Viaggio nel terzo settore

Social Lab, il presidente Adriani: "Nove soci ma direzione unica"

Storia del consorzio nato nel 2013, che spazia da innovazione sociale e cultura ai servizi per minori, persone svantaggiate e animali

Attualità
Bitonto mercoledì 02 dicembre 2020
di Mariella Vitucci
L'istituto Maria Cristina di Savoia, sede del Social Lab
L'istituto Maria Cristina di Savoia, sede del Social Lab © BitontoLive.it

“Rapporto tra elementi o forze operanti al conseguimento di uno stesso fine”. In una parola: Sinergia. Questo è il nome della capofila del Social Lab, il consorzio di cooperative sociali nato nel 2013 per fare squadra e crescere. Sul territorio e non solo.

A spiegarlo è Arcangelo Adriani, presidente di Sinergia e Social Lab. Bitontino trapiantato a Monopoli, ha scelto di continuare a lavorare qui aprendo però l’ambito di azione ben oltre i confini cittadini.

La sede operativa è al piano terra del Maria Cristina di Savoia. Lo storico istituto è divenuto incubatore di progetti di respiro locale, nazionale ed europeo. È in queste stanze antiche che vengono pensate, discusse e strutturate idee d’innovazione sociale candidate poi ai bandi di Comune, Regione, Ministeri e Ue.

“La spinta a fondare il consorzio – racconta Adriani – partiva dalla volontà di mettere a sistema il lavoro già avviato da tempo dalle organizzazioni locali del terzo settore, finalizzato all’inclusione sociale, a creare opportunità di occupazione per le persone svantaggiate, ad offrire servizi educativi e culturali, a promuovere attività ricreative e sportive per i minori”.

La prima iniziativa del Social Lab fu Borgobontà, il ristorante pizzeria con ludoteca inaugurato a giugno 2014. “Prendemmo in fitto l’ex Villa Lucia appena fuori città, dietro il vecchio macello. L’obiettivo era mettere su un’impresa che desse opportunità di lavoro a disabili, disoccupati, minori a rischio e già incappati nel circuito penale, ex detenuti e tossicodipendenti. Persone che di solito restano ai margini. L’esperimento d’inclusione sociale riuscì, ma i costi di gestione erano insostenibili. E così, dopo tre stagioni, abbiamo chiuso”, ricorda.

Intanto, nel 2015, partiva il piano Rigenera 167 del Comune di Bitonto, che metteva a bando la gestione di cinque beni pubblici in periferia: Villa Sylos, mercato coperto, Casa della Musica, campetto di via Togliatti e orto sociale. “Ci candidammo, cambiando un po’ l’impostazione del consorzio: per creare un flusso corretto di responsabilità, decisioni e visibilità, ogni socio doveva farsi carico della gestione operativa di un luogo o di un’attività. Nel tempo, poi, si sono inseriti nuovi soci: Ops, La Rosa Blu, il Banco delle Opere di Carità, Ulixes. Ora siamo in nove, e intanto il consorzio ha sviluppato anche altre attività. C’è la cooperativa Polymnia, ad esempio, che ha concluso un contratto privato di fornitura pasti con l’istituto Sacro Cuore, e da tre anni gestisce il servizio mensa”, racconta Arcangelo Adriani.

Ogni socio ha il suo “campo” di azione.

Sinergia si occupa di formazione, informazione, orientamento e consulenza su finanza agevolata, auto impiego, organizzazione e gestione d’azienda, accesso ai finanziamenti pubblici, start up di impresa, cooperazione internazionale per la progettazione sociale.

La Rosa Blu offre servizi di raccolta differenziata, global service, guardiania, manutenzione e allestimenti, impiegando soprattutto soggetti svantaggiati.

Ops è impegnata nella formazione integrale del bambino e della sua famiglia. Promuove il benessere del minore, del suo nucleo e della comunità di appartenenza.

Il Banco delle Opere di Carità, che ha sede nel mercato ortofrutticolo alla periferia di Bitonto, coordina la distribuzione di aiuti alimentari destinati alle persone indigenti. Assegna i viveri dello specifico programma alimentare europeo e quelli donati dai privati ad associazioni benefiche e parrocchie dell'intera provincia di Bari.

Polymnia cura progetti di promozione umana e integrazione sociale attraverso diverse attività, in particolare la gestione di mense aziendali e scolastiche.

Luxes promuove l’integrazione sociale di soggetti svantaggiati mediante percorsi lavorativi, fornendo beni e servizi diversi da quelli sociosanitari ed educativi.

Tasha si occupa di integrazione e reinclusione sociale; gestisce e previene il fenomeno del randagismo a Bitonto e Modugno ed offre servizi di pet shop, toelettatura, taxi dog e ambulatorio veterinario.

Oltre il muro opera con enti pubblici e privati offrendo servizi di pulizia, manutenzione di aree verdi, giardinaggio, custodia e sorveglianza, somministrazione di alimenti e bevande preconfezionati, interventi di formazione professionale per utenza svantaggiata.

Ulixes sviluppa interventi innovativi di educazione ambientale e turismo sostenibile, principalmente per e con i giovani; gestisce le Officine Culturali, il laboratorio urbano di Bitonto dedicato alla creatività giovanile.

“L’obiettivo del Social Lab – spiega Adriani – era quello di mettere a sistema il lavoro di cooperative tra loro diverse e non concorrenziali, ognuna con la sua fisionomia. Un’impresa complessa, perché non parliamo sempre la stessa lingua e in più abbiamo la responsabilità di dover gestire beni pubblici. Altro punto di programma era riuscire a stare sul mercato, non dipendendo esclusivamente dal pubblico per differenziare committenza e attività. Così se un progetto termina, ci sono alternative già aperte o in piedi. Anche questo non facile, ma ci stiamo lavorando”.

Tirando le somme del percorso intrapreso da sette anni, con ragionata pacatezza, il presidente si dice “moderatamente soddisfatto”: ”Il consorzio ha assunto un’articolazione complessa che lo ha certamente arricchito. Il tessuto è cresciuto. Bitonto in verità partiva da una base già forte e consolidata nel sociale, grazie a realtà importanti come la Fondazione Santi Medici, Villa Giovanni XXIII, l’asp Maria Cristina e tanto privato sociale di alto livello. Nel frattempo sono nate realtà nuove, il gruppo si è strutturato meglio e sono cresciuti i singoli soci”.

Guardando al futuro, Arcangelo Adriani sorride dietro la mascherina e confessa: “Se il Social Lab restasse così com’è nei prossimi cinque anni, non sarei contento, ma se guardo a com’eravamo sette anni fa, ne abbiamo fatta di strada”.

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