Diritti per tutti

GD Bitonto partecipano al Pride Month: 'Ognuno si senta libero di essere quello che è'

I giovani dem bitontini hanno chiesto al sindaco Abbaticchio di esporre la bandiera LGBTQI+ da Palazzo Gentile e hanno preso parte al Bari Pride

Attualità
Bitonto lunedì 01 luglio 2019
di La Redazione
Giovani democratici al Bari Pride
Giovani democratici al Bari Pride © GD Bitonto

Dai Giovani Democratici di Bitonto riceviamo e pubblichiamo:

"I Giovani Democratici di Bitonto, in occasione del Pride Month, nella fattispecie della manifestazione che, a Bari, è partita da Piazza Umberto il 29 c.m., hanno fatto esplicita richiesta al primo cittadino Michele Abbaticchio, di poter esporre pubblicamente dal balcone di Palazzo Gentile, la bandiera della comunità LGBTQI+, manifestando la propria vicinanza alle persone che ogni giorno si battono per la promozione e tutela della parità dei diritti di gay, lesbiche, bisessuali, transessuali e intersessuali, nel pieno rispetto delle differenze di genere.

Il sindaco, previa autorizzazione a procedere, ci ha incontrati in data 28 giugno 2019, ribadendo in maniera sinergica l’attività che debbono svolgere tanto l’amministrazione comunale, tanto noi ragazzi al fine di sostenere questa ed eventuali ulteriori iniziative finalizzate al medesimo scopo.

Il giorno 29, poi, abbiamo partecipato attivamente al Bari Pride, manifestazione partita alle 17 da Piazza Umberto. Il lungo corteo, a cui hanno partecipato oltre cinquemila persone, si è snodato nelle vie del centro per raggiungere parco Perotti. Bandiere arcobaleno dipinte sul volto, sventolate nell’aria o “indossate” attraverso spillette, cappelli e ghirlande, hanno animato il tutto. Noi Giovani Democratici di Bitonto, insieme a vari circoli della provincia, abbiamo sfilato con uno striscione rappresentante il nostro slogan “Nessun Dorma”, in quanto riteniamo sia necessario non rimanere inermi dinanzi a situazioni in cui i diritti della persona vengano privati o non rispettati.

È necessario quindi costruire una città in cui ognuno si senta libero di essere quello che è e di amare chi vuole. Una città in cui tutti rispettano tutti".

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I commenti degli utenti
  • Franco ha scritto il 04 luglio 2019 alle 14:32 :

    Sul web sta spopolando la vecchietta barese che incrociando ai confini della città vecchia il sindaco Decaro alla testa del corteo del Pride ha esclamato " c' peccat Decar, pareva nu brav 'uagnon". Irresistibile. Rispondi a Franco

  • franco ha scritto il 02 luglio 2019 alle 11:21 :

    Lgbtqi una sigla misteriosa a cui periodicamente si aggiungono consonanti che per essere spiegate necessitano di un trattato di medicina. Secondo l'Arcigay sarebbero, al momento, ben 58 le differenze sessuali catalogate. Si dovrebbe quindi dire Lgbtqi+58. Ma anche cosi capire non è facile. Rispondi a franco

  • Marco ha scritto il 02 luglio 2019 alle 07:34 :

    Infatti, il Pd manda i suoi giovani al Gay Pride per i diritti civili ma intanto combatte contro i diritti basilari come il Reddito di cittadinanza o la pensione a quota 100. Come si fa ad andare al Pride e poi essere favorevoli alla legge Fornero e contrari al salario minimo per i giovani? Rispondi a Marco

    Franco ha scritto il 02 luglio 2019 alle 08:55 :

    Al Pride dicono che "ognuno deve sentirsi libero di essere quello che è" ma questa possibilità la negano a chi non la pensa come loro, ad esempio chi va al Congresso della Famiglia a Verona. Rispondi a Franco

  • franco ha scritto il 01 luglio 2019 alle 11:11 :

    I Giovani piddini dovrebbero sapere che i "diritti civili" rivendicati dal Pride barese dovrebbero andare a braccetto ai diritti sociali (lavoro, pensioni etc) e non essere in alternativa a quelli. Altrimenti si fa solo vetrina. A Milano (a Bari non è dato saperlo) il Pride è stato finanziato dai grandi del web: Google, Amazon, Just Eat, Deliveroo, Vodafone. Insomma sei libero di manifestare ma sei anche libero di farti sfruttare a 3 euro l'ora. Del resto senza sponsor la festa non si può fare, non si potrebbero pagare i figuranti in costume e la coreografia di arcobaleni. No Google no party. Aziende gay friendly che poi sfruttano i lavoratori, qualunque tendenza sessuale abbiano. Ottenuta la parità quindi? Rispondi a franco