Ricaricare il futuro

Servono infrastrutture per la ricarica: è un segnale che dobbiamo dare tutti i cittadini con l’acquisto di nuove autovetture elettriche per creare una nuova svolta sostenibile

Legambiente Corato Il cigno verde
Bitonto - venerdì 13 novembre 2020
Ricaricare il futuro
Ricaricare il futuro © n.c.

I mezzi e i veicoli a motore stanno vivendo una graduale trasformazione nella ristrutturazione e sostituzione tecnologica dei propulsori. In modo particolare, gradualmente l’auto elettrica si sta lentamente diffondendo nonostante il costo per l’acquisto più alto rispetto agli autoveicoli a motore termico.

Infatti, i costruttori stanno cercando di gestirsi in un momento storico nel quale ci sono sfide su più fronti: il Covid-19, che con le positività e i lockdown hanno ridotto sensibilmente le vendite; le regole sulle emissioni inquinanti, costringe a forzare i tempi industriali per nuove vetture sempre più ecologiche; e la Brexit, che è ancora un grande punto interrogativo con una situazione incerta per la situazione.

Tuttavia, l’acquisto di un’auto elettrica oggi comporta un notevole risparmio sul carburante, ma ciò che non è che chiaro a tutti è la diffusione e la spesa relativa all’uso delle colonnine elettriche per ricaricare i veicoli di nuova generazione. La ricarica per un auto elettrica può comportare una spesa più o meno alta a seconda della modalità attraverso cui viene effettuata, che si può differenziare in due tipologie, quella privata o domestica e quella pubblica, da eseguire dunque fuori casa in apposite aree adibite ad ospitare colonnine elettriche.

Sicuramente un mezzo per la diffusione di questi veicoli sono necessari più colonnine distribuite nei luoghi più disparati in possibilità di centri commerciali, su strade principali ….

Con il "decreto Semplificazioni" licenziato in via definitiva da Montecitorio, le colonnine accessibili al pubblico, al momento solo 7.400 in tutta Italia, dovrebbero infatti diventare circa 60 mila. A imprimere la svolta sarà l’obbligo rivolto ai Comuni di regolamentare ‘’con propri provvedimenti’’, entro 6 mesi dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, “l’installazione, la realizzazione e la gestione delle infrastrutture”, per avere “almeno un punto di ricarica ogni mille abitanti”. In Comuni di media grandezze vorrebbe dire avere dalle 50 alle 100 colonnine di ricarica e in tutta Italia, considerando una popolazione di circa 60 milioni di persone, fanno almeno 60 mila colonnine, contro il limite minimo di 10 mila infrastrutture stabilito dalle norme attuali.

La disposizione disciplina anche l’abolizione delle procedure burocratiche di autorizzazione e la possibilità di veder ridotto o azzerato il canone per l’occupazione del suolo pubblico se l'energia erogata sarà di provenienza certificata da fonti rinnovabili. In ogni caso, l’onere sarà calcolato solo sullo spazio occupato materialmente dalla colonnina, senza calcolare l’area degli stalli. Tali colonnine dovranno inoltre essere accessibili in modo non discriminatorio, per favorire l'accesso alla ricarica anche ai diversamente abili. Un altro tassello importante per la crescita della mobilità elettrica è il taglio delle tariffe per la ricarica contenuto del decreto Semplificazioni. Nonostante le incertezze espresse da Arera -l’Autorità per l'Energia- prima dell’estate, infatti, il testo prevede che sia la stessa Authority, entro 180 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, a definire ‘’tariffe per la fornitura dell’energia elettrica destinata alla ricarica dei veicoli, applicabili ai punti di prelievo in ambito privato e agli operatori del servizio di ricarica in ambito pubblico ’’, che siano tali da “assicurare un costo dell’energia elettrica non superiore a quello previsto per i clienti domestici residenti.

Si tratta di una svolta importante per coloro che non hanno la possibilità di ricaricare l’auto da casa, visto che ad oggi una semplice colonnina in corrente alternata eroga energia al costo di circa 40 centesimi per kWh, ovvero il doppio del costo di un contratto domestico. C’è anche una norma volta a scoraggiare i maleducati che occupano per ore il punto di ricarica. In caso di sosta a seguito del completamento della ricarica, possano essere applicate tariffe mirate a disincentivare l’impegno della stazione di ricarica oltre un periodo massimo di un’ora dal termine del “pieno”. Tale limite temporale non si applica tuttavia dalle 23 alle 7 del mattino, ad eccezione dei punti di ricarica con potenza superiore a 22 kW. Novità sono previste anche per la ricarica in autostrada: tutte le concessioni autostradali che verranno rilasciate dall’entrata in vigore del testo, dovranno prevedere le dotazioni di colonnine nelle aree di servizio. Rimane però un vuoto da colmare: il provvedimento non fissa degli standard minimi e chi viaggia in autostrada sa bene quanto sia importante la potenza e quindi il tempo di ricarica.

Servono infrastrutture per la ricarica: è un segnale che dobbiamo dare tutti i cittadini con l’acquisto di nuove autovetture elettriche per creare una nuova svolta sostenibile.

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