L’intervista - parte I

Polisportivo Rossiello, Nacci: «Impianto mai autorizzato alla presenza di pubblico»

Sopralluogo con l’assessore allo Sport, che si difende dalle accuse del consigliere di opposizione e si sfoga: «Impianti sportivi fanalino di coda per l’Ufficio Lavori Pubblici»

Politica
Bitonto martedì 16 novembre 2021
di Mariella Vitucci
Il bagno per il pubblico al polisportivo Rossiello
Il bagno per il pubblico al polisportivo Rossiello © BitontoLive.it

La replica a Franco Natilla dà la stura al vaso di Pandora sulla situazione degli impianti sportivi comunali. Incontriamo Domenico Nacci per un sopralluogo al polisportivo Nicola Rossiello. «Non sono i bagni a servizio del pubblico quelli fotografati da Natilla – precisa subito – ma gli spogliatoi dell’infermeria, che sono chiusi al pubblico e utilizzati solo da allenatori e arbitri».

In effetti, la presa di corrente divelta sotto un banco con le gambe dipinte di giallo, fotografata e pubblicata dal consigliere Natilla nella sua denuncia, non si trova nei bagni a servizio della tribuna, ospitati in un corpo di fabbrica a parte e chiusi al pubblico.

Tutto sembra chiarito, dunque, nel giro di pochi minuti. E invece no, perché di sassolini nella scarpa, l’assessore allo Sport e al Bilancio, in nove anni e mezzo ne ha accumulati un mucchio, e decide di tirarli fuori. Uno per uno. «Sono stanco di prendere mazzate, stanco di dovermi assumere la responsabilità di ritardi o inadempienze di altri».

Chi sono questi altri?

«Non ho problemi a dirlo: l’Ufficio Lavori pubblici. L’impiantistica sportiva non è una priorità. È vero che l’ufficio è sotto organico e ha solo cinque-sei unità (l’ingegnere responsabile, altri due ingegneri di cui uno dedicato anche all’Ufficio Ambiente, un geometra e un amministrativo), ma lo sport non può essere sempre il fanalino di coda».

Quindi è l’Ufficio Lavori pubblici che deve autorizzare anche piccoli interventi come la sostituzione di una presa di corrente?     

«Esattamente. Non abbiamo una multiservizi che possa intervenire, e ogni volta va fatta una procedura di gara che necessita di una determina e di un affidamento di spesa. E così possono passare mesi, se non anni, anche per sostituire una presa rotta che costerebbe 2 euro e 5 minuti di lavoro. Ecco perché tante volte provvedo di tasca mia, e la manodopera la presta il custode. Io cambio i canestri qui, metto le protezioni, a spese mie. Ci sono le fatture che attestano quello che dico, perché se avessi dovuto aspettare i tempi biblici della burocrazia, avremmo mantenuto gli impianti peggio di come stanno».

E chiama a testimone il custode che ci accompagna nel sopralluogo. È una presenza fissa al polisportivo Rossiello da ottobre, da quando l’impianto è stato riaperto e affidato in custodia alla cooperativa La Rosa Blu in estensione di un bando già vinto per la guardiania dei parchi pubblici e del PalaBorsellino. «L’abbiamo fatto in estensione del quinto d’obbligo – spiega Nacci – altrimenti avremmo dovuto fare un’altra gara e perdere altro tempo, col rischio che, in assenza di custodia, fosse deturpato l’immobile, com’è successo per tanti impianti».

Questa struttura è a servizio delle società sportive?

«Sì. Ce ne sono tre di running, una di rugby, tre di calcio tra cui la prima squadra con la squadra juniores e tutto il settore giovanile, la polisportiva Bellavista e l’Olimpia Bitonto e ospitiamo, solo per le gare casalinghe, una squadra di Palo ed una di Giovinazzo. E poi vengono ad allenarsi qui gli arbitri della sezione di Molfetta».

Quali lavori di ristrutturazione sono stati eseguiti per consentire la riapertura del polisportivo?

