Il nostro "fardello"

Nicola Ragni, intellettuale eclettico da riscoprire

Un testo LB edizioni fa ripensare ai bitontini protagonisti a Bari tra 800 e 900

Cultura
Bitonto giovedì 20 luglio 2017
di Marino Pagano
Lavori di lastricamento su corso Cavour a Bari (fine 800)
Lavori di lastricamento su corso Cavour a Bari (fine 800) © n.c.

Eccoci questo giovedì, nel segno dell’originaria vocazione di questa nostra rubrica, con la riscoperta di qualcosa di storico, letterario, artistico inerente Bitonto e i suoi antichi e più ispirati uomini.

Sempre continueremo ad indagare storie ed eventi afferenti al più generale discorso della cultura cittadina, con le sue risorse, i suoi ritardi, i suoi buoni propositi, le sue soprese.

Tra queste ultime non poteva mancare la felice scelta editoriale di un ricercatore ed esploratore di varie chicche baresi e pugliesi.

Parliamo dell’editore barese Luigi Bramato, animatore delle edizioni LB, dal 2015 attive nel panorama ormai nazionale, considerati i successi di alcuni libri, recensiti con favore dai più prestigiosi quotidiani italiani.

Nel suo lavoro l’editore è supportato, possiamo garantirlo, da un validissimo team, a partire da Valeria Bottalico, sua compagna, ricercatrice e formatrice in accessibilità museale.

Ma di cosa, precisamente, si occupa Bramato e perché ne parliamo anche noi? La casa editrice è specializzata nella riedizione, con accattivante e snella veste grafica, di alcuni piccoli tesori del passato.

Questa volta presentiamo un libro che riguarda un illuminato bitontino da riscoprire: Nicola Ragni Caporizzi, nato a Bitonto nel 1895, avvocato, docente di diritto, scrittore e cultore di stenografia.

Operazioni, quelle della LB, scevre dalla mera e semplice riproposizione compiaciuta di graziose rarità della ricerca che fu.

Se può infatti esistere il piacere di ridonar vita a libelli o pubblicazioni altrimenti sepolte da inclementi e polverose coltri d’oblio, non ci si ferma solo qui. Il progetto è davvero culturale. E cultura significa animare il senso più autentico dello studio e della ricerca stessa che si rinnova.

Cultura è di certo rifiuto di una sterile erudizione da ostentare.

Il volume antico è dunque riproposto come stimolante e paradossalmente innovativo pretesto per ridefinizioni di un passato che continua ad appartenerci.

Ecco allora questo lavoro della LB, “Picciuotto e camorrista. Scene popolari della mala vita barese”, testo a firma del Ragni, datato 1892.

L’opera è legata alla riedizione, a inizio 2017, del fortunato “Il processo del 1891 alla malavita barese” che ha ridato luce, a sua volta, ad un misconosciuto libro dedicato al primo storico processo a Bari contro la criminalità locale, allora in ascesa e paragonabile a forme organizzate come camorra campana e mafia siciliana.

Esattamente un anno dopo questo famoso processo, il nostro Ragni, di formazione anche letterato e giornalista, compose questo piccolo dramma teatrale, opera che sin dal curioso titolo allinea il delinquente barese al siculo “picciuotto” e al partenopeo “camorrista”.

Il testo, ambientato fra il porto e Bari vecchia, presenta la difficile storia d’amore tra Concetta e Coletta (singolare diminutivo di Nicola), impervia perché violentemente ostacolata da Gennaro, capo della mala, innamorato possessivamente di Concetta.

Anche Coletta ha un passato difficile. Finirà in dramma.

Il mondo è così fatto che condannato una volta si è condannati per sempre e non c’è che un solo conforto, quello di morire pentito e ottenere il perdono del Signore”. Ecco un passo simbolico dell’opera.

Una storia benissimo scritta, da riconsiderare per qualche rappresentazione teatrale.

