.. E comunque forse lei non sà che determinate cose molta gente fa fatica a dimenticare.. Rispondi a rosa rosa

  • licia .... ha scritto il 06 novembre 2012 alle 13:47 :

    un mese fa avevo già letto di questa orrenda vicenda sarebbe interessante capire se all’ epoca si è fatto il possibile per arrivare alla verità Rispondi a licia ....