L'intervista

Premio Italia Medievale a Marino Pagano, riconoscimento per vent’anni di ricerca

Lo studioso bitontino ha vinto la categoria Editoria del PIM con il suo libro su Chiara da Montefalco

Cultura
Bitonto domenica 26 settembre 2021
di Mariella Vitucci
Monastero di San Fortunato
Monastero di San Fortunato © Museo di Montefalco

Con il suo libro su Chiara da Montefalco, Marino Pagano ha vinto il Premio Italia Medievale 2021: è risultato primo nella categoria Editoria che comprende scrittori, editori, tipografi, grafici e librerie. Un riconoscimento prestigioso che premia anni di letture, ricerche e studi dedicati al Medioevo. Il Medioevo, l’età di mezzo ancora gravata dallo stigma del buio e della barbarie. Far luce su un’epoca misconosciuta, per pregiudizio e ignoranza, è l’obiettivo di Italia Medievale condiviso appieno dallo scrittore, giornalista e studioso bitontino.     

«Al liceo – ricorda – ancora si studiava il Medioevo come età buia, ma mi è sempre parsa una grande forzatura: addirittura mille anni di decadenza tra classicità greco romana e rinascimento, secondo una visione tardo illuminista semplicistica e mendace, che solo nell’800 ha cominciato ad essere messa in discussione. Il Medioevo abbraccia i secoli delle cattedrali, di Giotto, di Dante, di San Francesco d’Assisi. Definirlo età buia è un insulto alla storia».

A rafforzare le sue convinzioni è stato l’incontro folgorante all’Università di Bari con il professor Raffaele Licinio, per lungo tempo ordinario di Storia medievale alla facoltà di Lettere e filosofia, e autore di decine di pubblicazioni. «Mi ha aiutato a far crollare i pregiudizi attorno al Medioevo con la forza della conoscenza. Mi ha onorato di un’amicizia personale anche molto intima. Non c’è più da oltre tre anni ma lo ricordo con enorme affetto – racconta – e ho voluto dedicare alla sua memoria la vittoria del PIM. È un riconoscimento ai suoi insegnamenti. Da lui ho imparato a mettere sempre in discussione ogni teoria, ad essere critico nel senso positivo del termine».

Nel percorso di studi di Pagano verso la laurea in Storia medievale, con una tesi sul misticismo femminile, c’è stato anche un altro esimio medievalista, il professor Pasquale Corsi.

Il libro su Chiara da Montefalco rappresenta il punto d’arrivo di un innamoramento cominciato più di vent’anni fa, che nel tempo ha prodotto brevi saggi pubblicati sul Bollettino del Santuario di Montefalco. Una delle tesi principali del volume – spiega Pagano – è Chiara come santa “sociale”, attenta alle istanze del mondo esterno nonostante la clausura. «Una monaca medievale con il cuore aperto al mondo. Un’agostiniana con un forte lascito francescano: 40 anni di vita e 20 chilometri la separavano da San Francesco, nella valle spoletana culla del misticismo che parte da Perugia e arriva fino a Terni».

Alla figura di Chiara da Montefalco, vissuta un po’ all’ombra dell’omonimia fondatrice dell’Ordine delle Clarisse, Marino Pagano ha voluto ridare luce come mistica medievale capace di proiettarsi al di là delle grate. Il suo è un libro “laico”, tiene a sottolineare: «Sono credente, ma quando faccio ricerca non seguo la fede o l’ideologia, rispetto il metodo: ricerca e studio delle fonti, cura dell’apparato para testuale. Mi sono abbeverato a tutta la letteratura specialistica attorno a Chiara, e ho provato ad offrirne un profilo nuovo».

L’interesse per il Medievo sacro e per i borghi medievali nasce dal ramo umbro della famiglia Pagano, e trova in Montefalco il suo fulcro. Due sorelle di nonna Rosa sposarono due fratelli montefalchesi venuti a Bari per il servizio militare. All’amatissima nonna è dedicato il libro vincitore del PIM: “A nonna Rosa, perché un giorno mi venne incontro e io avevo in mano le storie di santa Chiara”. E racconta di un giorno in cui, 19enne, saccheggiò la libreria del Monastero di Montefalco con i soldi della nonna, e di come lei lo punzecchiò con una delle sue frasi di spirito.  

Marino parla del suo legame fortissimo con la cittadina umbra. Ogni visita si apre con una tappa al Monastero di San Forunato, luogo d'intensa spiritualità fuori le mura. E racconta del profondo interesse per la spiritualità femminile monastica che ha dato grandi nomi, da Chiara d’Assisi a Chiara di Montefalco a Caterina da Siena patrona d’Italia. «A volte mi sento fuori tempo – ammette – ma mai fuori luogo, perché mi basta tornare in Umbria, alle mie radici, o in Lucania dove nasce un altro ramo della mia famiglia. Sono un cittadino dei borghi. Mi sento italico, aggettivo che preferisco al risorgimentale “italiano”».

A 41 anni, con un premio che aggiunge prestigio al suo curriculum di studioso, Marino Pagano non ha dubbi sul suo futuro:  «L'emozione davvero inaspettata di aver vinto il PIM, vista la presenza in finale con me addirittura di un mostro sacro della ricerca e della divulgazione anche televisiva come Alessandro Barbero, mi fa capire che forse sono sulla buona strada, un cammino continuo di ricerca e tentativi di stupore. Da quella strada non vorrò mai andar via, anche perché, pur andando via, si prenderà soltanto un'altra strada. E la ricerca attraverso i luoghi continuerà, per forza di cose».

Alla ricerca e alla scrittura, si è aggiunto ora l’insegnamento. «Un’esperienza nuova ed emozionante – racconta Pagano – all’istituto Benjamin Franklin di Bitonto. Insegno Geostoria e Cittadinanza e Costituzione, con un’attenzione specifica al portato umano che caratterizza i luoghi».

La sua sensibilità per la storia comincia già alle elementari, con la maestra Lisetta Vacca. «È una passione – spiega – che mi accompagna dalla terza elementare: provare a capire le emozioni di chi è vissuto prima di noi. Una sorta di nostalgia delle epoche non vissute, perché l’uomo non è un elemento neutro, astratto. Dietro i fatti della storia ci sono le emozioni degli uomini».

Direttore responsabile di Studi Bitontini, la rivista del Centro Ricerche di Storia e Arte di Bitonto, Marino Pagano è una firma di Medioevo, Borghi Magazine, E-Polis Bari e PrimoPiano. Curatore della collana “Storia è/e Memoria” per Secop Edizioni, ha in cantiere anche una nuova collana editoriale per Radici future, dedicata al viaggio identitario attraverso i luoghi.

Tornando al Premio Italia Medievale, tiene a precisarne la doppia valenza, pop e scientifica. «La prima e l’ultima fase – spiega – prevedono segnalazioni e voto della giuria popolare, ma la selezione della cinquina finalista è affidata ad una giuria di qualità composta da grandi storici medievalisti e cattedratici, oltre che da membri dell’associazione Italia Medievale che organizza il premio e il Festival medievale di Gubbio».

Un premio doppio, quindi, e una doppia soddisfazione. La cerimonia di consegna avrà luogo il 27 novembre.

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I commenti degli utenti
  • Pino ha scritto il 27 settembre 2021 alle 06:27 :

    Complimenti. Aspettiamo di sentirlo in qualche occasione di cultura che vorrà opportunamente organizzare. Rispondi a Pino