La storia

«Abbiamo paura, ma restiamo qui». Il messaggio di Enzo, bitontino che vive in Inghilterra

Il nostro concittadino ha deciso di non tornare in Italia per salvaguardare la salute dei propri familiari

Attualità
Bitonto giovedì 26 marzo 2020
di Danilo Cappiello
Leeds
Leeds © n.c.

Il Coronavirus ha fatto tappa indesiderata anche nel Regno Unito. Ha sovrastato la bellezza dei cottage, il fascino delle metro, la musica dei Clash e dei Sex Pistols. Ha mostrato tutto il suo peggio nelle dichiarazioni imbarazzanti del primo ministro e nelle resse incontrollate nei supermarket con conseguente svuotamento degli scaffali ed annesse difficoltà nel reperire i beni di primaria necessità. Ha reso anche lì le strade spettrali.

Una situazione poco incoraggiante, che da settimane vive Enzo, bitontino emigrato a Leeds, che racconta in esclusiva per il lettori di BitontoLive la situazione in Inghilterra, ai tempi del COVID – 19.

«Fino allo scoppiare dello stato di emergenza, o meglio fino a quando il ministro Boris Johnson ha dichiarato il lockdown, qui in Inghilterra non la si avvertiva molto la gravità della cosa. Ora basta anche sporgersi dalle rispettive finestre per contare sulle dita di una mano la gente che circola per strada. I dati qui li reperiamo dalle notizie che comunicano in Tv o sui giornali. Io penso che anche qui, come in Italia, i primi giorni saranno tragici per tutti», ha confessato.

Una paura, che pian piano si sta diffondendo: «Mi spaventano molto le testimonianze dei ragazzi che vivono aLondra, i quali, rientrando dall’Italia con sintomi simili a quelli del Coronovirus, si sono visti sbattere la porta in faccia. Non è razzismo, è paura, ma non è giusto ignorare dei sintomi che possono poi arrecarti dei danni. Questo è un aspetto che ci spaventa molto e ci fa sentire soli qui in Inghilterra. Mi auguro che ci trattino con rispetto e nella stessa misura in cui vengono trattati tutti quelli nati in Inghilterra. C’è, dall’altro lato, da considerare anche l’aspetto economico. È dura già normalmente per noi immigrati nella quotidianità, figurarsi ora in tempi di difficoltà e di emergenza sanitaria. Fa paura pensare di restare con pochi spiccioli e con poco cibo da reperire. Non c’è pasta, farina e uova e mancano anche altri beni di primaria utilità».

Una situazione, quella del Coronavirus, in un primo momento sottovalutata dal primo ministro inglese, con una dichiarazione, che ha suscitato grande scalpore non solo nel Regno Unito, ma in tutto il mondo: «Le dichiarazioni del primo ministro credo siano difficilmente commentabili. Secondo me aveva sottovalutato il problema e badato più all’aspetto economico del suo paese. Sono state frasi scioccanti le sue. Fortunatamente poi è riuscito a ricredersi, complice l’aumento esponenziale dei contagi, ed ha adottato i vari provvedimenti, anche se restano i dubbi sul suo operato. Così come sulle tempistiche adottate per far fronte a questa emergenza.»

Un virus letale, silenzioso ed invisibile che, inevitabilmente va a ripercuotersi sulla vita lavorativa e sulle abitudini della quotidianità: «Io sono barricato in casa da due settimane, dal momento in cui sono stato costretto a licenziarmi, non appena ho avuto il timore che il virus si stesse diffondendo in maniera letale anche qui e dunque che potessimo contrarlo ed avere poi difficoltà nell’essere curati a dovere. Ora siamo qui in casa io e la mia fidanzata e cerchiamo di tenere impegnato il nostro tempo, facendo i nostri più che dovuti calcoli e salti mortali a livello economico e parlando il più possibile coi nostri familiari aspettando che tutto questo finisca».

Quei familiari in Italia, che hanno fatto vacillare Enzo e tanti altri ragazzi nella decisione di restare o meno nei luoghi lontani dalla patria in cui vivono: «Parlando coi nostri parenti in Italia all’inizio pensavamo fosse tutto uno scherzo, qualcosa che comunque sarebbe durato ben poco. Purtroppo però non è stato così ed abbiamo realizzato la gravità della situazione. Certo, il primo pensiero è quello di fare le valigie e tornare subito in Italia, ma non è tutto così semplice. Io ho pensato ai miei genitori, a mio padre che ha alcune patologie e saggiamente ho deciso restare qui per non compromettere la sua e la mia salute. La stessa cosa ha fatto la mia ragazza e tanti altri ragazzi come noi. Purtroppo questo aspetto ha anche l’altro lato della medaglia, ed è rappresentato da tutti quelli che dal Nord sono scesi al sud contribuendo all’aumento dei focolai e mettendo a rischio la salute dei propri cari. Capisco la paura, ed anche chi ha difficoltà a livello economico per potere restare qui, ma ci vuole anche e soprattutto coscienza in questi casi. Se vuoi davvero bene a qualcuno, fai di tutto per farlo star bene, anche scegliere di soffrire da lontano e convivere con le tue paure. Molti che di problemi economici non ne avevano, e credetemi che ne conosco di gente, ha scelto di partire ugualmente solo per il gusto di tornare a casa. Un capriccio qualsiasi per godersi questa pandemia come se fosse una vacanza. La nostra speranza è che tutto vada per il meglio e che il prima possibile possiamo riabbracciare i nostri cari e finalmente dirci che tutto è passato. Arriverà quel giorno».
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