Brazilian Jiu-Jitsu

Argento e bronzo per il Team KoiFit ai Mondiali di Abu Dhabi

Sul podio, nelle rispettive categorie, il barese di origini bitontine Nicola Milone e il molfettese Francesco Mininni

Altri Sport
Bitonto domenica 21 novembre 2021
di Mariella Vitucci
Nicola Milone, argento ai Mondiali di BJJ di Abu Dhabi 2021
Nicola Milone, argento ai Mondiali di BJJ di Abu Dhabi 2021 © Koifit Bitonto

Il Team KoiFit di brazilian jiu-jitsu torna da Abu Dhabi con un argento e un bronzo, conquistati da due atleti che si allenano nella palestra bitontina di Nicola Lomangino e soci. Sono Nicola Milone, 49 anni, barese di origini bitontine, argento nella master 4 cintura blu, e Francesco Mininni, 40 anni, di Molfetta, bronzo nella master 2 cintura marrone.

I Mondiali di BJJ negli Emirati Arabi sono stati un banco di prova straordinario per gli atleti del team bitontino: quaranta in tutto, fra cui quattro donne, allenati da Lomangino con la supervisione tecnica del maestro cintura nera Rodrigo Silva. Brasiliano, 41 anni, dal 2007 è spesso in Puglia per portare la sua esperienza al servizio degli atleti che hanno abbracciato il BJJ come sport e filosofia di vita. Alla KoiFit è ormai di casa, e i suoi insegnamenti sono preziosi per affinare la preparazione fisica e mentale alle gare.

La peculiarità del jiu-jitsu brasiliano è la lotta a terra: la disciplina insegna come una persona più piccola e debole possa difendersi con successo da un assalitore più grande e forte, portando lo scontro al suolo. Trasferire il combattimento a terra riduce di molto le eventuali differenze di peso tra i due contendenti, mettendoli sullo stesso piano. L’allenamento, basato su una sequenza di movimenti, trova il suo completamento nel confronto con un avversario non collaborativo. “Solo andando in acqua impari a nuotare, ed è così nel BJJ: facendo solo movimenti in aria non impari a lottare, devi sperimentare con un avversario le tecniche che hai imparato”, spiega il maestro Silva. E aggiunge: “L’allenamento di jiu-jitsu brasiliano è una prova di intelligenza prima che di forza, è una sfida con se stessi”.

Nicola Milone fa sport da combattimento da quando aveva 5 anni. È stato maestro di full contact e cintura nera di kickboxing. Poi ha cominciato a fare crossfit con Nicola Lomangio alla KoiFit e ha provato il brazilian jiu-jitsu. “Una folgorazione”, confessa.

Lui, tecnico subacqueo, da 25 anni lavora tra Africa e Golfo Persico sulle piattaforme petrolifere ed eoliche off-shore. “Provengo dalla Marina Militare – racconta – poi ho trasformato i brevetti da militari a civili in Scozia, dove sono rimasto a studiare per due mesi”.

Cittadino del mondo, Milone è nato a Bitonto, da madre bitontina e papà barese. “Mi sono trasferito a Roma quand’ero piccolissimo – ricorda – e ho vissuto lì fino alla seconda elementare, poi la mia famiglia si è trasferita a Santo Spirito, che resta la mia base. Ma sono molto legato anche a Bitonto”.

A Santo Spirito, la marina dei bitontini, Milone ha anche aperto una birreria insieme ad una socia, e da qualche anno – dice – cerca di fermarsi il più possibile. La sua vita è scandita così: 60-70 giorni all’estero e poi un mesetto a casa.

“Nel jiu-jitsu – spiega – si entra con difficoltà: le tecniche non sono semplici ma con l’impegno e il sacrificio arrivano i progressi ed entra in gioco la voglia di migliorarsi. È una lotta mentale prima che fisica, per primeggiare ma non per far male: è come una partita a scacchi, dove vince chi sbaglia meno. Io ho insegnato full contact tra Santo Spirito e Bitonto. Prima di tutto per me viene il rispetto. Sono convinto che non ci siano cattivi allievi ma cattivi maestri. La violenza è qualcosa che si trasmette e che si assorbe, e per me è bandita. Dopo aver vinto un avversario non gli giro le spalle ma gli stringo la mano”.

