Indagine del Tribunale di Potenza

Reati pubblica amministrazione, arresti domiciliari per 3 imprenditori bitontini e ispettore Polizia

Si tratta di Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo oltre che di Michele Scivittaro, in servizio a Taranto

Cronaca
Bitonto martedì 19 maggio 2020
di La Redazione
Procura di Trani
Procura di Trani © AndriaLive

La procura della Repubblica presso il tribunale di Potenza, dopo aver coordinato e diretto complesse investigazioni riguardanti delitti in materia di reati contro la pubblica amministrazione, contro il patrimonio, contro la fede pubblica e contro l’amministrazione della giustizia, nella mattinata odierna – delegando il Nucleo di polizia economico-finanziario di Potenza, la sezione di P.G. Aliquota Guardia di Finanza di Potenza e la squadra mobile della questura di Potenza, che avevano svolto con professionalità le indagini delegate – ha dato esecuzione di misura cautelare personale nei confronti di Capristo Carlo Maria, procuratore della Repubblica di Taranto, Scivittaro Michele, ispettore della Polizia di Stato in servizio presso la questura di Taranto, distaccato presso gli uffici della locale procura, di Mancazzo Giuseppe, Mancazzo Cosimo e Mancazzo Gaetano, imprenditori operanti nella provincia di Bari.

Gli indagati sono stati tutti ritenuti dal giudice delle indagini preliminari di Potenza gravemente indiziati del delitto di cui agli artt. 110, 56-319 quater cp.

Dalle indagini emergeva che i predetti indagati, in concorso e previo accordo fra loro, il Capristo in qualità di procuratore della Repubblica di Taranto (e già procuratore della Repubblica a Trani), lo Scivittaro quale ispettore della Polizia di Stato utilizzato dal Capristo per la materiale esecuzione del reato, i Mancazzo quali imprenditori pugliesi, legati al Capristo, mandanti dell’azione delittuosa, compivano atti idonei diretti in modo non equivoco ad indurre un giovane sostituto procuratore della Repubblica in servizio nella procura di Trani, a perseguire, in sede penale, senza che ne ricorressero i presupposti di fatto e diritto, la persona che loro stessi avevano infondatamente denunciato per usura in loro danno, in modo da ottenere indebitamente i vantaggi economici ed i benefici di legge conseguenti allo status di soggetti usurati.

Il reato non si perfezionava in ragione della ferma opposizione del giovane magistrato di Trani avvicinato per “aggiustare” indebitamente il processo.

Da rimarcare che proprio il giovane PM aveva denunciato i fatti in contestazione e che la sua decisiva collaborazione ha permesso a questo ufficio di sviluppare le indagini sfociate nelle misure cautelari eseguite in data odierna.

La presente vicenda processuale peraltro, dopo la denuncia del giovane pubblico ministero, era stata direttamente trattata dallo stesso procuratore della Repubblica di Trani all’epoca, che aveva chiesto di archiviare la notizia di reato. Di seguito, in ragione dell’infondatezza di tale richiesta, l’indagine veniva avocata dalla procura generale di Bari che la trasmetteva per competenza funzionale a questo ufficio che avviava le investigazioni circa un anno fa.

Inoltre gli indagati Capristo e Scivittaro sono stati ritenuti dal Gip gravemente indiziati anche del delitto di truffa ai danni dello Stato e falso per avere falsificato ideologicamente la documentazione riflettente la presenza, per ragioni lavorative, presso la procura di Taranto dello Scivittaro, che era stato distaccato dalla questura alla procura di Taranto.

Dalle indagini emergeva che lo Scivittaro, con l’avallo del procuratore Capristo, che controfirmava le sue presenze in servizio ed i suoi straordinari mai prestati, anziché lavorare presso la procura o nell’interesse della procura, rimaneva presso il proprio domicilio, o si occupava di adempiere ad incombenze di tipo personale o sbrigava faccende d’interesse di Capristo.

Nei confronti dei cinque soggetti, sopra indicati, è stata applicata la misura cautelare della custodia agli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni.

Sono state svolte le perquisizioni locali e personali presso le abitazioni e i luoghi di lavoro dei suddetti indagati, nonché di altri soggetti ed altro indagato appartenente all’ordine giudiziario, nei cui confronti si procede per abuso di ufficio e favoreggiamento personale.

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