Allarme focolai fonti inoculo

Xylella, Coldiretti Puglia: “Con monitoraggio in 3 anni trovati 5243 ulivi infetti”

Il batterio si è diffuso principalmente nelle province di Brindisi e Taranto

Attualità
Bitonto domenica 14 luglio 2019
di La Redazione
Savino Muraglia, nuovo presidente Coldiretti Puglia
Savino Muraglia, nuovo presidente Coldiretti Puglia © n.c.

Con l’attività di monitoraggio dell’Osservatorio fitosanitario regionale e di Arif dal 2016 al 2019 sono stati ritrovati e conclamati infetti 5243 ulivi nelle province di Brindisi e Taranto e l’inerzia negli abbattimenti non ha estinto tempestivamente focolai infetti e fonti di inoculo che hanno causato il dilagare della Xylella fastidiosa. Ne dà notizia Coldiretti Puglia che ha elaborato i dati del monitoraggio, raccolti dal gruppo di studio di Infoxylella, incrociandoli con le aree di maggiore diffusione della malattia che si è allargata alla Piana degli Ulivi Monumentali.

«Dai dati del primo monitoraggio risalenti all’ottobre 2016 condotto nelle province di Brindisi e Taranto fino all’ultimo del 9 giugno 2019, gli ulivi infetti da Xylella risultano 5.243. La mancata tempestività negli espianti ha lasciato attivi focolai e fonti di inoculo che hanno determinato la diffusione della malattia. Abbiamo chiesto al nuovo Commissario Arif Milillo di intensificare le attività di monitoraggio e abbattimento, in modo da salvare il patrimonio degli ulivi pugliesi, già gravemente compromesso», denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

«Emblematico quanto accaduto a Martina Franca, dove nel 2016 è stato ritrovato un unico ulivo infetto e l’averlo espiantato tempestivamente ha bloccato l’avanzata della malattia, tanto che in quel comune non sono più stati accertati casi di ulivi positivi alla Xylella. Ne è stato abbattuto 1 per salvare tutti gli altri», aggiunge Muraglia.

La Xylella nella zona di contenimento ha continuato ad infettare ulivi, tutti prossimi alle piante positive ritrovate con il monitoraggio 2017/18 ad Ostuni – aggiunge Coldiretti Puglia - ovvero quando il focolaio ricadeva in zona cuscinetto e quindi le norme comunitarie imponevano l’abbattimento delle piante ospiti ricadenti nel raggio dei 100 metri. «Evidentemente se fosse stata applicata per tempo e alla lettera la normativa comunitaria – insiste il presidente Muraglia - il focolaio sarebbe stato estinto, piuttosto che risultare ad oggi ancora attivo, con piante malate che costituiscono fonte di inoculo e diffusione ulteriore della Xylella. Nell’area di Fasano, Ostuni, Carovigno e Monopoli sono presenti 250mila ulivi, esemplari di pregio straordinario – incalza il presidente Muraglia – che potrebbe fregiarsi della prestigiosa dichiarazione di ‘sito patrimonio dell’Unesco’, azione per cui abbiamo sostenuto il Parco delle Dune Costiere nel percorso di riconoscimento della Piana degli ulivi monumentali quale patrimonio dell’Unesco. È impensabile che questo immenso patrimonio vada perduto».

«Abbiamo già pagato noi agricoltori, e non i negazionisti che continuano a trovare spazio e credito in un contesto di confusione opportunistica, lo scempio che si è già perpetrato per esempio ad Oria e Francavilla, dove per non abbattere 47 ulivi malati, con espianti bloccati dai ricorsi al TAR, hanno fatto morire 3100 alberi – continua Muraglia - per colpa del batterio killer e consentito al vettore di continuare ad infettare migliaia di esemplari anche monumentali. La Xylella è certamente la peggior fitopatia che l'Italia potesse conoscere, che ‘cammina’ ad una velocità impressionante, considerato che in 5 anni il danno del patrimonio olivetato solo nel Salento ha superato 1,2 miliardi di euro», ricorda il presidente Muraglia.

«Il sistema dei monitoraggi e campionamenti va potenziato – dice Muraglia - perché ancora oggi si basa principalmente su analisi visiva di ulivi troppo spesso asintomatici e blindato con procedure inattaccabili, per tutelare sia gli agenti dell'Arif che i laboratori di analisi. Monitoraggi e campionamenti, considerato che non esiste ancora una cura per la batteriosi restano l'unica soluzione per ridurre la velocità di avanzamento della infezione. L'efficacia e sistematicità sono garanzia per le aree indenni della Puglia e delle regioni limitrofe e non vanno messe in alcun modo in discussione».

«Va recuperato il ritardo della Regione Puglia sul protocollo per regolamentare la pratica degli innesti per salvare gli ulivi monumentali. L’innesto può rappresentare una speranza per il mondo produttivo olivicolo-oleario, ma soprattutto può rappresentare la speranza della tutela paesaggistica della Piana degli Ulivi Secolari e del Salento, attraverso un protocollo tecnico di utilizzo, in modo da avere riferimenti chiari», conclude il presidente Muraglia.

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