La riflessione

​Un anno senza processioni, rinuncia che impoverisce la comunità

Il costo è stato altissimo. Soprattutto sul piano emozionale. I confratelli hanno riscritto la storia dei rispettivi sodalizi con la forzata apologia del “non”

Attualità
Bitonto lunedì 30 novembre 2020
di Carmela Minenna
Processione dell'Immacolata
Processione dell'Immacolata © n.c.

L’8 dicembre è ormai alle porte. Un appuntamento che, per Bitonto, va al di là di una condivisa festa di precetto. È la festa della tradizione. È la festa della Patrona (la festa – si intende – vissuta nell’intimità della civitas, lontana dai clamori delle Feste Patronali). È la festa della processione che conclude il nutrito calendario delle processioni confraternali.

Quest’anno è anche la festa di un bilancio. Un bilancio frutto di rinunce.

I fatti innanzi tutto.

La città di Bitonto vanta una storia confraternale plurisecolare e oggigiorno ha all’attivo più di venti sodalizi che hanno nella processione il momento culminante della vita associativa. Un appuntamento irrinunciabile. Che è stato riproposto con puntuale cadenza annuale con la sola eccezione del periodo bellico. Ma non solo. È costruzione di una identità stratificata nei secoli, tramandata nei nuclei familiari, condivisa dalla comunità cittadina.

Quest’anno l’emergenza sanitaria ha imposto la rinuncia a questo peculiare tratto identitario costringendo, di fatto, ad una revisione ontologica i sodalizi confraternali.

Il costo è stato altissimo. Soprattutto sul piano emozionale. I confratelli hanno riscritto la storia dei rispettivi sodalizi con la forzata apologia del “non”. Non un confratello è tornato ad indossare camice e mozzetta. Non un cero ha illuminato le strade della città per disegnare percorsi di tradizioni devozionali. Non una nota è stata intonata per segnare itinerari di fede con la suggestione del linguaggio musicale.

A conti fatti la pandemia ha costretto tutti, confratelli e cittadini, ad un aborto emozionale che ha reso il singolo più povero e la comunità più anonima.

A fronte di questo vuoto sul versante della pietà popolare, i sodalizi hanno lasciato cogliere una crescita sul versante spirituale e caritativo. Valga a titolo esemplificativo la copiosa donazione delle confraternite di Bitonto a beneficio del centro Covid Puglia, l’ospedale Miulli di Acquaviva. Così come non si contano le numerose iniziative, spesso dal sapore domestico, di tornare a vivere la festa confraternale come il rinnovo di un patto che neppure l’emergenza sanitaria può invalidare. E qui il pensiero va agli altari domestici, alle cerimonie in streaming, ai ceri sui balconi, agli appuntamenti di preghiera, rivisti persino negli spazi, in ottemperanza alle restrizioni. E’ stato anche il tempo della memoria che ha colmato i vuoti della ritualità attraverso il racconto degli anziani e le foto in bianco e nero. E visto che il Natale è alle porte, c’è anche chi ha promesso il pastore vestito con la mozzetta nel presepe edizione 2020.mvn.

Ecco allora il bilancio ad un anno esatto dallo svolgimento dell’ultima processione cittadina. In risalita significativa lo slancio caritativo, circoscritto alla dimensione comunitaria e, solo in alcuni casi, faticosamente condiviso dal singolo associato. In netta ripresa anche la volontà di ricucire la trama dell’appartenenza in un tempo in cui l’assenza del rito ha reso più sfuocati i contorni identitari della confraternita e ha sbiadito il profilo di una città che trae senso e sostanza dal colore delle mozzette. In caduta libera il patrimonio demoantropologico fatto di norme non scritte, ma condivise, fatto di gesti ripetuti nel rispetto della tradizione e rinnovati in un tacito passaggio di consegne, fatto di una religiosità popolare genuina. Il giro pomeridiano della banda per le case dei confratelli, i giochi pirici a conclusione della processione, le arabesche di luci colorate sul sagrato delle chiese… su tutto il velo dell’oblio.

E poi, il dato più inquietante. Le drastiche restrizioni emozionali imposte ad una comunità orfana di suoni, di profumi, di colori, di luci, di sguardi che fanno festa. E fanno essi stessi comunità.

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I commenti degli utenti
  • Franco ha scritto il 02 dicembre 2020 alle 23:23 :

    Il lockdown delle festività religiose? È un fallimento sociale, vuol dire che non siamo più una comunità, né religiosa né sociale ma una serie di singoli seduti davanti a uno schermo. Terribile. Rispondi a Franco

  • Primo Pia ha scritto il 30 novembre 2020 alle 14:19 :

    in che misura e maniera la mancata processione possa impoverire la comunità bitontina? le processioni sono necessarie oppure rappresentano il vanto personale? Raccogliersi in preghiera è la vera summa della lode a Dio, "dove due o tre sono uniti nel Mio Nome Io sarò con loro..." non sono quindi indispensabili le mura del cosiddetto edificio sacro e tantomeno i cortei. Rispondi a Primo Pia

    Franco ha scritto il 01 dicembre 2020 alle 11:31 :

    Dimmi che stai scherzando, neppure per scherzo si dovrebbero dire certe cose che non stanno né in cielo né in terra. Rispondi a Franco

    Maria P. ha scritto il 01 dicembre 2020 alle 11:29 :

    Abbiamo buttato a mare secoli di fede e tradizione, con quello che tu scrivi. Come mai non ce ne siamo accorti prima che si poteva fare tutto tranquillamente da casa? Rispondi a Maria P.

  • Franco ha scritto il 30 novembre 2020 alle 10:33 :

    A volte si ha l'impressione che al Governo vogliono sperimentare la disponibilità della Chiesa cattolica e dei fedeli a cedere su tutto, un po' alla volta. E farsi promotori della scienza medica non della fede. Rispondi a Franco

  • Maria P. ha scritto il 30 novembre 2020 alle 08:48 :

    Non si può ridurre la devozione all'Immacolata a semplice attività caritatevole. Rispondi a Maria P.