“Ad Abu Dhabi – racconta – ho visto ragazzi piangere di gioia o di amarezza, per aver vinto o perso una medaglia che per loro valeva un biglietto per cambiare vita. Ragazzi dal Perù, dall’Argentina, da ogni parte del mondo, che hanno messo da parte i soldi per arrivare ad Abu Dhabi e giocarsela con gli atleti più forti in assoluto. È quello che ho voluto fare anch’io, per misurarmi con avversari di primo livello e vedere fin dove posso arrivare e dove c’è da lavorare. A mente fredda, so di aver perso la finale perché mi sono fatto prendere dall’emozione. Lavorerò per superare questo limite”.

Quello del BJJ – assicura – è un bell’ambiente, pulito e salutare, che insegna disciplina e rigore.

In semifinale il suo avversario era un kazako; in finale un russo che ha battuto per 9-0. “Ma dopo la gara ci si abbraccia, anche se si parlano lingue diverse. Nessuno s’impettisce. All’AJP di Roma, un mese fa, sono arrivato primo nella mia categoria, ma ogni vittoria non è un traguardo. Lì ho conosciuto un cintura viola di 59 anni, pieno di voglia di combattere, e ho pensato che ho ancora almeno dieci anni di BJJ davanti a me!”.

All’Abu Dhabi World Professional Jiu-Jitsu Championship, massima competizione mondiale, dal 14 al 19 novembre hanno gareggiato 4mila lottatori da tutto il mondo. Unici dalla Puglia, gli atleti del Team KoiFit.

Anche Francesco Mininni ci racconta la sua esperienza. Per lui è stata la quarta partecipazione ai Mondiali negli Emirati Arabi: prima nel 2018, poi nel 2019, e all’inizio di quest’anno (l’appuntamento di novembre 2020 è slittato per Covid) la vittoria dell’oro nella sua categoria.

“Il BJJ è una vera passione. Ti spinge a superare i tuoi limiti, quando raggiungi un obiettivo ti spingi sempre avanti. L’obiettivo è sottomettere l’avversario, e il combattimento può durare cinque minuti se finisce ai punti ma anche solo dieci secondi. Non si combatte per far male – spiega – ma la regola è il rispetto e sono vietate le tecniche scorrette. Mi sono avvicinato a questo sport con anima e corpo. Fin dall’età di 6-7 anni ho fatto lotta libera, judo… ma quello che dà il BJJ è diverso, perché si può cominciare a qualsiasi età e si può progredire sempre. Insegna un approccio nuovo alla lotta. Noia e monotonia non esistono. Mi alleno tutti i giorni e non mi pesa. Il brazilian jiu-jitsu richiede disciplina, uno stile di vita corretto, dal sonno all’alimentazione. E poi mi permette di viaggiare in tutto il mondo, da Las Vegas alla Russia”. Un “lusso” che Francesco può permettersi lavorando in proprio, nell’azienda edile di famiglia.

Questa volta ad Abu Dhabi è salito sul terzo gradino del podio, dopo aver battuto un avversario azero e poi un russo. “Ho perso con un marocchino, però gli ho dato filo da torcere. Ma dopo la gara non ci sono spintoni né offese, ci si abbraccia”.

Del maestro Silva dice: “La sua esperienza per noi è pane, ci dà la carica mentale perché tutto in questo sport parte dalla testa, dall’autostima. Mi ha aiutato a superare gli infortuni, lo conosco da diversi anni ormai e siamo quasi fratelli”.

Intanto, il Team KoiFit guarda avanti. “Saremo in gara a Milano fra due settimane, a Barcellona prima di Natale e poi a Lisbona a febbraio per l’Europeo”, annuncia Nicola Lomangino.

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