Chiesto il rinvio a giudizio

Oncologo bitontino arrestato, l'inchiesta si allarga

Ci sarebbero altre vittime del medico 65enne Giuseppe Rizzi, che si faceva consegnare ingenti somme di denaro e utilità per farmaci salvavita che il Servizio Sanitario eroga gratuitamente

Cronaca
Bitonto lunedì 31 maggio 2021
di La Redazione
Uno scatto dell'inchiesta
Uno scatto dell'inchiesta © Carabinieri di Bari

Su Giuseppe Rizzi, l’oncologo 65enne di Bitonto arrestato per concussione aggravata, pende un secondo procedimento penale per abuso d'ufficio relativo alla richiesta di denaro quale corrispettivo non dovuto per prestazioni mediche rese in favore di un altro paziente.

Il medico è agli arresti domiciliari per aver costretto un paziente oncologico con un cancro terminale, poi deceduto, a pagare 900 euro per ogni somministrazione di un farmaco salvavita gratuito (130mila euro in totale, oltre lavori di ristrutturazione nella villa al mare a Palese) tra dicembre 2018 e dicembre 2019, quando era dirigente medico all'Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, dal quale è stato licenziato a marzo scorso.

Per questa vicenda, assistito dall'avvocato Gaetano Sassanelli, Rizzi sarà sottoposto nei prossimi giorni ad interrogatorio di garanzia dinanzi al gip del Tribunale di Bari che ha firmato l'ordinanza d'arresto, Giovanni Anglana.

Il professionista, i concorso con la compagna avvocato Maria Antonietta Sancipriani, avrebbe raggirato un malato terminale di cancro, poi deceduto, facendosi consegnare 136mila euro.

Dagli atti giudiziari emerge la precedente vicenda. Il gip Anglana, motivando le esigenze cautelari, scrive infatti che "Rizzi risulta interessato da altre pendenze per aver posto in essere condotte illecite abusando della sua funzione sempre mentre era in servizio presso l'Irccs Giovanni Paolo II di Bari". Per quel presunto abuso d'ufficio il pm Marcello Quercia, lo stesso che indaga sulla vicenda che ha portato al suo arresto, ha chiesto il rinvio a giudizio del medico.

Giuseppe Rizzi, con la complicità della compagna che metteva a disposizione anche il suo caf per gli incontri “segreti” tra medico e pazienti, non si sarebbe fatto scrupolo di esigere dalle vittime ingenti somme di denaro e utilità, come la ristrutturazione a costo zero della sua villa al mare.  

Secondo il gip "la gravità e le modalità del fatto in contestazione, nonché la personalità deviata dell'indagato, costituiscono inequivocabili indici rivelatori di una programmazione a lungo termine di ulteriori condotte analoghe, da realizzare ai danni di altre persone esposte, in quando gravemente malate, agli istinti predatori" di Rizzi.

 

 

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