L’idea innovativa di Silvia Cariello

"Starnuto Nolente", visioni in musica sulla terrazza di Cultura Panoramica

Ieri sera la performance live del duo terlizzese, che unisce i suoni di contrabbasso e strumenti inusuali ad una singolare rappresentazione teatrale

Cultura
Bitonto lunedì 01 luglio 2019
di Mariella Vitucci
Gli
Gli "Starnuto Nolente" sulla terrazza di Silvia Cariello © Massimiliano Robles

Stelle, musica, vino e una terrazza con vista su Lama Balice, dove i rumori della città giungono ovattati: una serata di fine giugno perfetta ha fatto da sfondo all’evento di ieri del ciclo Cultura Panoramica. Una location privata, a Bitonto, che si apre al pubblico con un’offerta che abbraccia musica, cinema e benessere a 360 gradi: l’idea innovativa di Silvia Cariello, padrona di casa e promoter culturale, piace.

In lontananza rumori di traffico e luci. Sullo sfondo la sagoma rosso scuro del Maria Cristina. Nel giardino pensile un mix generazionale, intrigato dal duo ospite della serata, Starnuto Nolente. Nome originale per la formazione dei terlizzesi Luca Tomasicchio (contrabbasso) e Nicolò Celine (performer teatrale). Le note dello strumento, padrone della scena, fanno da spartito alle parole intercalate da suoni dirompenti e inattesi. Nelle rime ardite, falso e vero si abbracciano e si scontrano, la narrazione cuce insieme frammenti di vissuto, ricordi sfocati, lampi d’immaginario, brani di “Gigi” Pirandello e “Arturo” Rimbaud, visioni, riflessioni.

Il ritmo è scandito dal contrabbasso suonato, accarezzato, percosso e quasi scosso in una stupefacente molteplicità di suoni. Poi d’improvviso il rumore crudele di una lamina di alluminio, come spada, fende l’aria calda della sera e si fa musica nelle mani dell’artista. Una tinozza diventa grancassa e megafono, il vetro di bottiglie e bicchieri produce vibrazioni nuove, la voce è essa stessa strumento. Sussurra, scandisce ed urla rime ipnotiche, magicamente fuse con i suoni.

I testi tracciano il sentiero di un viaggio reale e onirico, sospeso fra introspezione e analisi, paesaggi sconfinati e scenari urbani, ossimori (luce scura, cieco vedere, libertà e appartenere), metafore ardite (la spugna a retina di un sole che smacchia il blu della notte).

La performance di Starnuto Nolente, irrituale e visionaria, rapisce e percuote lo spirito, trascinando in un’esplorazione che trasforma il giardino pensile in un luogo sospeso, avvolto nel buio della sera, cullato da musiche e parole sconosciute e suadenti. Ed è magia.

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