Ancora qualche informazione storica, intanto, sull’autore e sulla scena culturale del momento. Ragni può legarsi, guardando ad altre influenti biografie di quegli anni, ad una nutrita genia di colti uomini della provincia, appartenenti a famiglie benestanti dell’area interna, che però operavano a Bari o che alla storia di Bari si interessavano (un nome su tutti: il cassanese Armando Perotti, prefatore dello scritto di Ragni), una Bari che andava riscoprendo la sua radice mercantile e borghese e che cercava, attraverso le arti e il teatro, si pensi al ruolo del Petruzzelli, di darsi un tono culturale.

In questa dimensione, Ragni non fu l’unico bitontino ad emergere nel capoluogo. Degne di nota, infatti, figure tra loro diverse ma, in più occasioni e circostanze, assai incidenti sulla piazza culturale barese.

In primis l’ingegnere Angelo Cicciomessere (poi Messeni, figurato in un testo teatrale di Nicola Saponaro, ne riparleremo), progettista e costruttore del Petruzzelli stesso, ma anche il sindaco di Bari Giuseppe Capruzzi, nato a Bitonto a metà 800, così come autorevole fu suo figlio Vincenzo, avvocato, storico e tragediografo.

Impossibile non citare anche il giornalista e critico musicale Giovanni Capaldi, nome agli albori della storia del conservatorio di Bari.

Ineludibile grande personaggio infine, scorrendo gli anni, il musicista e compositore Pasquale La Rotella, direttore della Schola Cantorum di Bari e, per lunghi anni, di casa al Petruzzelli.

Nicola Ragni, cui fu unito il cognome Caporizzi dalla madre, appartiene ad una famiglia che ha donato altri illustri concittadini alla nostra storia, in più epoche. Tra questi, ricordiamo il letterato Francesco, grande umanista, nel 1932 trasferitosi a Roma e poi distintosi in tanti licei come preside e docente, in seguito chiamato direttamente da Alcide De Gasperi alla segreteria della Presidenza del Consiglio.

Figlio di Francesco fu il generale Andrea, classe 1920, comandante della Scuola allievi ufficiali dei Carabinieri a Roma, tragicamente scomparso nel 1975, con la moglie Lina (discendente dei lucani Lacava, famiglia che annovera Pietro, più volte ministro nel XIX secolo), in un incidente stradale.

Al suo nome, con toccante cerimonia nel 2005, fu intitolata la nostra stazione dei Carabinieri di via Planelli, alla presenza del figlio Marco, docente alla facoltà di Agraria di Bari.

Sia a Francesco che ad Andrea sono inoltre dedicate due vie cittadine.

In guerra, come carabiniere, Andrea è stato in Russia, al seguito dell’armata che doveva sferrare l’offensiva del Don e del Volga, poi in Grecia dove fu arrestato dai tedeschi e deportato nel campo di prigionia di Vontalag, in Germania. Acquisiamo queste notizie da un articolo di Mimmo Larovere, apparso su Primo piano, agosto-settembre 2005.

Finita la guerra, decorato di medaglia d’oro, fu poi protagonista in Sardegna nei drammatici anni della lotta al banditismo.

Una famiglia, in sintesi, attiva su più fronti.

Cultura, ricerca, diritto, forze dell’ordine, momenti bellici. In una parola, una famiglia nella storia.

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I commenti degli utenti
  • Leonardi Carlo ha scritto il 19 marzo 2019 alle 14:13 :

    Ho avuto il privilegio di conoscere questa famiglia dove mia madre prestava servizio a Roma.Persone incantevoli .La signora Lina mi abbracciava quando mia mamma andava a stirare qualche giorno alla settimana.Il generale era bellissimo e i due figli Marco e Maria Romano mi insegnarono ad andare in bicicletta nel loro cortile fiorito.A distanza di anni ho saputo quello che non doveva succedere loro tramite il Fratello Nicola.Ma purtroppo erano anni che vivevo a Torino.Adesso ho voluto un po 'cercare.Ho un grande Ricordo di tutta la famiglia..Ciao Rispondi a Leonardi Carlo