«Abbiamo ripristinato gli intonaci esterni e parte del soffitto che era pieno di muffa. Abbiamo rifatto in parte la guaina del lastrico, dove c’erano perdite da rattoppare. Ora ci sono quattro spogliatoi a servizio delle associazioni sportive, abbiamo rimesso a nuovo docce e wc, abbiamo sostituito le porte dei bagni. C’erano orinatoi che non hanno funzionato per vent’anni. Ho dovuto lottare per tinteggiare i muri esterni, e aspetto da mesi che ci diano tre-quattro secchi di vernice per poter completare il lavoro».

Ma perché la struttura non può essere aperta al pubblico, nonostante la ristrutturazione effettuata?

«L’intoppo più grosso è che proprio i lavori di ristrutturazione hanno determinato l’inagibilità della struttura al pubblico spettacolo. Il problema è a monte, in realtà: quando fu realizzato, nel 1992, il polisportivo nacque senza tribuna, non era prevista la presenza del pubblico. Nei primi anni 2000, quando fu rifatto il manto in terra battuta, fu creata una tribunetta in cemento a piano strada, per cui l’unico gradino da cui si vede il campo è il quinto (ma questa è un’altra storia…). E però nessuno chiuse il cerchio dell’agibilità al pubblico spettacolo, perché nel momento in cui fu inserito un corpo tribuna insieme all’annesso corpo bagni a servizio del pubblico, sarebbe dovuta scattare la convocazione della Commissione di Vigilanza di pubblico spettacolo per rendere la struttura agibile all’attività sportiva con pubblico. Non è mai stato fatto».

E perché non l’ha fatto lei?

«Perché è una struttura che non aveva senso rendere agibile prima, visto che era priva di ogni certificazione, che abbiamo ripreso e ottenuto per poter partecipare alla gara che poi ha consentito di rifare il manto in erba sintetica. Quindi in teoria adesso abbiamo le certificazioni in regola».

Perché dice in teoria?

«Perché ce le abbiamo lì, accatastate. Ho chiesto al segretario generale dieci giorni fa di sollecitare in maniera formale la convocazione della Commissione di Vigilanza per il pubblico spettacolo, perché il problema della inutilizzabilità della struttura non è il bagno a servizio degli spettatori – come dice Natilla – perché un lavandino o una presa rotti li avrei sostituiti a mie spese. Ma che senso ha, se poi non posso fare entrare il pubblico?».

Ma da chi è composta questa Commissione di Vigilanza?

«È comunale: è presieduta dal sindaco o da un suo delegato, sono presenti il Comando di Polizia locale, l’Ufficio Tecnico, i Vigili del Fuoco e la Asl».

E quindi qual è l’impedimento a convocarla?

«Lo chiedo io ad alta voce: qual è l’interesse a non convocarla? Distruggere politicamente una persona che da nove anni e mezzo fa battaglie sugli impianti sportivi? Quando c’è un problema da risolvere, quando c’è da spingere gli uffici, prevalgono altre priorità e sono solo. C’è un funzionario che minaccia sistematicamente di interrompere le procedure su altri interventi pubblici in corso, e quelli sugli impianti sportivi slittano sempre…».

Ma gli uffici non rispondono agli indirizzi della politica?

«Sì, ma non rispondono a me».

Se dovesse essere convocata la Commissione comunale di Vigilanza, in quanto tempo verrebbe reso agibile al pubblico questo impianto?

«Con i documenti tutti a norma, in dieci giorni».

Poi l’assessore Nacci torna al casus belli: le accuse di Franco Natilla, mosse nei suoi confronti come consigliere di opposizione e come presidente della Commissione di Controllo e Garanzia: «A Natilla dico, se vuoi fare una battaglia pro associazioni, non farla contro Domenico Nacci, che oggi c’è e tra sei mesi non ci sarà sicuramente più. Vorrei aggiungere che ho un funzionario all’Ufficio Sport, in condivisione con i Servizi sociali, quindi mezzo funzionario. E per l’impiantistica sportiva sono assegnato al Servizio Lavori pubblici, senza un dipendente dedicato. Senza soldati si può andare alla guerra?».

FINE PRIMA PARTE. DOMANI LA SECONDA.

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