Storie del medico molfettese

Nuovo appuntamento con BiBook, Felice Spaccavento presenta 'Io medico. Storie di ordinaria sanità'

L’evento si terrà sabato alle 19 nella Cartoleria del Corso

Cultura
Bitonto martedì 12 marzo 2019
di La Redazione
'Io medico', libro di Felice Spaccavento in 'BiBook'
'Io medico', libro di Felice Spaccavento in 'BiBook' © n.c.

Nuovo appuntamento con BiBook, la rassegna del da Bitonto che intende riaccendere l’amore per la lettura.

Sabato 16 marzo alle 19 sarà ospite della Cartoleria del Corso (Corso Vittorio Emanuele, 15) Felice Spaccavento. Il medico molfettese presenterà al pubblico bitontino il suo “Io medico. Storie di ordinaria sanità”.

Il libro, in grado di cambiare la vita, è il diario bellissimo e sconvolgente di un medico in prima linea tra la vita e la morte. Il medico che tutti vorrebbero incontrare apre le porte della sua anima, in tutte le sue sfaccettature. La guerra alla morte e alle malattie, la famiglia, gli amori, le emozioni, i successi, le sconfitte. Ma anche il privato, la musica, il tormento tra ateismo e voglia di fede, i momenti di leggerezza, le foto di famiglia di un uomo fin troppo vero, attuale, pieno.

Dialogherà con l’autore, la giornalista Viviana Minervini. Introduce Mario Albrizio. Alcuni passi del libro saranno letti da Antonio Mazzone e Ergerta Cuko. BiBook è una manifestazione organizzata dal da Bitonto, in collaborazione con la Cartoleria del Corso. Media partner Radio Doppio Zero.

Nota sull’autore

Felice Spaccavento, 47 anni, padre di David, Lea e Luca, marito di Lavinia. Musicista per passione e medico per Vocazione. Anestesista rianimatore, istruttore di Emergenza urgenza, formatore clinico in Terapia del dolore e Cure palliative. Medico prescrittore della cannabis terapeutica. Cresce nella Molfetta di don Tonino Bello, riferimento e amico, con cui collabora musicando alcune delle sue poesie, e di cui diventa, da laico, un fervente sostenitore, abbracciando la filosofia della “Convivialità delle differenze”. Fondatore del Progetto Ospedale Unico per dare risposta adeguata alle esigenze ed emergenze sanitarie dei 200 mila abitanti del vasto territorio a nord di Bari, è il volto di una medicina umana, attenta all’empatia e al dialogo col paziente, visto come unità psicofisica complessa e non solo come macchina biologica. È quella che lui chiama “la medicina delle carezze”.

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