La nota

Pd Bitonto: "Non accettiamo da nessuno lezioni di trasparenza nelle relazioni con casse pubbliche"

Il partito di sinistra, che attualmente ancora occupa la "Pescara" pagando un canone, interviene nella querelle scatenata da altri schieramenti politici cittadini

Politica
Bitonto lunedì 10 agosto 2020
di La Redazione
La sede Pd di Bitonto
La sede Pd di Bitonto © BitontoLive.it

Riceviamo e pubblichiamo la nota a firma del Partito Democratico Bitonto:

"È certamente un’ottima notizia per la comunità bitontina che la sezione locale del partito personale del leader delle destre italiane sia così a corto di argomenti di propaganda elettorale da doversi dedicare allo sgombero del Circolo Pd dalla sua sede storica. Evidentemente, in mancanza di false emergenze di migranti su cui soffiare, è sulla cara vecchia demagogia contro l’unica forza politica che, nel bene e nel male, condivide la storia di questa città da sempre, e non si manifesta solo nell’imminenza di una campagna elettorale, che conviene puntare. E sia.
Che ci fa ancora il PD nella “Pescara”? – si chiede. La risposta è semplice: attende le determinazioni che l’Amministrazione Comunale vorrà prendere in merito.


Professando autenticamente una cultura democratica, mai abbiamo messo in discussione che a prevalere sull’interesse privato – quand’anche questo “privato” sia un’associazione politica di rilievo costituzionale, non a scopo di lucro, storicamente e simbolicamente legata alla sua sede – debba essere l’interesse della collettività. Mai. Per questo motivo non siamo intervenuti pubblicamente contro la finalità di una procedura amministrativa – pur molto discutibile dal punto di vista tecnico, oltre che nel merito – tesa ad una “valorizzazione” dell’immobile comunale che oggi ci ospita. Perché se le casse pubbliche – e dunque la collettività bitontina – fossero riuscite a guadagnare significative risorse da un bando pubblico, rispetto all’attuale canone versato dal PD, i primi a gioirne saremmo dovuti essere noi, in quanto difensori dell’interesse pubblico.


Purtroppo, dopo due aste andate deserte, oggi anche il mercato conferma che evidentemente le aspettative di monetizzazione della struttura comunale erano spropositate. E che dovrà essere dunque la Giunta ad esprimere un nuovo indirizzo politico per “valorizzare” la Pescara – provando a ricordare, forse, alcuni fondamentali economici chiariti due secoli fa da Karl Marx: che il “valore d’uso” non corrisponde al “valore di scambio”, né quest’ultimo banalmente al “prezzo”.
Attendendo, rispettosamente e senza ingerenze, che questo iter amministrativo sia completato – ci auguriamo il più rapidamente possibile – teniamo semplicemente a ribadire che il Circolo democratico di Bitonto ha sempre versato e ancora oggi continua regolarmente a versare al Comune di Bitonto il canone pattuito con regolare contratto (oggi purtroppo cessato).

A tale impegno economico, sostenuto con un non lieve sforzo di autotassazione ordinaria e straordinaria dei tesserati, che ha assicurato all’ente locale un flusso costante e garantito di introiti, si è accompagnata negli anni un’azione di presidio culturale, animazione sociale e manutenzione ordinaria del bene – particolare, questo, che troppo spesso dimentica chi oggi pontifica sulla valorizzazione della “Pescara”.
Su questi ultimi punti i democratici bitontini, per rispetto ai tanti che nei decenni si sono profusi per il Partito e la sua sede, non possono consentire insinuazioni o illazioni di sorta. E fa sorridere che a questo canto stonato si unisca la voce dei compagni della sezione locale di Sinistra Italiana, che dovrebbero saper apprezzare il lavoro dei circoli di partito, tutelando tesserati che per decenni hanno contribuito anche materialmente ai bisogni della Sede.

Se l’Amministrazione Comunale riterrà di poter garantire una soluzione alternativa di valorizzazione del bene in oggetto, più redditizia ma anche più qualificante sul piano culturale, storico, sociale, non sarà certo il PD a mettersi di traverso. Ma non accettiamo lezioni di trasparenza nelle relazioni con le casse pubbliche da nessuno, specie da rappresentanti di un partito che ha rubato allo Stato quasi 50 milioni di euro".

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